Giorno del ricordo, Eric Gobetti: “È diventata la giornata di rivalutazione del fascismo”

Per lo storico dovremmo ricordare anche i partigiani italiani che hanno combattuto in Jugoslavia, erano 30.000 e ne sono morti 10.000. Invece è stata fatta una scelta politica e ricordiamo solo i 5.000 morti delle foibe.

Valerio Nicolosi

Come ogni 10 febbraio le polemiche attorno al “Giorno del ricordo” per le vittime delle foibe iniziano con qualche giorno d’anticipo e anche quest’anno sono arrivati attacchi, minacce e diffamazioni contro Eric Gobetti, storico e autore del libro “E allora le foibe?” edito da Laterza.

Gobetti, sono tornate le minacce e lo screditamento pubblico del suo lavoro, come lo vive?
Come ogni anno sono vittima insieme ad altri studiosi di minacce, dicono che siamo “negazionisti” perché questo termine è legato alla Shoah e quindi è chiaramente diffamatorio.

Da chi arrivano questi attacchi?
Arrivano sempre dalla stessa parte politica, quella fascista e i motivi sono chiarissimi: non hanno interesse a parlare di storia, perché se parlassimo di fatti storici nel loro complesso emergerebbero le responsabilità fasciste per l’invasione della Jugoslavia e per le violenze agite sulla popolazione locale, senza di queste non ci sarebbero state le foibe e l’esodo, del quale invece si parla poco.

Dell’esodo degli italiani se ne parla effettivamente poco, perché secondo lei?
Vogliono concentrarci solo sulle foibe perché possono essere strumentalizzate meglio: se togli il contesto politico e storico diventano un crimine compiuto dai comunisti contro gli italiani e questa associazione getta discredito anche sulla resistenza italiana.

Nel suo libro smonta la narrazione che si è fatta delle foibe, può darci qualche elemento?
Ce ne sono diversi, ogni capitolo smonta una parte del racconto che si è fatto in questi anni. Il primo fra tutti è sicuramente la complessità dei quei territori che vengono raccontati come italiani mentre sono meticci e la coabitazione tra italiani e slavi prima dell’invasione era pacifica.

Quindi una “reconquista” che nei fatti è un’invasione. Poi ci sono i numeri che non tornano…
Sicuramente. Hanno gonfiato il numero delle vittime con l’intento di renderlo un genocidio e associarlo alla Shoah. Però la matematica non è un’opinione e le foibe non sono una pulizia etnica o genocidio, questo non le giustifica ma cambia il punto di vista storico. La Shoah ha ucciso 6 milioni di ebrei, le foibe sono un episodio di violenza politica che riguarda qualche migliaio di persone in un contesto come quello della seconda guerra mondiale, durante la quale ci sono stati numerosi fatti simili a questo.

In cosa ha sbagliato la politica in questi anni nella celebrazione di questa commemorazione?
Dovrebbe evitare toni nazionalisti e razzisti nei confronti di Slovenia e Croazia, evitando fratture con paesi confinanti e membri dell’Unione Europea. Su questo punto Mattarella ha fatto qualche passo in avanti negli ultimi anni, però va fatto molto di più. E poi avrebbero dovuto evitare che diventasse la giornata di rivalutazione del fascismo, attribuendogli le proprie responsabilità nell’iniziare queste violenze. Non vanno nascoste queste pagine di storia ma dobbiamo dare un contesto storico per capirle meglio.

Però intanto la Rai ha co-prodotto “Red Land”, un film che capovolge la storia.
Per evitare quella retorica nazionalista e fascista dovrebbero cancellare questo film dalla programmazione Rai, in questo modo si esaltano le camicie nere e si scredita chi è stato dalla parte giusta della storia: gli antifascisti. In quel contesto i nazisti, che nel film salvano le camicie nere, hanno compiuto una strage di 2500 persone, 5 volte i morti delle foibe del 1943. Per questo è importante il contesto storico.

Quindi un “Giorno del ricordo” di parte?
Si. In pratica è diventata la giornata privata dei fascisti, nessuno ne può parlare al di fuori di loro e il resto della popolazione deve subire questa propaganda. Dovremmo parlare degli aspetti positivi del confine, perché prima dell’invasione c’era convivenza e commistione. Dovremmo ricordare anche i partigiani jugoslavi che dopo l’8 settembre furono liberati e formarono delle bande partigiane e parteciparono alla liberazione dell’Italia dal fascismo. Infine, cosa ancora più importante, dovremmo ricordare i 30.000 italiani che hanno combattuto come partigiani in Jugoslavia, ne sono morti 10.000, il doppio delle foibe. perché non li ricordiamo? Abbiamo scelto di ricordare solo le 5.000 vittime delle foibe.

Giorno del Ricordo e uso politico della memoria. E ripartono gli attacchi a Tomaso Montanari

 



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