Cacciare Draghi? Il principio di piacere e il principio di realtà

Che quello Draghi sia un pessimo governo non c’è alcun dubbio. Ma al peggio non c’è mai fine. E il peggio sarebbe l’inizio di un governo Meloni-Salvini.

Paolo Flores d'Arcais

Il governo Draghi è un pessimo governo. Per ammetterlo basta leggere con attenzione i curricula dei suoi ministri, uno per uno, fatti non fatti e misfatti. Forse non vi troverete sempre il peggio che oggi sa offrire il ceto politico, ma non ci sarete poi così lontani. Il raffronto poi con quanto si potrebbe scegliere nella società civile non lo accenniamo neppure, non basterebbe l’abisso. Dunque, un governo pessimo.

Chiunque abbia però superato la fase psichica infantile del “principio di piacere” per avventurarsi in quella adulta del “principio di realtà” sa perfettamente che al peggio non c’è mai fine. Peggio del governo Draghi sarebbe, oggi, la caduta del governo Draghi.

Che significherebbe (“principio di realtà”) elezioni a fine settembre con una legge elettorale indecente, che costringe a coalizioni contro natura al solo scopo di far bottino, e regalerebbe all’Italia, tra meno di tre mesi, un governo Meloni-Salvini, o Salvini-Meloni, a seconda della distribuzione in consensi della sciagura. Che dunque affiderebbe l’Italia a una coalizione che ha in odio la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Con una maggioranza, dato l’iniquo sistema elettorale, che potrebbe sfregiarla, questa Costituzione che ci ha tutelati come cittadini liberi per tre quarti di secolo a usbergo di governi reazionari, senza neppure passare per il giudizio di un referendum.

Naturalmente col far cadere il governo Draghi si potrebbe nutrire sontuosamente, a go go, il principio di piacere, con i “mo’ lo sfonnammo” che tanto possono far godere i pupi (un po’ come il “cacca cacca” della prima infantile trasgressione verbale), ma la realtà sarebbe comunque il governo degli odiatori della Costituzione. Per cinque anni. Di incubo, libertà conculcate e diritti violati e “il fascismo ha avuto molti meriti” e trallallà e alalà.

Per non parlare dello spread, di un’Europa che stringe i lacci della borsa (sempre più vicini al collo), dei migranti più che occasionalmente capri espiatori, degli omosessuali che tornano “froci” indicati a vista e ad aggressione, e di tante altre godurie che la voluttà del “mo’ lo sfonnammo” e il conseguente governo delle destre becere ci avranno regalato.

Ma il baratro del governo delle destre anticostituzionali (per chi ha l’elementare lucidità di chiamarlo baratro) sarebbe solo rimandato, dice chi al piacere di umiliare Draghi (e rallegrare Conte, tutti i gusti son gusti) subordina ogni altra ragione. Certo, se ci si dedica alla più compiuta e saturante accidia. Altrimenti ci saranno otto nove mesi per agire, per provare a dar vita a una sinistra degna del nome, dunque egualitaria, non pacifista, illuminista, e a un rassemblement conservatore modernista meno macchiettistico del Calendarenzitoti+. A meno che non abbia già vinto, in tutti i cervelli e in tutti i cuori dei democratici di ogni tendenza, la rassegnazione che cancella anche il barlume della speranza.



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