La vittoria di Conte: festeggiarla come un oro olimpico?

Cosa accadrà ora? È facile aspettarsi che, come prevedono i sondaggi, sia il Pd a subire la concorrenza elettorale del nuovo M5S.

Mauro Barberis

Si attendeva con una qualche ansietà la fine del tormentone a Cinque Stelle: ossia l’approvazione, sulla nuova piattaforma Skyvote, dell’altrettanto nuovo Statuto, e l’elezione di Giuseppe Conte a Presidente dell’ancor più nuovo partito “Movimento Cinquestelle 2050”. Il timore, specie a sinistra, era che – in un semestre bianco presentato da qualche commentatore come una specie di Armageddon – proprio l’ex movimento grillino potesse implodere. Così indebolendo il governo Draghi e la convergenza con il Pd, ma soprattutto mettendo a repentaglio le gestioni dell’emergenza Covid, dei fondi europei e della ripresa economica.

Invece, l’approvazione del nuovo Statuto, più ardua perché condizionata al rispetto di un quorum, da parte dell’87,5% dei sessantamila votanti, su centodiecimila iscritti – una percentuale bulgara, da “vecchio” M5S – ha aperto la strada all’incoronazione di Conte. Venerdì sera l’ex avvocato del popolo ha incassato oltre sessantamila consensi, il 93% degli oltre sessantasettemila votanti. E ora potrà procedere con la nomina dei vice, a cominciare dalla Appendino, la ristrutturazione del partito e un tour per le città delle amministrative d’autunno: già si parla di un’alleanza con Sala sin dal primo turno a Milano. Dunque, la perseveranza di Conte, nonostante lo scontro con Grillo e la riforma Cartabia della giustizia – uno dei tanti totem dell’ex movimento che sono stati violati in questi mesi – è stata premiata. Bisogna festeggiare come per l’ennesimo oro olimpico?

Dipende, come sempre. Dal lato dei molti vantaggi, oltre che il contributo alla stabilità dell’esecutivo e alla gestione delle varie emergenze, bisogna mettere proprio la “normalizzazione” del Movimento: quella sua trasformazione in partito che i tanti nemici di Conte, interni ed esterni, vedevano come il fumo negli occhi. Se la pandemia ha insegnato qualcosa a grillini della vecchia guardia come Di Maio – l’esponente dell’apparato che più si è speso per questa soluzione – è che il populismo permette di arraffare più voti, ma è totalmente inetto a governare un paese moderno.

Ai vantaggi, poi, si possono anche aggiungere considerazioni di politica politicante. Di fronte ai prossimi appuntamenti politici – le amministrative d’ottobre, e ancor più l’elezione del Presidente della Repubblica di gennaio-febbraio 2022 – il quadro non sarà granché migliorato, ma almeno è più chiaro. Anche ammettendo che il nuovo M5S perda per strada o espella gli ultimi manipoli di irriducibili, si potrà contare, da parte sua, su numeri ridotti, ma più certi. Anche Draghi sembra esserne reso conto quando, contro l’asse Salvini-Renzi, ha evitato di infierire contro l’altro grande totem grillino, il reddito di cittadinanza.

Dal lato degli svantaggi, invece, si può sin d’ora escludere che il nuovo M5S di Conte riesca a canalizzare la protesta come era riuscito a quello vecchio. Grillo aveva perfettamente ragione, una volta tanto, quando diceva che il “suo” Movimento aveva intercettato voti che altrimenti sarebbero finiti a destra. In particolare, nonostante la moderazione esibita da Conte e da Di Maio, o anzi proprio per questo, è difficile che al nuovo M5S riesca l’operazione sempre mancata da Renzi: ossia allargare l’elettorato progressista, inchiodato a poco sopra il quaranta per cento, contro il quasi cinquanta del centrodestra.

Anzi, è facile aspettarsi che, come prevedono i sondaggi, sia proprio il Pd a subire la concorrenza elettorale del nuovo M5S di Conte: sicché quel quaranta per cento potrebbe addirittura ridursi. D’altra parte, il solo pensiero di un’alternativa a Conte come il tribuno Di Battista, capace di concorrere con Meloni e Salvini sul terreno loro proprio – lo sfascismo, con la esse – induce a tirare sin d’ora un sospiro di sollievo, e a non mettere limiti alla divina provvidenza.

 

 

 

 



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