I libri fantasma di Gramellini

Tutti sanno che la manualistica filosofica italiana è quasi da sempre monopolizzata da approcci spiritualisti di matrice neoidealista e/o cattolica. In Italia uno dei problemi culturali più radicati e diffusi è costituito dalla scarsa familiarità con la cultura laica e scientifica, a tutto vantaggio di uno spiritualismo estenuato e stagnante di impronta ormai quasi esclusivamente cattolica. Gramellini inventa un “fatto” alternativo per mascherare questo stato di cose.

Marco Trainito

Nella sua rubrica Il Caffè sulla prima pagina del Corriere della sera del 3 ottobre, Massimo Gramellini, prendendo spunto dal successo di pubblico a Milano del guru indiano Sadhguru, tesse un bizzarro “Elogio dell’invisibile”, da Platone al Piccolo principe, sulla base di un impianto argomentativo a dir poco discutibile. Qui però non interessa la tesi generale di Gramellini, che è padronissimo di sostenere e manifestare. Piuttosto vale la pena soffermarsi su un passaggio piuttosto sconcertante che chiama in causa la scuola e l’insegnamento della filosofia. Secondo Gramellini, non solo la cultura ufficiale, la politica e la religione non sanno più intercettare e farsi carico di dare un senso a quel “bisogno generato da un malessere non solo economico, ma esistenziale” che spinge persino i cittadini della pur pragmatica e frenetica Milano ad affollarsi attorno a un guru indiano e soddisfare così “il desiderio di rassicurazione e pace interiore”; persino la scuola, tutta la scuola, contribuirebbe ad alimentare quel clima generale di disincantamento illuministico che getta la gente, per reazione, tra le braccia del primo santone spiritualista che passa.
Ora, l’ardita tesi di per sé sarebbe interessante da discutere, ma è davvero singolare il modo in cui, secondo Gramellini, la scuola darebbe il proprio contributo alla generalizzata difficoltà a capire i reali bisogni delle persone. La colpa è nientemeno che dei “nuovi manuali di filosofia”, perché essi “dedicano quasi più spazio al materialista Democrito che all’idealista Platone, il quale da venticinque secoli si ostina a ripeterci che esiste qualcosa di non percepibile dai sensi”.

Questo incredibile passaggio è così sgangherato che merita una riflessione, perché rivela almeno due cose interessanti sul Gramellini-pensiero. Innanzi tutto, il passo contiene una classica fallacia, in particolare la falsa generalizzazione. Ammettiamo pure che tutti i nuovi manuali di filosofia siano impegnati in una subdola battaglia di indottrinamento ideologico a favore del materialismo (illuminista o addirittura dialettico), per cui tendono per esempio a dare molto spazio a Democrito a spese di Platone. Bene. Ma cosa c’entra questo con la scuola tout court? Sa Gramellini in quanti e quali istituti di istruzione secondaria superiore si studia la filosofia? Tra le altre cose, se fosse vero quello che egli dice, i ragazzi degli istituti tecnici, per esempio, dovrebbero considerarsi fortunati di non essere esposti alla propaganda ideologica materialista, e infatti li vediamo tutti con i dialoghi platonici e Il piccolo Principe in mano. L’argomentazione è così debole che fa nascere il sospetto della pretestuosità. In realtà Gramellini, in linea con altri editoriali del suo giornale, dà il proprio contributo maldestro a tenere accesa la fiamma dell’ostilità nei confronti della scuola pubblica, cui vengono addossate colpe di ogni tipo, tra cui quella di ambire ad allevare covate di fanatici illuministi o, peggio ancora, marxisti.

Il guaio, però, è che quello che abbiamo ammesso sopra per amore di discussione è semplicemente falso, ed è incredibile che Gramellini abbia potuto diffondere una bufala così gigantesca. Non esiste, né potrebbe esistere, alcun nuovo manuale di filosofia attualmente in uso nella scuola pubblica italiana in cui si dedichi a Democrito uno spazio paragonabile a quello (giustamente) riservato a Platone. E per una ragione ineludibile. Neanche l’autore più fanaticamente materialista (illuminista o marxista) potrebbe sfuggire al vincolo costituito dal fatto che, come sa anche il più stonato degli studenti di terzo anno di un liceo, di Democrito non abbiano alcuna opera intera, mentre di Platone abbiamo tutte le (numerose) opere, e persino più di tutte, perché sotto il suo nome ci sono giunti alcuni testi scritti da altri. Un autore di manuali imbevuto di fisica delle particelle o di filosofia marxista deve arrendersi all’evidenza che i pur numerosi frammenti di Democrito possono riassumersi in poche pagine, mentre per riassumere anche solo i dialoghi platonici più imprescindibili occorrono decine di pagine. A meno che il nostro autore non sia Michel Onfray, il quale nel 2006 avviò la propria Controstoria della filosofia con un volume di filosofia antica in cui (nell’edizione italiana) a Democrito erano riservate una ventina di pagine, mentre a Platone ne erano riservate zero. Ma Onfray aveva progettato un’opera polemica e ideologicamente provocatoria, non un manuale destinato alla scuola italiana. Il sospetto è allora che Gramellini tradisca una sorta di falsa coscienza ideologica: tutti sanno che la realtà della manualistica filosofica italiana è quasi da sempre monopolizzata da approcci spiritualisti di matrice neoidealista e/o cattolica, e Gramellini inventa un “fatto” alternativo per mascherare questo stato di cose. È ben noto, infatti, che in Italia uno dei problemi culturali più radicati e diffusi è costituito dalla scarsa familiarità con la cultura laica e scientifica, a tutto vantaggio di uno spiritualismo estenuato e stagnante di impronta ormai quasi esclusivamente cattolica. Gramellini, pertanto, dovrebbe ricontrollare meglio i nuovi manuali di filosofia che crede di aver consultato per confezionare la sua imbarazzante bufala, perché è probabile che, senza saperlo, stava sfogliando copie del Necronomicon.

FOTO Wikipedia | Niccolò Caranti



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