Al festival della vita nascente

Cosa si nasconde dietro la proposta di legge per istituire la “Giornata della vita nascente”.

Maria Mantello

Nel 2009 ci si erano messi in tre: Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliarello e Laura Bianconi a presentare in Senato uno stupefacente disegno di legge, che a ogni legislatura Gasparri ripresenta. In nostalgia (forse) del codice Rocco, quando l’aborto era equiparato all’omicidio.

Il colpo di mano (tesa?) ha per oggetto la modifica del vigente articolo 1 del Codice civile in materia di riconoscimento di personalità giuridica: non più legata alla nascita, ma al momento del concepimento. Progetto sempre caduto nel vuoto, perché mai neppure calendarizzato.

Gasparri però insiste. E alla prima seduta (13 ottobre) di questa “nuova” fiammeggiante XIX legislatura ha ritentato l’avventura.

Preoccupandosi anche di ridare vigore alla sua precedente proposta di legge per istituire la “Giornata della vita nascente” (DDL n. 2126) nella quale «lo Stato, le regioni e gli enti locali organizzano o promuovono manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri, momenti comuni di informazione e di riflessione, anche nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di diffondere informazioni sulla gestazione, sulle comunicazione e interazione relazionale precoci tra madre e figlio, sulle cure da prestare al nascituro e alla donna in stato di gravidanza». «Alle iniziative – recita sempre il DDL – concorrono associazioni del Terzo settore impegnate nel sostegno alla maternità e alla famiglia».

Insomma, una cooptazione dei così detti pro-vita. Che nel frattempo fanno prove generali di promozione. Come nel pomeriggio del 18 ottobre a Roma, dove si è svolto il convegno “Aspettando il Festival della vita nascente” presso la Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) che ha visto tra gli oratori anche il presidente della CEI cardinale Matteo Zuppi intento a spiegare che: «maternità e paternità significano rompere l’individualismo, uscire da se stessi». Per andare oltre la scelta e la responsabilità individuali del concepimento. «Se la responsabilità – ha detto infatti l’alto prelato – diventa eccessiva cancella la genitorialità». E ha specificato: «Prima c’erano molte meno sicurezze ma le motivazioni superavano i problemi. Ora tanto individualismo ci fa sorprendere di legare la vita ad un’altra persona». Di qui la necessità di intervenire per «riappassionare i giovani al gusto di trasmettere la vita, il che significa viverla in maniera meno individualistica di come lo stiamo facendo ora».

Una corrispondenza (sembrerebbe) di amorosi sentimenti nel coniugio gasparriano tra personalità giuridica dal momento del concepimento e Giornata della vita nascente da celebrarsi (come da DDL) il 25 marzo. Giorno in cui la Chiesa cattolica celebra l’Annunciazione alla Madonna che è incinta di Gesù ad opera dello Spirito Santo.

Un “avvenimento” modello di azzeramento massimo di ogni possibilità di scelta. Dove il concepito è l’assoluto nel miracolo creazionista, come sanciscono e continuano a sancire catechismo ed encicliche papali ancora ai nostri giorni.

Conquistare il diritto-dovere alla propria autodeterminazione di individui liberi e responsabili delle proprie scelte è stata faticosa conquista.

E maternità e paternità responsabili ne sono state il tassello fondamentale, non certo nell’alienazione di libertà e autodeterminazione individuali.

Troppe volte le abbiamo dovute riaffermare contro le pretese clericali supportate da legislatori chierichetti, intenti a partorire leggi crudeli. Si pensi solo alla inumana Legge 40 del 19 febbraio 2004 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita). Caduta poi a pezzi sotto un profluvio di sentenze della Magistratura italiana ed europea, che ne hanno messo in discussione i diversi pilastri: dall’obbligo d’impianto dei tre embrioni perché la donna non è un utero contenitore, al divieto di analisi preimpianto perché il nascituro non può essere condannato a una malformazione… fino a quella della Corte costituzionale del 2014 che ha fatto cadere anche l’ultimo tabù del divieto di ricorso alla fecondazione eterologa. Per non parlare del caso Englaro e delle questioni del fine vita. E dei continui attentati alla legge 194 e degli strumentali divieti frapposti alla RU486 … e tanto altro ancora.

Crociate in cui si è distinta particolarmente Eugenia Roccella, che adesso guida il Ministero famiglia natalità pari opportunità. Dove le pari opportunità che si prospettano inducono a pensare a nostalgie di serraglio sessista-gerarchico-patriarcale.

A volte il modello maschilista è talmente introiettato da far sì che siano le donne (soprattutto quando occupano ruoli di potere) a esserne la principale cinghia di trasmissione.



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