Semplici domande a Cassese sullo stato della giustizia in Italia

Il professor Cassese non dovrebbe avere difficoltà ad affrontare queste domande.

Pancho Pardi

Lo scorso venerdì 25 febbraio sul Corriere della Sera è uscito un articolo di Sabino Cassese con le conclusioni del suo libro appena uscito “Il governo dei giudici”. Titolo dell’articolo è “Lo strapotere dei giudici”. Il testo è l’illustrazione del titolo con l’enumerazione delle accuse consolidate nel trentennio che segue Tangentopoli e Mani Pulite. In sintesi: la magistratura ha col tempo acquisito potere crescente; l’ordine giudiziario si è trasformato in potere; non è in grado di rendere effettiva giustizia ma pretende di insegnare la virtù; la magistratura giudicante conta meno della magistratura inquirente.

Cassese è senza dubbio profondo conoscitore della materia ma proprio per questo stupisce l’assenza di alcuni interrogativi  intrinseci all’argomento. Con la massima semplicità potrebbero essere ridotti ai seguenti.

Il garantismo esisteva in Italia prima di Mani Pulite o è stato scoperto solo quando i potenti sono stati inquisiti e processati?
Le responsabilità della politica in Tangentopoli non dovevano essere accertate?
Nell’inceppatura della macchina giudiziaria è possibile tenere sotto silenzio il contributo del legislatore, intervenuto più volte, nello stesso trentennio, allo scopo preciso di complicare e demolire il processo penale?
L’ultima recente invenzione del legislatore sulla improcedibilità non è la pietra tombale sul dovere di rendere giustizia alle parti lese?
Il professor Cassese non dovrebbe avere difficoltà ad affrontare queste domande.



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