“Il futuro della smilitarizzazione sta nel fermare la macchina da guerra russa”. Intervista a Vitaliy Dudin

Secondo il capo dell'organizzazione socialista democratica ucraina Sotsyalnyi Rukh, la sinistra dovrebbe cambiare radicalmente la propria analisi della guerra: non dovrebbe tollerare l'imperialismo di Putin e dovrebbe sostenere pienamente il diritto del popolo ucraino all'autodeterminazione.

Federico Fuentes

L’intervista, uscita originariamente sul sito australiano Green Left, si è svolta il 6 aprile [quindi prima delle ultime vicende che riguardano la città di Mariupol]. Vitaliy Dudin, capo dell’organizzazione socialista democratica ucraina Sotsyalnyi Rukh (“Movimento sociale”), ha risposto da Čerkasy.

È molto difficile avere un quadro attendibile di ciò che sta accadendo in Ucraina. Qual è la sua valutazione a sei settimane dall’inizio dell’invasione di Putin? Vede qualche prospettiva per la fine della guerra di qui a breve?
L’invasione della Russia rappresenta una grave minaccia all’esistenza dell’Ucraina come Stato indipendente. Senza dubbio, possiamo dire che la guerra in corso è la più devastante che abbiamo visto [in Ucraina] dalla Seconda guerra mondiale.
Diverse regioni – Černihiv, Donetsk, Charkiv, Cherson, Lugansk, Mykolaïv, Sumy e Zaporižžja – sono state convertite in teatri di azioni militari, con carri armati e artiglieria che bombardano le città. L’esercito russo ha persino attaccato città nell’Ucraina occidentale, nelle regioni di Leopoli, Rivne e Volyn’, lanciando missili dall’aria e dal mare.
Circa 6 mila civili sono stati uccisi. Le azioni militari hanno tolto la vita a decine di migliaia di soldati di entrambe le parti. Circa 5 milioni di persone hanno perso il lavoro, principalmente perché tanti luoghi di lavoro sono stati bombardati. Quasi 10 milioni di persone sono state costrette a fuggire per motivi di sicurezza e centinaia di migliaia hanno perso la casa.
Molte città del nord, dell’est e del sud sono attualmente, o lo erano fino a poco tempo fa, sotto la brutale occupazione russa. Ma gli invasori non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi strategici.
Hanno occupato solo una grande città – Cherson – e stanno cercando di assaltare Mariupol, che sta subendo un blocco disumano e bombardamenti a tappeto. Quasi tutti gli edifici della città sono stati danneggiati, comprese le infrastrutture mediche.
Le truppe russe sono state fermate nella maggior parte delle direzioni e hanno subìto perdite significative in termini di soldati e veicoli. Gli ucraini hanno dimostrato di essere disposti a reagire con coraggio, anche senza armi moderne come sistemi antiaerei, caccia e missili.
Ecco perché credo che l’esercito russo non abbia la forza per schiacciare l’esercito ucraino e perché le azioni militari potrebbero essere bloccate, almeno in alcune regioni. Il governo di Putin ha molte risorse, ma il popolo ucraino è disposto e pronto a resistere.
Al momento, l’esercito sta respingendo gli invasori in diverse direzioni, principalmente nelle regioni di Kiev e Černihiv. Città come Ivankiv, Bucha e Hostomel’, occupate e saccheggiate nelle prime settimane di guerra, sono state liberate.
Ma non dobbiamo sottovalutare il pericolo: l’invasione russa ha causato vaste distruzioni, gli attacchi missilistici continuano a causare devastazioni su larga scala e hanno rinvigorito l’offensiva nel Donbass.
Penso che la guerra continuerà finché Putin sarà al potere. Fino a quel momento possiamo solo prevedere un cessate il fuoco parziale. Il destino dell’Ucraina dipende dalla battaglia per Mariupol.

Può darci un’idea del tipo di resistenza (armata e non) in cui sono impegnati gli ucraini. Che ruolo giocano all’interno della resistenza la sinistra, come il Movimento Sociale, e i sindacati?
In primo luogo, centinaia di migliaia di ucraini si sono uniti alle Forze armate del Paese e alla Difesa territoriale, che è integrata nelle Forze armate. Queste ultime stanno attualmente combattendo in prima linea con tutte le armi a disposizione, mentre la Difesa territoriale protegge principalmente le città.
Alcuni attivisti del Movimento Sociale, così come molti membri dei sindacati, si sono uniti alla Difesa territoriale come volontari. Vale la pena ricordare che decine di anarchici e socialisti hanno formato una propria unità all’interno della Difesa territoriale, chiamata Comitato di Resistenza.
In secondo luogo, molti attivisti di sinistra stanno aiutando come volontari nel rifornimento dell’esercito o nella presa in carico dei bisogni umanitari delle persone. Una delle iniziative più efficaci in tal senso è Operation Solidarity, che è riuscita a garantire rifornimenti alla sinistra militante. Siamo anche impegnati per soddisfare le esigenze dei membri sindacali che prestano servizio nell’esercito. Abbiamo anche lavorato con l’ong di infermieri Be Like Nina e li abbiamo aiutati a ottenere medicinali per gli ospedali che si prendono cura dei soldati feriti.
Terzo, vediamo che molte persone stanno protestando contro gli invasori nelle città occupate. Non siamo coinvolti in tale attività, ma la sosteniamo. Naturalmente, è molto pericoloso perché le proteste pacifiche possono essere represse dai soldati russi armati. Tale resistenza dimostra che le persone sono contrarie alla “liberazione” che cerca di trasformare le loro città in zone grigie.
In quarto luogo, noi come Movimento Sociale continuiamo ad agire come un’organizzazione politica. Cerchiamo di contrastare la propaganda russa e di invitare il nostro popolo a combattere per un’Ucraina libera e giusta.

Molta attenzione è stata data al battaglione Azov e ad altre forze neonaziste. Qual è la loro reale influenza? Quale ruolo svolgono? È preoccupato che l’estrema destra – in Ucraina e all’estero – uscirà più forte da questa guerra, tanto più a lungo essa si trascinerà?
Penso che il ruolo dell’estrema destra sia stato sopravvalutato. Come dimostrato dal fantasmagorico modo in cui la Russia ha cercato di giustificare la sua invasione e i suoi crimini di guerra.
Prima del 24 febbraio, Azov riuniva circa 1.000 persone che si trovavano a Mariupol e non facevano nulla, perché erano integrate nella Guardia Nazionale dell’Ucraina. Dopo l’invasione sono stati mitizzati per il loro ruolo nella difesa di Mariupol, insieme alle unità delle Forze armate. È un modo bizzarro di smantellare un’agenda nazionalista di estrema destra, no?
Miliziani di estrema destra hanno commesso atti di violenza per le strade, ma queste azioni possono essere in qualche modo paragonate alle uccisioni di massa che sono risultate dai bombardamenti e dalla campagna di terrore condotta durante l’occupazione?
Certo, potrebbero diventare più forti, ma se ciò accadesse sarebbe colpa della Russia.
I nazionalisti radicali esistono in Ucraina, nella loro nicchia specifica, come in molti altri Paesi. Le loro attività rappresentano un problema per la società ucraina, non per la Russia o per la pace internazionale.
L’estrema destra in Ucraina è stata tollerata principalmente a causa delle esigenze di difesa dello Stato. Il governo ha chiuso un occhio sugli attacchi dei nazionalisti radicali nel momento in cui questi ultimi hanno rappresentato un aiuto per le esigenze di difesa.
Questi nazionalisti radicali hanno svolto un ruolo nel proteggere e servire l’élite oligarchica e il suo regime. Ma la loro influenza politica è molto limitata e per lo più giocano un ruolo molto circoscritto.
Per ora, i nazionalisti radicali stanno giocando un ruolo meno importante rispetto alle proteste di Maidan del 2014, perché migliaia di persone comuni stanno prendendo le armi. Più ucraini hanno le armi necessarie per difendersi, e più la sinistra internazionale sostiene l’Ucraina, minore sarà l’influenza dell’estrema destra nel Paese.
Il modo migliore per neutralizzare il problema del nazionalismo radicale in Ucraina è indebolire le mire imperialiste della Russia. Coloro che rifiutano di esprimere solidarietà all’Ucraina a causa dell’esistenza di nazionalisti radicali non hanno nulla a che fare con i princìpi e le idee contro la guerra.

In che modo l’invasione ha influito sul conflitto nell’Ucraina orientale e, più in generale, sulle relazioni tra ucrainofoni e russofoni?
L’invasione di Putin ha gravemente danneggiato le relazioni tra il popolo russo e quello ucraino ma, allo stesso tempo, ha determinato una sorta di consolidamento nella società. Dopo il 24 febbraio, anche le persone che nutrivano qualche illusione sul ruolo progressista della Russia sono diventate nemiche convinte di Mosca.
Possiamo dire che questa tragedia ha unito le persone. Chi vive nella parte occidentale dell’Ucraina è disposto ad aiutare i rifugiati dall’est e sta mostrando il proprio sostegno.
Allo stesso tempo, alcune persone hanno perseguito un’agenda di esclusione ed estremismo, sostenendo che le persone di lingua russa sono “agenti di Putin”. Sappiamo che la cultura russa sarà associata alla cultura degli oppressori per molto tempo (fino a quando il regime di Putin non sarà rovesciato dai cittadini russi). Ma siamo pronti a contrastare ogni forma di discriminazione linguistica o culturale e auspichiamo che prevalga la solidarietà.
Abbiamo anche visto che la gente comune nelle sedicenti repubbliche del Donbass è stanca di essere usata da Mosca nella guerra contro gli ucraini. Naturalmente, la maggior parte di loro considera il russo come lingua madre, ma non desidera rinunciare alla propria vita. Anche in mezzo a questa storia orribile, c’è il potenziale per la reintegrazione.

Data la situazione, alcuni pensano che il miglior risultato possibile sia che l’Ucraina negozi e rinunci alle sue ambizioni di adesione alla Nato. Come risponde a coloro che la pensano così? Più in generale, come vede il Movimento Sociale la questione della Nato e il suo ruolo in questa guerra?
Innanzitutto, pensiamo che qualsiasi intenzione di entrare a far parte della Nato non possa giustificare l’invasione russa. Si tratta di una questione che attiene al campo del dibattito interno e della sovranità nazionale.
In secondo luogo, consideriamo la Nato come un club dei Paesi più ricchi e dei loro stretti alleati. Per l’Ucraina sarebbe meglio sviluppare relazioni con tutti i Paesi e garantirsi una reale indipendenza.
Terzo, è importante rendersi conto dell’impatto che la questione della Nato ha avuto sulla vita politica ucraina. La prospettiva dell’adesione era molto vaga: la Nato non ha mai garantito che ciò sarebbe avvenuto. Quindi un “orientamento atlantico” è sempre stato più un pio desiderio da parte del governo che altro, mentre per il popolo si è trattato di una reazione al trauma collettivo e alla paura della guerra del 2014.
La Nato avrebbe potuto offrire all’Ucraina l’adesione molto tempo fa, invece ha promesso un qualche tipo di cooperazione, che ha solo reso l’Ucraina vulnerabile. Crediamo che l’Alleanza atlantica abbia svolto il ruolo di spettatore passivo in questa guerra. Sembra che sia più interessata a valutare la forza dell’esercito russo.

Ci sono state molte discussioni sulla questione dell’invio di armi all’Ucraina, con alcuni che affermano che contribuirebbe solo alla rimilitarizzazione dell’Europa e al rafforzamento della Nato. Altri dicono che porterà a uno scenario come quello dell’Afghanistan negli anni Ottanta, con gli ucraini usati per ottenere l’obiettivo degli Stati Uniti di indebolire la Russia. Qual è la posizione del Movimento Sociale?
Non vedo alcun motivo per un simile dibattito. Parlare di rischi di rimilitarizzazione in Europa è totalmente infondato, perché c’è una completa asimmetria tra Ucraina e Russia. Il futuro della smilitarizzazione sta nel fermare ora la macchina da guerra russa.
Le questioni di sicurezza dovrebbero destare forte preoccupazione. Qualsiasi smilitarizzazione che ignori la sicurezza del popolo, il suo diritto a difendersi e giustifichi il blocco della resistenza contro l’aggressione imperialista è moralmente sbagliata.
L’Ucraina ha bisogno di armi per difendere se stessa e il resto d’Europa. Abbiamo bisogno di armi e jet antiaerei per proteggere i civili, perché le persone muoiono a causa dei missili e degli attacchi aerei.
Voglio sottolineare che tali armi non cambieranno la natura della guerra: non consentiranno all’esercito ucraino di eliminare i nemici lontani, ma piuttosto aumenteranno la loro potenza di fuoco nel combattimento ravvicinato.
Più unità militari russe vengono distrutte, più stabile sarà la pace che otterremo. È semplice, come durante la guerra contro il Terzo Reich. La Russia giustifica la sua aggressione anche con un’ideologia etnonazionalista. È una minaccia forte e reale che deve essere affrontata.
È importante tenere presente che molti lavoratori ucraini si stanno arruolando nell’esercito. Dovremmo armarli, in modo che possano tornare vivi alle loro case e avere la forza di continuare la guerra di classe contro gli avidi oligarchi.

Al di là della questione delle armi, che tipo di solidarietà crede sia necessaria per garantire una pace autentica per l’Ucraina?
Chiediamo a tutti di esercitare pressioni sui rispettivi governi affinché questi garantiscano la cancellazione del debito e forniscano aiuti finanziari incondizionati per la ricostruzione dell’Ucraina, come parte di un cosiddetto “Nuovo Piano Marshall”.
Si può inoltre inviare qualsiasi tipo di aiuto (compresi kit medici, giubbotti antiproiettile, caschi).
Ma la cosa più specifica che la sinistra può fare è cambiare radicalmente la propria analisi della guerra. Non dovrebbe tollerare l’imperialismo di Putin e dovrebbe sostenere pienamente il diritto del popolo ucraino all’autodeterminazione.

(traduzione dall’inglese di Ingrid Colanicchia)

* L’articolo è uscito originariamente sul sito australiano Green Left il 6 aprile 2022 con il titolo “Ukrainian socialist: ‘The future of demilitarisation lies in stopping Russia’s war machine now’”.

Credit Image: © Anna Voytenko/Ukrinform via ZUMA Press Wire



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