La “Marcia sull’Italia” di Meloni e Salvini: intervista allo storico Eric Gobetti

Il centenario della Marcia su Roma potrebbe cadere nel periodo della nascita di un governo “verdenero”. “Questo il risultato di anni di politiche giustificative del modello politico fascista”.

Daniele Nalbone

La crisi di governo. Le elezioni anticipate. La possibile nascita di un governo Meloni-Salvini proprio a ridosso del centenario della Marcia su Roma. La destra che si prepara a governare l’Italia ha tratto energia, politicamente e culturalmente, da decenni di politiche “giustificative” del modello fascista. Ne è convinto, come spiega nell’intervista rilasciata a MicroMega, lo storico Eric Gobetti, autore di diversi libri, tra cui “E allora le foibe?” (edizioni Laterza), refrain tipico di chi sostiene il risorgente nazionalismo italico e vuole zittire l’avversario.

Cosa significherebbe per l’Italia essere guidata da un governo trainato da Giorgia Meloni e Matteo Salvini? Un governo che nascerebbe proprio in concomitanza con il centenario della Marcia su Roma?
Il fatto che casualmente il centenario di una delle pagine più buie della storia italiana possa capitare proprio con un governo di questo tipo sarebbe una ulteriore conseguenza nefasta per l’Italia. Dico “ulteriore” perché la tragedia è a monte. Anzi, paradossalmente credo che una “celebrazione” fatta da un governo “verdenero” non sarebbe peggiore da una fatta da un qualsiasi altro governo: sembra assurdo, ma un esecutivo Meloni-Salvini forse farebbe attenzione a non essere troppo celebrativo. Ovviamente sarebbe un’attenzione tutta strumentale alla propria immagine.

Come può una democrazia che si dice tale avere al governo simile forze politiche?
Grazie a decenni di politiche della memoria dominate da un immaginario neofascista. Certo, alcune leggi – penso alla legge memoriale del Giorno del ricordo – sono state approvate da un governo, quello di Silvio Berlusconi, che avevano all’interno una significativa componente di neofascisti. Ma il vero problema sono state, in generale, le istituzioni repubblicane che hanno operato con una logica “giustificativa” del modello politico fascista. Ecco, se alle porte abbiamo un governo “verdenero” credo che sia diretta responsabilità delle politiche fatte da “non neofascisti”.

La domanda è banale. Perché?
Perché abbiamo dato troppo poco peso alle politiche della memoria nell’ambito della politica generale. “Chi controlla il passato controlla il futuro” diceva George Orwell. Il fatto che il nostro passato di regime sia raccontato in una logica sempre più favorevole a un modello politico nazionalista e razzista non può che rendere possibile il fatto che una forza politica che a quel modello si ispira, che dalla storia mussoliniana trae origine, possa diventare forza di governo. In nessun altro paese occidentale sarebbe possibile una cosa simile. E in Europa abbiamo diverse forze politiche che si ispirano al fascismo. Ma nessuna potrebbe mai ambire a governare.

Quali conseguenze vedi a livello culturale con un governo Meloni-Salvini?
Per capire cosa potrebbe accadere, è sufficiente guardare a cosa è già accaduto nelle regioni governate da Fratelli d’Italia e Lega. E torno ovviamente alla questione “del ricordo” delle foibe e non perché quella vicenda sia così fondamentale nella nostra storia ma perché è diventata negli anni il cavallo di troia per screditare la Resistenza, l’antifascismo e rappresentare i fascisti come vittime di quell’epoca. Le regioni governate da Meloni e Salvini hanno approvato leggi che hanno il chiaro intento di vietare un racconto diverso di quelle vicende da quelle che sono state stabilite a livello istituzionale. Parliamo di vera e propria censura. Chiudendo gli occhi, a parte pochi intellettuali, pochi storici, sfido chiunque a immaginare una narrazione della Marcia su Roma che non sia quella di un “Mussolini amato dalla popolazione, che ha vinto le elezioni e quindi ha preso il potere”. Ecco, a fine ottobre ascolteremo queste parole.

Nutri preoccupazione per il fatto che, con una vittoria della destra, arriverebbero in Parlamento personaggi quantomeno discutibili, politicamente e culturalmente?
Fino a un certo punto. Personalmente, sono preoccupato in generale per la cultura del paese. Che esiste una società una forza politica “neofascista” è una cosa strutturale. Diverso è il fatto che un partito neofascista possa governare. E questo potrebbe accadere non per la presenza di un leader, o una leader nel caso di Giorgia Meloni, particolarmente attrattivo, ma per la responsabilità di una pessima classe dirigente che ha spinto l’elettorato verso quella che oggi è l’unica forza di opposizione presente e, non contenta, ha creato un humus culturale che ha reso accettabile che un partito nazionalista, razzista nei toni, che dal fascismo trae origine, possa andare al governo. Quanto al livello culturale dei nostri rappresentanti, sono già oggi di una bassezza infinita e la dimostrazione è data dal fatto che la Regione Puglia, guidata dal centrosinistra, abbia approvato una legge sul “ricordo” che è identica a quella presente in regioni come Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia. Una legge proposta dalla Lega e approvata all’unanimità, quindi dal Partito Democratico. La vera conseguenza, a mio avviso, non sarà quindi culturale ma politica, dovuta a una linea esplicitamente nazionalista e razzista che peggiorerà, e di molto, sia la politica interna che quella estera.

Dopo l’assalto alla Cgil si è parlato per diversi giorni di applicare le leggi Mancino e Scelba, di sciogliere Forza Nuova e i partiti neofascisti. Poi, il nulla.
Personalmente sono contrario a qualsiasi legge che punisca un’opinione, soprattutto per il fatto che applicarle potrebbe rappresentare un precedente pericoloso nel momento in cui governeranno Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che potrebbero senza problemi introdurre il reato di negazionismo storico, per esempio, sulle foibe. La propaganda fascista non si combatte con norme, con leggi, ma con le politiche culturali. Il problema è che abbiamo avuto governi che hanno fatto politiche culturali favorevoli al fascismo, rappresentando gli italiani, durante la Seconda Guerra Mondiale, come vittime di una aggressione e la Resistenza come colpevole di aver scatenato una guerra civile. In questo scenario, è ovvio che troverai chi pensa che il fascismo non fu poi tanto male e chi addirittura opera per la ricostruzione di un partito fascista.
Penso che i rappresentanti di Forza Nuova dovrebbero essere puniti per i crimini commessi, per i fatti concreti, e non per delle opinioni. E questo vale anche per esponenti di aree politiche che potrebbero far parte del prossimo governo.



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