Grecia, l’ex leader di Alba Dorata escluso dalle elezioni ma i neofascisti sono più compatti di prima

Sulla base di un provvedimento ad hoc approvato dal Parlamento, il 2 maggio scorso la Corte Suprema ha deciso di bandire dalle elezioni il Partito Nazionale fondato da Ilias Kasidiaris, ex leader di Alba Dorata ritenuta organizzazione criminale dal 2020. Ma intanto la platea di estrema destra si è ricompattata, per la prima volta dal declino di Alba Dorata.

Alessio Giussani

Uscendo dal tribunale di Atene il 7 ottobre 2020, Magda Fyssas ha alzato le mani al cielo davanti alla folla festante, lasciandosi andare a un grido liberatorio: “Ce l’hai fatta, figlio mio!” Per oltre sette anni, la donna aveva atteso giustizia per il figlio Pavlos, noto alla scena rap ateniese come Killah P, assassinato a sangue freddo dai militanti neonazisti di Alba Dorata il 18 settembre 2013. Dopo oltre cinque anni di processo, i giudici avevano appena dichiarato il partito un’organizzazione criminale.
In quella giornata storica per la Grecia, i commentatori più saggi predicavano cautela, invitando a non interpretare la sentenza come una sconfitta definitiva dell’estrema destra. Quel che nessuno poteva immaginare è che quel giorno sul banco degli imputati si trovava l’uomo destinato a dare nuova linfa al neonazismo greco.
Ilias Kasidiaris, condannato a 13 anni di carcere in quanto dirigente di Alba Dorata, aveva fondato pochi mesi prima il partito Greci per la Patria (poi ribattezzato Partito nazionale – Greci) che dal 2020 ha aumentato stabilmente i propri consensi, mostrando di poter superare facilmente la soglia di sbarramento del 3% alle elezioni del 21 maggio.

Sulla base di un provvedimento ad hoc approvato dal Parlamento, il 2 maggio scorso la Corte Suprema ha deciso di bandire dalle elezioni il Partito Nazionale. Ma intanto la platea di estrema destra si è ricompattata, per la prima volta dal declino di Alba Dorata.

Da Youtube fin (quasi) al Parlamento
Prima di essere eletto in parlamento nel 2012, Kasidiaris aveva fatto strada in Alba Dorata come ideologo, scrittore e addetto all’addestramento militare dei camerati. Nel suo curriculum non mancano violenze, islamofobia, antisemitismo e apologie di Hitler e del nazismo. L’omicidio di Pavlos Fyssas ha contribuito in modo decisivo a smuovere l’opinione pubblica e il sistema giudiziario riguardo alla natura della compagine, ma non è stato il primo episodio di violenza commesso dagli affiliati ad Alba Dorata. Il 17 gennaio 2013, due militanti dell’organizzazione uccisero a coltellate, nel centro di Atene, il lavoratore pakistano Shehzad Luqman; il gesto, avrebbero poi sancito i giudici, era motivato dall’odio razziale. I migranti erano il bersaglio preferito dei neonazisti, che erano soliti organizzare distribuzioni di cibo per soli greci e assaltare le bancarelle gestite da stranieri ai mercati. Un gruppo di pescatori egiziani e alcuni attivisti sindacali aggrediti nella zona del Pireo erano scampati alla morte per miracolo.

Quando è stata dichiarata fuorilegge nel 2020, Alba Dorata aveva ormai perso gran parte del suo appiglio sulla società greca, restando fuori dal parlamento alle elezioni dell’anno precedente. Ma per anni il partito ha continuato a mietere consensi, nonostante la violenza e gli omicidi: nel 2016, Kasidiaris si era candidato a sindaco di Atene, raccogliendo il 16% dei voti.

Durante il processo contro l’organizzazione (quello di secondo grado è ancora in corso), Kasidiaris si è distinto per l’arroganza mantenuta anche di fronte ai giudici. Dal suo ingresso nel carcere di Domokos, l’ex parlamentare non ha mai smesso di fare politica. Attraverso il proprio canale Youtube arringa la folla digitale e mobilita i suoi accoliti, che mese dopo mese sono cresciuti inesorabilmente: gli iscritti al canale sono oggi 136 mila.
I video servono anche da autopromozione editoriale, visto che Kasidiaris continua a sfornare libri dai titoli magniloquenti come Il dogma dei sette mari e Crociata contro l’Islam. Nella sua più recente fatica letteraria, La Grecia appartiene ai greci, l’ex parlamentare spiega come fermare la “sostituzione etnica” in corso, che minaccerebbe i greci di diventare minoranza in casa propria entro il 2050.
Usando i colloqui legali come pretesto, gli avvocati di Kasidiaris registravano le conversazioni telefoniche con il loro assistito, per poi pubblicarle su Youtube. Le invettive dell’ex parlamentare si scagliano contro l’immigrazione clandestina, pontificano sulla politica estera e celebrano il “nuovo vento di catarsi e purificazione” che soffia in Europa con le vittorie della destra.
Solo nelle ultime settimane il flusso di video si è interrotto, con ogni probabilità non per scelta di Kasidiaris ma del governo, deciso a impedire che l’ex parlamentare soffi sul fuoco dell’estremismo dei propri sostenitori in prossimità delle elezioni. Ma le mosse tardive di Nuova Democrazia lasciano più di qualche perplessità, e sembrano soprattutto il frutto di un calcolo elettorale.

I calcoli di Nuova Democrazia
Nell’exploit elettorale di Alba Dorata, i media tradizionali hanno avuto un ruolo di primo piano. Dando spazio a estremisti e picchiatori, le TV private greche hanno contribuito in modo decisivo alla loro legittimazione pubblica. L’ascesa del nuovo partito di Kasidiaris è passata invece dai media digitali, ma una parte della responsabilità è da attribuire alla politica. Nonostante numerose inchieste giornalistiche abbiano evidenziato il trattamento di favore ricevuto in carcere dall’ex portavoce di Alba Dorata, il governo ha atteso l’avvicinarsi delle elezioni per intervenire – quando ormai il Partito Nazionale era riuscito a costruirsi una base solida.
I media di opposizione hanno denunciato gli interessi del governo di Mitsotakis nel non alienare gli ambienti di estrema destra. Negli ultimi anni, Nuova Democrazia ha infatti attinto a piene mani dall’elettorato della destra radicale, e ha accolto nei propri ranghi vari politici con un passato di estremismo. Prima di passare nel centrodestra, diversi ministri del governo Mitsotakis avevano militato nel partito populista di estrema destra LAOS. Il ministro degli interni Makis Voridis, che ad aprile ha presentato l’emendamento anti-Kasidiaris, negli anni ‘80 era stato membro anche nell’EPEN, movimento fondato in carcere dall’ex dittatore Georgios Papadopoulos.
Ma c’è anche una lettura più pratica dell’emendamento anti-Kasidiaris: la presenza del Partito Nazionale alle urne avrebbe reso più difficili i piani di Nuova Democrazia di governare in autonomia. Per le regole elettorali greche, il numero di partiti che accedono al parlamento ha infatti una ricaduta sul premio di maggioranza destinato al primo partito nell’eventualità di una seconda tornata elettorale dopo quella del 21 maggio.
Nonostante il cambio di rotta su Kasidiaris, il partito di Mitsotakis non rinuncia a dialogare con la destra dura e pura. Due deputati di Soluzione Greca si sono ritirati dalle liste del partito dopo essere stati accusati di trattare con Nuova Democrazia in vista delle elezioni, previste per il 21 maggio prossimo.

L’estrema destra senza Kasidiaris

Secondo alcuni sondaggi, il partito di Kasidiaris avrebbe potuto raccogliere più del 4,5% alle urne, con la consapevolezza (acquisita negli anni di Alba Dorata) che quando si parla di destra radicale i sondaggi vanno quasi sempre rivisti al rialzo.
Con l’uscita di scena elettorale di Kasidiaris, non è chiaro come si comporteranno i suoi irriducibili. L’offerta politica non manca: tra i 50 partiti che hanno presentato le loro liste per le elezioni – quasi il doppio rispetto al 2019 – ci sono tante formazioni minori che potrebbero catalizzare i voti della destra neofascista.

Uno dei partiti papabili è l’EAN, guidato dall’ex sostituto procuratore della Corte Suprema Anastasios Kanellopoulos. Nelle scorse settimane, Kanellopoulos aveva accettato di guidare formalmente il partito di Kasidiaris alle urne per aggirare il divieto. Ma poi il governo ha cambiato nuovamente le regole per estromettere del tutto il Partito Nazionale, inducendo l’ex procuratore a sfruttare la visibilità improvvisa per ripiegare sulla propria creatura, l’EAN, rimasta fino a quel momento nel regno dell’irrilevanza.
Anche l’astensionismo di molti elettori neofascisti resta plausibile, visto che il consenso del Partito Nazionale era inscindibile dalla figura di Kasidiaris.
SYRIZA, il principale partito di opposizione, ha accusato Nuova Democrazia di trasformare Kasidiaris in un martire, e di aver introdotto un precedente pericoloso che potrebbe in futuro essere usato contro i partiti “scomodi”. Dopo averne facilitato l’ascesa, il governo uscente spera invece di aver frammentato la base del Partito Nazionale, assicurandosi che la destra extraparlamentare rimanga tale dopo il 21 maggio.

CREDITI FOTO: EPA/ORESTIS PANAGIOTOU – L’ex deputato greco Ilias Kasidiaris (L) presso la Corte d’appello di Atene, dove ha subito il processo in secondo grado, ad Atene, 14 dicembre 2022.



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