Gkn, la lotta paga e la classe operaia in Italia non è morta

Il Tribunale di Firenze ha revocato i licenziamenti dei lavoratori dell’azienda di Campi Bisenzio. Il collettivo di fabbrica: “Subito la legge contro le delocalizzazioni”.

Valerio Nicolosi

La lotta paga e la classe operaia in Italia non è morta. Questa è la sintesi politica di quello che è accaduto attorno ai lavoratori della GKN di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze. Lo scorso sabato una grande manifestazione nazionale di ha visto migliaia di persone nel capoluogo toscano e oggi la sentenza del Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso della FIOM, dichiarando che “in definitiva la GKN era tenuta a informare il Sindacato non solo dei dati relativi all’andamento dell’azienda, ma anche del fatto che il quadro delineato dai suddetti dati stava conducendo i vertici aziendali a interrogarsi sul futuro dell’azienda stessa”, interrogativi che hanno portato la multinazionale a chiudere lo stabilimento lo scorso luglio, inviando una mail al sindacato solo nel momento in cui la chiusura era effettiva, lasciando a casa 422 persone senza preavviso.

Il Tribunale di Firenze nella sentenza emessa oggi condanna GKN a revocare la lettera di licenziamento, pagare gli stipendi arretrati e al pagamento delle spese processuali. Una sconfitta su tutti i fronti per la multinazionale che aveva deciso di spostare la produzione di semiassi in altri stabilimenti e di portare i macchinari nuovi, prodotti internamente allo stabilimento di Firenze, nei siti dove la produzione sarebbe proseguita. L’immediata occupazione della fabbrica, la mobilitazione permanente, il blocco del transito dei TIR davanti GKN da parte del Comune di Campi Bisenzio e il ricorso del sindacato hanno smantellato pezzo per pezzo il piano elaborato a Londra dai vertici del fondo proprietario dell’azienda.

“Siamo contenti della sentenza ma la partita non è assolutamente vinta. Il merito di aver rimesso la palla al centro è dei lavoratori e delle lavoratrici di GKN che hanno portato avanti la mobilitazione senza soste” commenta Matteo Moretti, delegato sindacale della fabbrica e animatore delle lotte di questi mesi. Moretti dopo questa sentenza attacca il governo, “che non ha fatto nulla per evitare i licenziamenti”.

“Il tribunale ha messo un punto ma ora la decisione passa al governo, ma è evidente come questa sentenza possa essere uno strumento per tutelare il nostro sistema produttivo e industriale” commenta Michele De Palma, Segretario Nazionale FIOM che ha seguito le trattative fin dalle prime ore.

Per il collettivo di fabbrica della GKN ora è il momento di “approvare d’urgenza la legge contro le delocalizzazioni che abbiamo proposto nei giorni scorsi” dichiara Moretti perché “è vergognoso che un fondo inglese venga in Italia, compri una fabbrica e la chiuda quando vuole, senza che nessuno faccia niente”, aggiunge il delegato di fabbrica. La legge di cui parla è stata scritta da alcuni giuslavoristi e firmata da centinaia di ricercatori e sindacalisti e che chiede il blocco delle delocalizzazioni delle aziende che hanno il bilancio in attivo.

“Siamo pronti a riprendere la produzione, anche senza padroni e dirigenti, che in questa nuova organizzazione che ci siamo dati sarebbero solo un costo e non un valore aggiunto, visto che non sono riusciti a mantenere questo stabilimento aperto”.

“Insorgiamo” è stato lo slogan della mobilitazione dall’inizio, da quando i lavoratori hanno trovato i cancelli chiusi e presidiati da alcune guardie private, aprendo i primi e allontanando i secondi si sono presi la fabbrica e tutta la componentistica che c’era dentro. Da oggi ricomincia la trattativa ma con un’arma legale in più in mano degli operai.

 

(credit foto Valerio Nicolosi)



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