Un Grammy Award tutto al femminile

I Grammy Awards di quest’anno sono stati tutti al femminile. Da Taylor Swift, che si conferma l’artista ad aver vinto più premi per l'album dell’anno nella storia, davanti a Frank Sinatra, Stevie Wonder e Paul Simon, alle più giovani Miley Cyrus, Dua Lipa, Billie Eilish, Victoria Monét, Lainey Wilson, fino alle artiste iconiche come Kylie Minogue, Annie Lennox, Wendy & Lisa e Tracy Chapman.

Giovanni Carbone

Il Grammy Award, il riconoscimento conferito dalla National Academy of Recording Arts and Sciences, nella sua edizione 2024, ha stravolto pezzi consistenti della liturgica rappresentazione di quello che viene considerato il corrispettivo degli Oscar in ambito musicale. Siamo alla sessantaseiesima edizione del premio nato nel 1959. La cerimonia di premiazione e le performance degli artisti, si sono svolte il 4 febbraio alla Crypto.com Arena di Los Angeles, presentate da Tervor Noah. Ed è stata un’edizione con un protagonismo femminile come mai si era registrato.
Non scontata, ma largamente prevedibile, la vittoria per il miglior album di Taylor Swift con il suo Midnights. Con questa affermazione, la superstar della musica di questo scorcio di secolo si è portata a casa anche un bel record, quello per il maggior numero di premi vinti da un singolo artista per l’album dell’anno, ben quattro. Erano arrivati ‘soltanto’ a tre gente come Frank Sinatra, Stevie Wonder e Paul Simon. A consegnarle il ‘grammofono’ è stata Céline Dion, e per lei meritatissima ovation dopo che già da qualche tempo aveva annunciato di essere affetta da una grave neuropatia.
Miley Cyrus è stata premiata per la registrazione dell’anno, Billie Eilish, si è aggiudicata invece il premio di canzone dell’anno con What was I mad for?, il brano principale del film Barbie. Premiata anche Dua Lipa, Victoria Monét (The Best New Artist), la cantante country Lainey Wilson e la popstar colombiana Karol G. Riceve un premio dopo ben vent’anni dal precedente Kylie Minogue con Padam Padam, per la migliore registrazione pop dance. Si è portata a casa un record anche la chitarrista e cantautrice americana Phoebe Bridgers che, con quattro vittorie, è l’artista più premiata di questa edizione dei Grammy Awards.
E questa parte, pur avendo una peculiarità mai vista tutta al femminile, rappresenta in qualche modo la sezione più convenzionale. Ma è stata emozione autentica ritrovare sul palco Annie Lennox. L’ex-Eurythmics, che ha eseguito un’intensa Nothing Compares 2 U di Sinead O’Connor, per omaggiare l’artista irlandese scomparsa lo scorso luglio a cinquantacinque anni. Insieme alla cantante inglese sul palco c’erano Wendy & Lisa, membri dei Revolution di Prince. Il brano è di quelli che lasciano il segno per la struggente intensità lirica: “Sono passate sette ore e 15 giorni/ Da quando ti sei portato via il tuo amore/ Esco tutte le sere e dormo tutto il giorno/ Da quando ti sei portato via il tuo amore/ Da quando te ne sei andato, posso fare quello che voglio/ Posso vedere chi scelgo/ Posso cenare in un ristorante elegante/ Ma niente/ Ho detto che niente può portare via questa tristezza/ Perché niente è paragonabile/ Niente è paragonabile a te…”
A concludere, l’appello di Annie per Gaza, contro le guerre: “Artisti per il cessate il fuoco, pace nel mondo”.
Oprah Winfrey ha introdotto un toccante ricordo di Tina Turner e Fantasia Barrino ha eseguito la trascinante Proud Mary, l’immortale brano dei Creedence Clearwater Revival universalmente conosciuto anche nella black version della cantante americana scomparsa lo scorso maggio.
Sul palco, una Tracey Chapman da brividi ha imbracciato la chitarra dopo anni di assenza. Completamente vestita di nero, la cinquantanovenne artista di Cleveland ha suonato, a trentasei anni di distanza dalla sua pubblicazione, il pezzo culto Fast car insieme all’artista country Luke Combs. Il pezzo è una pietra miliare nel repertorio della cantante, con quell’indimenticabile giro di chitarra acustica, le parole che parlano di conflitti, povertà, di sogni. «Hai una macchina veloce/ voglio un biglietto per qualsiasi posto/ Magari facciamo un accordo/ Forse insieme possiamo arrivare da qualche parte/ Qualsiasi posto è migliore/ Partendo da zero non ho niente da perdere/ Forse faremo qualcosa/ Io stesso non ho niente da dimostrare…»
Proprio Combs, prima dell’esibizione, ha detto “Tracy Chapman è un’icona e uno dei più grandi artisti che penso che ognuno di noi vedrà (…) È un momento che chiude il cerchio per me. Anche solo essere associato a lei, in ogni caso, mi fa sentire estremamente umile”. Tracey non è nuova ai Grammy, poiché proprio con questo brano se n’era aggiudicato uno nel 1989 come canzone dell’anno.
Di cose notevoli a questi Grammy ce ne sono state tante, dagli U2 ad un sempreverde Billy Joel, alla vincitrice del ‘Best folk album’ grazie al disco live Joni Mitchell at Newport. La cantante canadese, per la prima volta in sessant’anni di carriera, si è esibita dal vivo alla cerimonia dei Grammy con Both sides, now. Per lei standing ovation.

CREDITI FOTO:  ANSA / ALLISON DINNER



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