La lotta degli operai ex Gkn “per una fabbrica pubblica” continua

Il piano industriale per la riconversione degli stabilimenti non convince. Gli ex lavoratori Gkn pronti a rilanciare la loro proposta. E riprendono le proteste.

Maurizio Franco

Una fabbrica pubblica e socialmente integrata da un lato, dall’altro il piano industriale paventato per la riconversione degli stabilimenti ex Gkn, oggi Qf, negli ingranaggi della propulsione elettrica. Il collettivo operaio è convinto della strada tracciata dalla lotta. E rilancia sulla prima opzione dopo mesi di silenzi e balbettii sul futuro della fabbrica di Campi Bisenzio, tra cassa integrazione straordinarie, rimpalli istituzionali e fumose strategie produttive. “Sono stati persi dieci mesi in maniera irresponsabile. Lo stabilimento rischia il degrado. La fabbrica è a livello societario sull’orlo del baratro. Nessuno dica un domani che la cosa non si sapeva o non era chiara”.

Il 9 ottobre scorso si è tenuta l’assemblea per “la fabbrica pubblica e socialmente integrata” dove si istituito “un tavolo permanente per la reindustrializzazione”. Un punto di svolta, dal basso, che ha visto la partecipazione, tra le altre organizzazioni presenti, di Genuino Clandestino e della Rete delle fabbriche recuperate, tra cui l’esperienza milanese di RiMaflow. Oltre alle esperienze internazionali in collegamento. Qui è stato sottolineato il carattere pubblico dell’impresa: sono necessari fondi pubblici per ripartire, a cui corrispondono, secondo le volontà del collettivo, “pubblico controllo, pubblica utilità e politica industriale pubblica”. Socialmente integrata: costruzione endemica del legame con il territorio, le cui maestranze operaie devono essere “restituite” alle esigenze della comunità. Un piano, quello operaio, elaborato insieme ai ricercatori del polo universitario Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e ad Artes 4.0, che mira alla transizione ecologica dell’automotive verso i lidi della mobilità sostenibile.

Inoltre, i lavoratori di Campi Bisenzio, per supportare lo sforzo titanico messo in campo, hanno creato la “Società di mutuo soccorso Insorgiamo” finalizzata “all’auto- recupero dello stabilimento, alla gestione del presidio e della sua integrazione con il territorio, allo sviluppo del mutualismo reciproco”. Il passato e il futuro del movimento operaio, convergenti nei due termini – “mutuo” e “soccorso” – che hanno caratterizzato l’alba della lotta di classe. Sperimentare per avviare un processo di ricomposizione. La Società è un’istituzione proletaria con cui affrontare le sfide che la crisi economica e ambientale impone alla vertenza che ha fatto scuola nei gironi del conflitto sociale, intelaiando rapporti con realtà sociali sparse su tutto il territorio italiano, come il sindacato Fuorimercato, le mutue di autogestione (Mag) e l’Arci. Con un approccio organizzativo nuovo in riferimento alla gestione della fabbrica e alla sua ripresa, formalizzando un gruppo comunicazione per la campagna – con cui creare “un precedente in grado di ribaltare l’intera concezione di politica industriale in questo Paese” -, un comitato tecnico scientifico, un team contabile e un team legale.

“E come sempre, a sostegno di tutto, lo strumento della mobilitazione: continuare a dare impulso al processo di mobilitazione generale, ad insorgere per convergere e convergere per insorgere”. I punti di ricaduta sul calendario sono: il 22 ottobre a Bologna e il 5 novembre a Napoli. Manifestazioni palcoscenico delle battaglie sotterranee e delle vertenze che agitano la penisola, dalle questioni ambientali e climatiche all’eterna lotta per il diritto al lavoro. “Nessuno si salva da solo. Da Firenze e dalla Toscana facciamo appello ad andare insieme e tornare insieme a Bologna, farsi carovana, farsi testuggine”, dicono gli operai del collettivo di fabbrica, pronti alla mobilitazione permanente. “Siamo costretti e condannati a provare in tutti i modi a cambiare i rapporti di forza generali nella società”.



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