Grillo e il suo osceno video per “difendere” il figlio

Maria Mantello

Tempo fa, sul suo blog-sito, Beppe Grillo pubblicò l’immagine del dipinto di Francisco Goya, Saturno-Crono che divora i suoi figli.

Un’immagine terrea e ferina, che il capo dei 5 stelle, ostentava per ribaltare a suo vantaggio l’accusa di fagocitare i suoi figli: le creature-parlamentari del movimento politico da lui creato, pretendendone l’assoluta obbedienza.

Ebbene, con la pubblicazione di quel famoso dipinto, Beppe Grillo affermava in una prova di forza proiettivo – comunicativa la potenza del suo potere assoluto, esaltandone le dinamiche della fascinazione imbonitrice che chiama e sviluppa consenso: per timore, vantaggio, autoconvinzione. Come a dire sono io Crono. Il padre padrone. E allora?

In questa prospettiva, potrebbe forse essere approfondita la dinamica dello psico-dramma odierno di Grillo che questa volta dal suo sito entra in scena per “difendere” il figlio accusato di violenza e stupro.

Un video osceno nella sua rabbiosa stereotipia misogino-sessista nel cliché: ma quale stupro, quale vittima, la ragazza era consenziente.

Un video osceno, che non ha nulla a che fare col dolore di un padre (certuni così lo stanno giustificando).

Al contrario, anche in questa occasione nel crescendo di “mio figlio non ha fatto niente”… culminato in quel “arrestate me”, Grillo sembrerebbe ancora imbrigliato nell’archetipo di Crono fino a identificare il figlio col proprio sé. Creatura-prodotto… anche educativo?

[Foto Flickr Giovanni Favia (CC BY-SA 2.0)]



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