Inna Shevchenko: “L’Ucraina sta combattendo questa guerra per l’Europa!”

La fondatrice delle Femen denuncia: “Putin non si fermerà qui”. E chiede armi e aiuti umanitari per il suo Paese.

Colette M. Schmidt

L’intervista sulla guerra in Ucraina a Inna Shevchenko, fondatrice delle Femen, è stata pubblicata su Der Standard
Come sta lei e la sua famiglia?
La mia famiglia è intrappolata da cinque giorni tra casa loro, dove riceve coperte e cibo, e il rifugio antiaereo. La città dove vive è nei pressi della Crimea annessa alla Russia. Lì la guerra è iniziata subito in modo molto violento. Nel giro di soli cinque giorni la loro vita è completamente cambiata: cinque giorni fa era tranquilla e normale, come la mia in Francia. È davvero difficile capire cosa stia succedendo: sono state bombardate case, intere città, in molti sono già stati uccisi, è stata causata tanta sofferenza e intere vite sono state distrutte in soli cinque giorni, e questo è solo quello che sento dalla mia famiglia, non quello che vedo nei notiziari. Mio nipote di 14 anni ha ricevuto l’altro ieri un messaggio da un insegnante che diceva che una compagna di scuola era stata uccisa insieme a tutta la sua famiglia mentre cercavano di scappare in macchina.

Come vive il modo in cui si parla della guerra sui media in Europa?
Si parla di guerra sullo sfondo di ragionamenti politici e questioni ideologiche, ma qui si tratta di vite umane. Vi parlo anche per disperazione, e mi appello alle persone nell’UE perché facciano pressione sui loro governi. Questa guerra è un atto di vendetta per il fatto che l’Ucraina ha combattuto per la sua indipendenza per tre decenni.

Cosa si aspetta ora dall’UE e dagli stati della NATO? Un intervento attivo nella guerra, l’invio di armi?
L’Ucraina sta combattendo questa guerra per l’Europa! Putin non si fermerà qui. Lui stesso ha detto che considera l’indipendenza delle ex repubbliche sovietiche un errore. Domenica ha minacciato un attacco nucleare, che altro serve? Naturalmente, questo è anche un segno della sua debolezza, perché non si aspettava che l’Ucraina combattesse, e sembra che la sua stessa leadership militare abbia troppa paura di lui per dirgli che le cose non si risolveranno così rapidamente come si aspettava. Non sono un’esperta di guerra, ma è chiaro che le sanzioni non saranno sufficienti. A Putin non importa se il suo stesso popolo soffre. L’Ucraina ha bisogno di armi. In alcuni villaggi la gente ferma i carri armati con le biciclette, una cosa inimmaginabile! E naturalmente ha bisogno di aiuti umanitari. Molte persone non hanno nemmeno più abbastanza cibo per i loro bambini.

E di un intervento militare attivo cosa ne pensa?
Io stessa mi sorprendo a dire queste parole, ma escluderei completamente l’intervento militare come ultima risorsa indebolirebbe la pressione su Putin.

Il mondo è scioccato dal fatto che Putin abbia effettivamente attaccato. Lei è rimasta sorpresa?
No. Putin non è impazzito all’improvviso, fin da quando è salito al potere si è accanito prima sulla Cecenia, poi sulla Georgia, adesso sull’Ucraina. Non può accettare un paese vicino democratico e libero perché teme che prima o poi la gente in Russia gli si rivolterebbe contro. Tollera solo dittature fantoccio sottomesse a lui, come in Bielorussia, dove ha deliberatamente indebolito l’opposizione.

Molti industriali in Europa hanno fatto buoni affari con la Russia di Putin e molti insistono sul business come costruttore di ponti, alcuni sostengono addirittura che Putin quando arrivò al potere più di vent’anni fa era un riformatore. Cosa risponde?
Che Putin intendeva instaurare il suo regime fin dall’inizio e sbarazzarsi del sistema di Boris Eltsin, e che solo in questo senso lo si può chiamare un riformatore. Ma Putin non è un partner commerciale, è una minaccia. Basta ascoltare i suoi discorsi del 2000 e del 2003. È sempre stato un paranoico uomo del KGB con un enorme desiderio di potere e influenza e un criminale di guerra. Francamente, da persona perseguitata da uno dei suoi burattini dittatoriali, l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovych, e  la cui famiglia è ora bombardata da Putin, sono profondamente ferita quando la gente tenta di imbellettare le proprie relazioni con Putin.

Il vostro attuale presidente Volodymyr Zelens’kyj sta impressionando il mondo in questo momento con i suoi discorsi e la sua perseveranza a Kiev. L’ha sorpresa?
Zelens’kyj non è il mio presidente. Ho ottenuto asilo politico in Francia da circa dieci anni e lui è diventato presidente nel 2019. Ma sì, sembra che – mentre nel mondo sempre più politici diventano pagliacci – qui un pagliaccio è diventato un vero leader. Questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per le persone in tutti gli Stati, anche in Francia. Nel senso che non è vero che uno vale l’altro e che non importa chi si vota e se si vota, perché invece quella persona che è stata eletta potrebbe ritrovarsi un giorno a gestire una crisi. Zelens’kyj è entrato in politica senza nessuna esperienza, e forse proprio per questo si sente molto vicino alla gente. Riflette il comportamento coraggioso dei civili comuni, ma se sia in grado poi di ricostruire l’Ucraina, non saprei dirlo.

Nel frattempo, Putin definisce gli ucraini nazisti.
Naturalmente in Ucraina, come in ogni Paese, ci sono i progressisti, i conservatori e anche i nazionalisti. Ma la stessa elezione di Zelens’kyj mostra quanto sia assurdo il mito di Putin di voler “denazificazificare” dell’Ucraina. L’Ucraina ha eletto come presidente un ebreo i cui nonni hanno vissuto l’Olocausto sulla propria pelle. I partiti di estrema destra ucraini hanno ottenuto circa il cinque per cento in quelle elezioni, un partito neonazista non ha ottenuto neanche un mandato in parlamento: direi che in Germania e in Austria la situazione è diversa, no? Oggi, intere comunità ebraiche in Ucraina stanno fuggendo dagli attacchi di Putin, che lui chiama “denazificazione”. E gli ucraini hanno anche dato una mano a sconfiggere il nazismo.

Lei ha molti legami con il mondo artistico e intellettuale russo. Alcuni di loro, come anche le femministe e gli omosessuali, sono stati perseguitati da Putin per decenni. Qual è l’umore in quegli ambienti oggi?
Gli unici che possono fermare Putin sono i russi. Troppo a lungo sono rimasti a guardare, troppo a lungo lo hanno tollerato e rieletto. Sono profondamente disillusa e delusa dall’opposizione in Russia. È bello che alcune migliaia di persone stiano manifestando in questi giorni a San Pietroburgo e nel resto della Russia, ma non è niente in proporzione a questo enorme paese. So che quando manifestano rischiano di andare in prigione per 15 giorni, ma questo non è niente in confronto a quello che la gente in Ucraina sta affrontando così coraggiosamente in questo momento. Fino a cinque giorni fa non avevo mai pensato di voler tornare in Ucraina, ma quando vedo quello che sta succedendo lì ora, il desiderio di essere lì è estremamente forte. È così per molti ucraini in tutto il mondo in questo momento, io sono solo una di loro.
(traduzione dal tedesco di Cinzia Sciuto)

CREDIT FOTO: Un’attivista del movimento femminile FEMEN fermata davanti alla stazione ferroviaria centrale di Kiev, Ucraina, 22 febbraio 2022. EPA/ZURAB KURTSIKIDZE

Voci da Kiev sotto assedio: i podcast di Valerio Nicolosi

 



MicroMega non è più in edicola: la puoi acquistare nelle librerie e su SHOP.MICROMEGA.NET, anche in versione digitale, con la possibilità di scegliere tra vantaggiosi pacchetti di abbonamento.

Altri articoli di Mondo

Uno degli slogan della propaganda russa per giustificare la guerra è “Liberare il Donbas”. Una ricostruzione della storia di questa regione.

Il “mito imperiale” e l’idea della “Grande Russia” propagandate da Putin hanno origine in una precisa e articolata elaborazione ideologica.

Bisogna evitare azioni e dichiarazioni che si prestano a manipolazioni da parte della Russia e della Chiesa ortodossa russa.