Guerra e/o pace: il dilemma della religione

Indaghiamo la salda relazione tra religione e la guerra: quanto la prima determina la seconda?

Massimo de Bonfils

Dalle pagine di MicroMega si è già affrontato questo argomento, sul lato filosofico-politico in Guerra e pace, oggi di Giuseppe Panissidi e sul lato psicologico in Perché la guerra? di Teresa Simeone. Ritengo che anche il lato religioso meriti attenzione, perché l’influenza delle grandi Religioni avrebbe potuto essere certamente più determinante sulla Storia e sulle opinioni delle masse di quanto lo siano mai state le idee di Kant, Hegel, Feuerbach, Schopenhauer, Freud ed Einstein messi insieme. Lungo i secoli la Religione ha potuto disporre di milioni di ministri religiosi formati per educare e convincere i miliardi di fedeli che pure li hanno ascoltati; ebbene, con quali risultati? Dopo duemila anni di apostolato dei cristiani e millequattrocento anni di Islam dovremmo aver raggiunto chissà quali vette etiche, e invece…
Secondo la World Book Encyclopedia (ed. 1970) “Non c’è mai stato un popolo che non avesse qualche forma di religione”. D’altronde, per gli storici Will e Ariel Durant, “La guerra è una delle costanti della storia”. Si tratta di due costanti inquietanti: Guerra e Religione. C’è qualche relazione fra loro?

Lionel Casson, in Ancient Egypt, spiega che, in quella che fu una delle prime potenze mondiali, “Agli dèi veniva offerto un tributo per ogni vittoria militare; e spinti dalla brama di ricchezze ancora maggiori, i sacerdoti divennero assetati di conquiste militari quanto i faraoni.
Nell’antica Assiria W. B. Wright disse che “Era dovere della nazione combattere, e i sacerdoti fomentavano incessantemente la guerra. Essi vivevano in gran parte del bottino della vittoria.
Nell’antica Roma i soldati portavano in battaglia insegne che recavano gli emblemi dei loro dèi; un’enciclopedia racconta che “Non era insolito che un generale ordinasse di gettare nelle file nemiche un’insegna per rendere più impetuoso l’assalto dei suoi soldati incitandoli a ricuperare ciò che per loro era forse la cosa più sacra che ci fosse sulla terra”.
Il cristianesimo non riuscì a cambiare le cose, neppure dopo i suoi primi mille anni di apostolato. Anne Fremantle, in Age of Faith, osserva che “Di tutte le guerre che l’uomo ha combattuto, nessuna è stata intrapresa con maggiore zelo di quelle indette a favore di una fede. E di queste ‘guerre sante’, nessuna è stata più sanguinosa e più lunga delle crociate cristiane del Medioevo”.

Abbonati a MicroMega

Dopo altri mille anni nulla era ancora cambiato. Negli anni ’70 del secolo scorso la rivista Time dichiarava che “Combattimenti e uccisioni sotto il vessillo religioso proseguono con violenta persistenza. Protestanti e cattolici romani nell’Ulster si uccidono in una specie di inutile moto perpetuo… Arabi e israeliani stanno tesi sull’orlo di una disputa territoriale, culturale e religiosa”. Pochi decenni dopo, vi sarebbero stati nuovi massacri nelle ex repubbliche iugoslave, come pure in paesi asiatici.
Fatto inconcepibile, persone che si definiscono cristiane spesso vanno in guerra contro membri della loro stessa religione. In questo modo, sia cattolici che protestanti hanno ucciso propri fratelli sui campi di battaglia della 1.a e 2.a guerra mondiale, nello stesso modo in cui oggi gli ortodossi si combattono fra loro in Ucraina. A quest’ultimo proposito, alcuni articoli riportano:
“Il capo della Chiesa Ortodossa Russa, il patriarca Kirill, non ha detto una parola contro l’aggressione della Russia. […] La propaganda promossa dalla Chiesa riguardo all’Ucraina viene usata da Putin per giustificare la guerra” (EUobserver, 7 marzo 2022).
“La dichiarazione più esplicita fatta dal patriarca Kirill per giustificare l’invasione dell’Ucraina consiste nel descrivere il conflitto come parte di una lotta contro il peccato” (AP News, 8 marzo 2022).
“Lunedì il capo della Chiesa Ortodossa Ucraina, il metropolita Epifanio I di Kiev, ha affermato che la Chiesa benedice chiunque vada a ‘combattere contro gli invasori russi’. […] Ha anche detto che uccidere i soldati russi non è peccato” (Jerusalem Post, 16 marzo 2022).

“Noi [il Consiglio ucraino delle chiese (UCCRO)] sosteniamo le forze armate dell’Ucraina e chiunque appoggi questo paese, benediciamo quello che fanno per difendere l’Ucraina dagli aggressori e preghiamo per loro” (Dichiarazione dell’UCCRO, 24 febbraio 2022). Va detto che l’UCCRO è il Consiglio ucraino delle chiese e delle organizzazioni religiose e comprende 15 chiese che rappresentano gli ortodossi, la Chiesa Cattolica Romana e Greca, i protestanti, le denominazioni evangeliche, gli ebrei e i musulmani.
Sì, i fatti parlano chiaro. La religione ha sostenuto e a volte addirittura fomentato le guerre.
Lo storico cattolico E. I. Watkin ha ammesso che “Per quanto sia doloroso ammetterlo, non possiamo, negli interessi di una falsa edificazione o di una disonesta lealtà, negare o ignorare il fatto storico che i vescovi hanno regolarmente sostenuto tutte le guerre combattute dal governo del loro paese. In effetti non conosco un solo caso in cui la gerarchia di una nazione abbia condannato una guerra dichiarandola ingiusta . . . Quale che sia la teoria ufficiale, in pratica la norma seguita in tempo di guerra dai vescovi cattolici è stata ‘Il mio paese ha sempre ragione’”.

I cattolici, però, non sono stati i soli a comportarsi così. Un editoriale del Sun di Vancouver (Canada) osservava che “Il protestantesimo non può in nessun modo dichiararsi estraneo a queste divisive spinte nazionalistiche. Che la chiesa segua la bandiera è una debolezza comune forse a tutte le religioni organizzate… Quale guerra è stata mai combattuta senza che entrambi i contendenti sostenessero che Dio era dalla loro parte?”.
Davvero nessuna! Harry Emerson Fosdick, ecclesiastico protestante, ammise che “Perfino nelle nostre chiese abbiamo messo le bandiere di battaglia… Con un angolo della bocca abbiamo onorato il Principe della pace e con l’altro abbiamo glorificato la guerra”.
Alcuni rappresentanti delle Chiese hanno cercato di prendere le distanze dalla realtà ma alla semplice domanda: “È giusto che le religioni che asseriscono di seguire Gesù Cristo incoraggino i fedeli ad andare in guerra?” hanno offerto risposte imbarazzate e contraddittorie.

Ad esempio, La Nuova Europa (organo dell’ortodossia russa) nel redazionale Cosa fa un cristiano quando c’è la guerra? cita Igumeno Nektarij Morozov: “Il cuore trabocca di dolore, di un dolore che non c’è modo di alleviare. E di senso di colpa, perché ci sentiamo impotenti ad arrestare quanto sta avvenendo. Ci si vorrebbe riaddormentare, nella speranza di accorgersi, al risveglio, che si è trattato solo di un brutto sogno”.
Difficili equilibrismi si riscontrano anche fra i protestanti, come scrive Antoine Nouis (Voceevangelica.ch): “Di fronte alla guerra sono possibili due reazioni. La prima è profetica e ricorda il comandamento ‘non uccidere’ e il suo sviluppo nonviolento nel Vangelo, quando il Sermone sul monte esorta a porgere la guancia destra quando ci percuotono quella sinistra … La seconda posizione è pragmatica. Prende atto del fatto che il male esiste e che una società deve fermarlo. Anche il diritto alla sicurezza è un diritto umano. Il Vangelo chiama a essere cittadini responsabili, in particolare di fronte al male. I pragmatici hanno riflettuto sui criteri di intervento con la famosa teoria della guerra giusta… È difficile giustificare la guerra in nome di Dio”.

Ulteriori difficili equilibrismi li vediamo fra i cattolici, come testimonia Franco Monaco (Settimananews.it): “Quella del rapporto tra i cristiani e la guerra è questione antica che oggi si ripropone facendo registrare divisioni che non devono sorprendere. Più specificamente, una divisione si è prodotta sul diritto alla difesa armata e, in concreto, sul rifornimento di armi alla resistenza ucraina. … Dunque, si spiega un legittimo pluralismo delle opinioni tra i cristiani … La comprensione delle ragioni per le quali, nel quadro di una comune e impegnativa tensione alla pace, si dà una legittima pluralità di opinioni anche tra cristiani su come regolarsi circa la guerra in corso gioverebbe alla qualità (e persino al tenore fraterno) del confronto”.
Ebbene, se anche su un argomento così luminoso come la guerra ci si permette di dire che un cristiano dovrebbe “confrontarsi” per decidere se sostenerla o meno, siamo all’assurdo.
Papa Francesco ha poi spiazzato tutti gli equilibrismi di certi cattolici quando ha affermato: “La guerra giusta non esiste (16 ottobre 2022, Huffingtonpost.it)”. Una affermazione forte, questa di un pontefice infallibile in materia di dottrina della fede. Forte ma curiosa, perché smentisce quella di Papa Pio X, un altro pontefice altrettanto infallibile che, nel suo Catechismo Maggiore promulgato nel 1905 e dedicato alla catechesi degli adulti, ove all’art. 405 ha affermato l’esatto contrario: “Domanda: Vi sono dei casi in cui sia lecito uccidere il prossimo? Risposta: È lecito uccidere il prossimo quando si combatte una guerra giusta”. Da notare che Pio X non è uno dei papi delle Crociate, ma del ‘900! Pochi anni dopo questa sua affermazione centinaia di cappellani militari si sentirono autorizzati a benedire armi e militari nella 1.a guerra mondiale, durante la quale cattolici italiani e austriaci si sarebbero sparati addosso. Intendiamoci, Papa Pio X non disse nulla di rivoluzionario, anzi: secoli di eserciti papalini del Regno della Chiesa e altrettanti secoli di politica estera papale avevano sostenuto esattamente la stessa cosa. Il rivoluzionario, semmai, è stato Papa Francesco.

Se solo potessero esprimersi, chissà che ne direbbero decine di Pontefici suoi predecessori: Urbano II, Eugenio III, Gregorio VIII, Clemente III, Innocenzo III, Onorio III, Gregorio IX, Innocenzo IV, Alessandro IV, Urbano IV, Clemente IV e Gregorio X?  Per non parlare delle imprese belliche delle Leghe Sante volute da Paolo III, Pio V e Innocenzo XI. Infine brilla luminoso l’entusiasmo con cui papa Gregorio XIII accolse la notizia del massacro degli Ugonotti nella Notte di San Bartolomeo: il pontefice fece cantare un Te Deum di ringraziamento, celebrare l’evento coniando una medaglia con la propria effigie per e commissionare al pittore Giorgio Vasari una serie di affreschi raffiguranti il massacro, tuttora presenti nella Sala Regia dei Palazzi Vaticani. Difficile pensare che tutti questi si sbagliassero, anche se si tratta solo di Pratica cristiana.
Ma parlando della Dottrina Cristiana della Guerra Giusta, in cui sanno e sostengono di essere infallibili, chiediamoci: quale papa infallibile ha fallito, Papa Francesco o Papa Pio X? Qualunque risposta è destabilizzante.
Che fatica; a questo punto il disgusto e l’indignazione riempie i nostri cuori. Eppure è sin dai tempi di Cristo che i veri cristiani hanno luminose ragioni per non andare in guerra:
– Ubbidienza a Dio. La Bibbia dice dei servitori di Dio: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri” e “non impareranno più l’arte della guerra” (Isaia 2:4, CEI).
– Ubbidienza a Gesù. Gesù disse all’apostolo Pietro: “Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada periranno di spada” (Matteo 26:52). Comandò anche di “non far parte del mondo’ rimanendo assolutamente neutrali nelle questioni politiche (Giovanni 17:16).
– Amore per gli altri. Gesù comandò ai discepoli di amarsi gli uni gli altri (Giovanni 13:34, 35). Così avrebbero dato vita a una famiglia internazionale in cui nessuno avrebbe mai fatto guerra contro i propri fratelli in fede (1 Giovanni 3:10-12).

E questo fu esattamente il comportamento che i primi cristiani seppero dare, anche a costo della vita o della libertà. La Encyclopedia of Religion and War afferma: “I primi seguaci di Gesù rifiutavano la guerra e il servizio militare riconoscendo che ciò era incompatibile con l’etica di Gesù basata sull’amore e con il comando di amare i propri nemici. Similmente, il teologo tedesco Peter Meinhold disse dei primi discepoli di Gesù: Essere cristiano e soldato era considerato inconciliabile”.
Quanto lontano il Cristianesimo ha condotto i suoi fedeli! E l’Islam non può certo dichiararsi estraneo a questo problema; basti ricordare gli 8 anni di guerra Iran-Iraq (1980-1988), uno dei più lunghi, sanguinosi e inutili conflitti della storia fra musulmani in Medio Oriente. Eppure anche loro riconoscono Cristo come un profeta e i suoi insegnamenti come fondamentali.
Triste sorpresa, davvero, scoprire che le Religioni avrebbero avuto i mezzi per educare e convincere le persone lungo i secoli a vivere senza Guerre. Ma hanno preferito fare altro.
Qualcuno ha detto che ogni guerra lascia in un paese tre eserciti: un esercito di mutilati, un esercito di vedove e un esercito di ladri. Moltiplichiamo tutto questo per tutte le nazioni, tutti i secoli e tutte le guerre appoggiate (se non addirittura fomentate) dalla Religione: che grandioso risultato! E Cristo dovrebbe approvare?
Cristo, in una situazione identica, già stigmatizzò il simile fallimento della classe sacerdotale del suo tempo applicando loro Isaia 29:13: “Invano continuano ad adorarmi, perché insegnano come dottrine comandi di uomini” (Marco 15:7-9).

 

FOTO CREDITS Getty Images | Jorisvo



Ti è piaciuto questo articolo?

Per continuare a offrirti contenuti di qualità MicroMega ha bisogno del tuo sostegno: DONA ORA.

Altri articoli di Massimo de Bonfils

Un grande amore, quello fra la religione e l’arte, la cui fine lascia interdetti. Fu vero amore o uno sfruttamento?

La musica classica è morta. Rilanciarla significherebbe risollevare la cultura e l'economia.

Altri articoli di Cultura

Al via la raccolta fondi per finanziare il progetto di archiviazione digitale dell’opera del grande vignettista Sergio Staino

Il libro “L’Iran in Fiamme” di Arash Azizi racconta delle instancabili lotte del popolo iraniano dell’ultimo secolo contro i regimi.