Giorno del Ricordo, lo storico Eric Gobetti costretto ad annullare un incontro con gli studenti

Accade nella Verona “nera” raccontata da Paolo Berizzi nel suo ultimo libro. Dopo le proteste di CasaPound, il Comune guidato da Fratelli d’Italia impone che la conferenza storica con le scuole diventi un dibattito, con tanto di contraddittorio con assessore alla Cultura e giornalista dichiaratamente di destra. Gobetti annulla l’incontro. E manda un chiaro messaggio agli studenti sul ruolo della ricerca storica.

Daniele Nalbone

“Non c’è alcun dubbio: Eric (Gobetti, ndr) non poteva andare a un incontro in cui il suo lavoro pluridecennale sarebbe stato messo sullo stesso piano con quel che sarebbe passato per la testa di dire agli altri intervenuti. Non sarebbe stato rispettoso nei confronti del lavoro di Eric e della ricerca storica in generale. Risulta persino offensivo pensare che una conferenza storica possa funzionare così. Andare avrebbe significato ammettere l’implicita equivalenza tra lo studio professionale da una parte e le “opinioni” di chiunque dall’altra, presentando il dibattito storico come un triste talk show da TV del pomeriggio. Sarebbe anche stato un precedente preoccupante in un paese in cui, proprio oggi, nel corsivo di commento di un importante giornale si parla del 10 febbraio come una contrapposizione tra “patrioti” da una parte e “antifascisti” dall’altra… (sì, esatto, “patrioti vs antifascisti”…). Grazie Eric per avere, con questo gesto, segnato un confine di dignità che non va valicato per non rischiare di perdere il valore del nostro passato”.

Questo messaggio, affidato ai social, è di Francesco Filippi, storico, scrittore, autore di fortunati volumi che abbiamo raccontato su MicroMega [qui potete leggere le conclusioni di Noi però gli abbiamo fatto le strade, qui un estratto di Prima gli italiani! (sì, ma quali?]

Il caso è il seguente, come ricostruito dallo stesso protagonista, Eric Gobetti, anche lui storico e scrittore, che il 9 febbraio ha partecipato a un altro evento, un seminario presso l’Università per gli Stranieri di Siena, finito sotto attacco, con Tomaso Montanari nel mirino.

I fatti accadono a Verona, in quella Verona “nera” raccontata da Paolo Berizzi nel suo ultimo libro, È gradita la camicia nera. Gobetti viene invitato a partecipare a un incontro dal titolo “Il confine orientale e le foibe”, promosso dalla Rete Scuole e Territorio: Educare insieme di Verona, con l’istituto Copernico Pasoli come scuola capofila, e moderato da Andrea Franzoso. La conferenza era prevista per oggi, 10 febbraio 2022, in occasione del Giorno del Ricordo, in diretta web con diverse scuole superiori.

“Tutto è cominciato qualche giorno fa, quando CasaPound Verona ha scatenato le polemiche contro di me, definendomi “sociopatico e disturbato” e promettendo di impedire l’incontro” ha spiegato Gobetti. “Negli stessi giorni in cui autorizzava una manifestazione di Veneto Fronte Skinheads e confermava il patrocinio del Comune di un concorso per le scuole elementari e medie indetto dal Museo Reggimentale Giovani Fascisti (un ente con questo nome non dovrebbe essere sciolto a norma di legge!?) di Ponti sul Mincio, il sindaco Sboarina, di Fratelli d’Italia, protestava contro la mia partecipazione all’evento”.

Così, per “controbilanciare” l’intervento di Gobetti, che ricordiamo essere uno storico e non un esponente politico, “la dirigente scolastica, in accordo con l’assessora alla Cultura del Comune di Verona, ha proposto di coinvolgere altri tre relatori: la stessa assessora Francesca Briani, di Fratelli d’Italia, il professore di storia delle superiori Riccardo Mauroner e il giornalista Fausto Biloslavo, autore di almeno due articoli diffamatori contro di me, pubblicati sul Giornale (in cui mi definiva, senza alcuna ragione, “negazionista delle foibe”) oltre che di interventi pubblici contro altri storici (ad esempio Raoul Pupo)”.

“Per spirito di servizio e per rispetto verso studenti e studentesse, avrei accettato di tenere comunque la nostra conferenza, a titolo gratuito, con la presenza dell’assessora in veste di rappresentante delle istituzioni locali e del professor Mauroner, come studioso col quale confrontarmi sulla base di dati storici riconosciuti” spiega Gobetti. “Ma la presenza di un giornalista, noto per le sue posizioni radicali, nonché protagonista di campagne denigratorie nei confronti degli studiosi, è davvero inaccettabile. Non avrebbe senso, infatti, offrire a persone così l’opportunità di presentare le proprie tesi faziose al pari di chi da decenni studia con onestà e rigore la “complessa vicenda del confine orientale”, come recita il testo della legge istitutiva del Giorno del Ricordo”.

La storia, ragazzi e ragazze, non è un braccio di ferro in cui vince il più forte; non è basata sul contraddittorio fra opposti estremismi; non ci sono storici che fanno propaganda fascista e quelli che la fanno comunista. Gli storici sono individui come gli altri, con appartenenze politiche, nazionali, sociali differenti, che interpretano le fonti a loro disposizione in maniera legittimamente diversa, con onestà intellettuale e la maggiore oggettività possibile. E poi c’è chi scrive sulla base dei pregiudizi ideologici, ignorando o piegando le fonti alle proprie necessità, e questi non possono essere definiti storici.

E ancora:

Spero che la scuola non cada vittima delle imposizioni della politica, da qualunque schieramento esse provengano, e sappia mantenere la propria autonomia e libertà, come prescritto dalla nostra Costituzione. I padri e le madri costituenti l’hanno scritta alla fine della Seconda guerra mondiale, dopo una tragedia di dimensioni colossali, che include anche le foibe e l’esodo, a conclusione di vent’anni di sciagurata dittatura fascista. La libertà di pensiero e d’opinione, come la tolleranza, la solidarietà, l’accoglienza, sono cardini fondamentali della democrazia: non fateveli rubare da chi vuole impedirvi di imparare e di sviluppare uno spirito critico, da chi favorisce la propaganda neofascista e ostacola in ogni modo le lezioni di storia.

Giorno del Ricordo e uso politico della memoria. E ripartono gli attacchi a Tomaso Montanari



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