Guerra e nonviolenza. Una replica

Il responsabile del Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera di Viterbo risponde a un articolo di Antonio Vigilante.

Peppe Sini

Egregio direttore,
leggo nel sito della sua pregiata rivista un articolo di un suo valente collaboratore dal titolo “La nonviolenza si è fermata” in cui, polemizzando con un mio breve scritto, tra altre cose che qui tralascio mi si addita alla pubblica riprovazione come una sorta di silente complice dello scellerato autocrate russo che ha scatenato l’abominevole guerra in Ucraina.
Scrive infatti il suo collaboratore che il sottoscritto “evita accuratamente di parlare di Putin”.
È una cosa non vera.
In quel mio scritto, di appena 25 righe, la terza riga invita a “continuare a denunciare la criminale follia di chi la guerra ha scatenato”.
E questa opinione ho sostenuto in innumerevoli interventi scritti o pronunciati in tutte le manifestazioni pubbliche cui ho preso parte; ritrovo la trascrizione del mio intervento alla prima manifestazione pubblica contro la guerra svoltasi sul finire del febbraio 2022 nella città in cui risiedo, si apre con queste parole: “La guerra scatenata dall’autocrate russo contro la popolazione ucraina è un crimine mostruoso e un’abissale follia”.
Ovviamente le mie opinioni possono essere criticate finanche con tutta l’asprezza che l’interlocutore ritiene opportuna: le opinioni vengono espresse appunto per essere discusse; ma che per amor di polemica mi si attribuisca il contrario di quello che penso e dico, questo offende non solo la mia persona, ma la verità.

Poiché sono anch’io un affezionato lettore della sua rivista fin dal primo numero, mi sono permesso di scriverle per segnalarle questo palese errore in cui è incorso un autore le cui opere che ho letto ho apprezzato (e le cui migliori qualità non ritrovo in questo suo intervento), e per pregarla di dare notizia ai lettori di questa smentita.
Se poi qualche lettore volesse anche sapere cosa effettivamente sostenevo in quello scritto, lo riproduco qui in calce; breve com’è, la sua lettura non richiede molto tempo.

Cosa possiamo (e dobbiamo) realmente fare contro la guerra in corso in Europa?

Certo, continuare a soccorrere, accogliere, assistere tutte le vittime.
Certo, continuare a recare aiuti umanitari a tutte le vittime.
Certo, continuare a denunciare la criminale follia di chi la guerra ha scatenato.
Certo, continuare a denunciare la criminale follia dei governi che, invece di adoperarsi per far cessare la guerra e le stragi di cui essa consiste, alimentano l’una e quindi le altre.
Certo, continuare a denunciare il pericolo estremo e immediato che la guerra divenga mondiale e nucleare e distrugga l’intera umana famiglia riducendo a un deserto l’intero mondo vivente.
Certo, continuare a denunciare che la guerra sempre e solo uccide gli esseri umani,  sempre e solo uccide gli esseri umani,  sempre e solo uccide gli esseri umani.
Certo, continuare ad esortare chi nella guerra è attivamente coinvolto a cessare di uccidere, a deporre le armi, a disertare gli eserciti, a obiettare a comandi scellerati, a rifiutarsi di diventare un assassino.
Certo, continuare a ricordare che salvare le vite è il primo dovere di tutti gli esseri umani e di tutti gli umani istituti.

Tutto ciò è buono e giusto, ma non basta.
Occorre fare anche altre cose che solo noi qui in Europa occidentale possiamo e dobbiamo fare.
E le cose che possiamo e dobbiamo fare sono queste:
1. Con l’azione diretta nonviolenta fino allo sciopero generale contrastare anche qui la macchina bellica, l’industria armiera, i mercanti di morte, la follia militarista, i governanti stragisti: paralizzare i poteri assassini occorre.
2. Con l’azione diretta nonviolenta fino allo sciopero generale imporre ai governi europei di mettere il veto ad ogni iniziativa della Nato, l’organizzazione terrorista e stragista di cui i nostri paesi tragicamente fanno parte: paralizzare immediatamente i criminali della Nato occorre, e successivamente procedere allo scioglimento della scellerata organizzazione.
3. Con l’azione diretta nonviolenta fino allo sciopero generale imporre ai governi europei di cessare di armare ed alimentare la guerra e sostenere invece l’impegno per l’immediato cessate il fuoco ed immediate trattative di pace.
4. Con l’azione diretta nonviolenta fino allo sciopero generale imporre ai governi europei di restituire all’Onu la funzione e il potere di abolire il flagello della guerra.
5. Con l’azione diretta nonviolenta fino allo sciopero generale imporre ai governi europei la pace, il disarmo, la smilitarizzazione.
6. Con l’azione diretta nonviolenta fino allo sciopero generale imporre ai governi europei una politica della sicurezza comune dell’umanità intera fondata sulla Difesa popolare nonviolenta, sui Corpi civili di pace, sulle concrete pratiche che inverino l’affermazione del diritto alla vita, alla dignità e alla solidarietà di tutti i popoli e di tutte le persone.
7. Con l’azione diretta nonviolenta fino allo sciopero generale imporre ai governi europei una politica comune di attiva difesa dell’intero mondo vivente prima che la catastrofe ambientale in corso sia irreversibile.

È questa la nostra opinione fin dall’inizio della tragedia in corso.
Ci sembra che senza queste azioni nonviolente la guerra, le stragi e le devastazioni non saranno fermate.
Troppi esseri umani sono già stati uccisi per la criminale follia dei governanti.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi per la salvezza comune dell’umanità intera.
Sia massima universalmente condivisa la regola aurea che afferma: agisci nei confronti delle altre persone cosi’ come vorresti che le altre persone agissero verso di te.
Salvare le vite è il primo dovere.
Solo la nonviolenza può salvare l’umanità dalla catastrofe.

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

Viterbo, 7 aprile 2023

***

È vero, Sini scrive: “continuare a denunciare la criminale follia di chi la guerra ha scatenato”. Ma evita di nominare Putin, che è quello che io ho scritto. E dal contesto del suo testo si potrebbe perfino dedurre che non sia stato Putin a scatenare la guerra, visto che poi se la prende con la Nato. In ogni caso il punto centrale del mio articolo, a cui Sini nella sua replica non risponde, era un altro: l‘idiozia di chiamare allo sciopero generale per fermare la guerra. Senza che tale chiamata abbia la minima base reale.
Antonio Vigilante

 

 

Foto Flickr | Hedrok



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