Dalla parte dell’Ucraina

OPINIONI | "Se non fossi così vecchio, così stanco e pure mezzo cieco aderirei a una nuova Brigata Giustizia e Libertà che vada in soccorso degli eroici combattenti per la libertà ucraina".

Pierfranco Pellizzetti

«O che noia codesta tua santità»
Euripide – Ippolito coronato

Cara MicroMega,
con molta franchezza: i recenti commenti all’invasione russa dell’Ucraina di Emiliano Brancaccio e Tomaso Montanari, apparsi nel sito, mi risultano particolarmente irritanti. Un tentativo fuori luogo di atteggiarsi ad anime belle, l’uno attraverso la critica anti-capitalistica e l’altro praticando la ragione pacifista. Posizioni rispettabilissime se non significassero non prendere posizione. Se poi vogliamo cerchiobottisticamente ricordare la lista fetida e sanguinolenta di responsabilità occidentali non ho difficoltà a convenirne. Resta il fatto che in questo momento in Ucraina stanno avvenendo stragi di inermi che non accennano a interrompersi.

Qui tutte le analisi e le opinioni pubblicate su MicroMega sulla guerra in Ucraina

Che c’entra – mi riferisco al postcomunista Brancaccio – porre al centro dell’analisi “la centralizzazione geopolitica dei capitali”, come se si trattasse di un dibattito accademico sul sistema-Mondo al Fernand Braudel Center o una discussione con Wolfgang Streeck sull’attuale divorzio tra democrazia e capitale, quando ci troviamo davanti alla riapparizione del volto demoniaco del potere; della forza che calpesta le ragioni altrui. Certo, lo scenario è stato apparecchiato dalla collusione tra un impero morente (gli USA) e uno morto e sepolto (l’URSS), dai saccheggi nell’Est europeo dopo il sisma catastrofico del 1989, dalla lotta per la sopravvivenza tra democrazie post-democratiche e democrature autocratiche. Il tutto gestito da un ottantenne sonnacchioso e da un settantenne affetto da deliri d’onnipotenza e contestuali insicurezze; lubrichi entrambi come le pulsioni libidinose di un Berlusconi.

Ma quale utilità allo stop della tragedia in corso – caro Brancaccio – può derivare dalla ricetta da lei avanzata di un’Italia consacrata “a un neutralismo attivo e pacifista”. Roba che risultava stantia già quando la proponeva l’equilibrista Palmiro Togliatti al tempo della Guerra Fredda. Ipotizza forse una seconda Conferenza di Bandung 1955 dei Paesi non allineati, in assenza del presidente Sukarno, Nasser e del Maresciallo Tito, mentre il ridisegno geopolitico del mondo oscilla tra nuove centralizzazioni e il caos sistemico di cui ci parlava Giovanni Arrighi? E mentre prosegue l’approccio accademico al dramma odierno vi stupite se gli ucraini vaffano tanto i pensierosi europei, che ripetono quanto sono preoccupati, come i gigioni alla Mario Draghi?

Lo stesso vale per le ansie di martirio del cattolico irenico Montanari, intento a ripeterci il mantra che “ripudiare la guerra significa lavorare per non crearne le premesse”. Tutto questo mentre a Kiev si spara e si muore. Ma Tomaso Montanari si chiede che cosa sarebbe successo se gli ucraini invece di difendere la loro terra si fossero convertiti alla non-violenza sdraiandosi davanti ai cingolati russi?

Visto che cita nel suo infervorato intervento Virginia Woolf 1938, grande donna per grande donna mediti su quanto ci dice Hannah Arendt 1969; che ci insegna ciò che a Montanari risulta ostico capire: l’importanza di contestualizzare. «Se la gandhiana strategia della resistenza non violenta, così potente ed efficace, si fosse scontrata con un diverso avversario – la Russia di Stalin, la Germania di Hitler, oppure il Giappone di prima della guerra, anziché l’Inghilterra – il risultato non sarebbe stato la decolonizzazione, ma il massacro e la sottomissione».

Del resto l’idea dei nostri partigiani pentiti dall’aver liberato armi in pugno l’Italia e salvato l’onore del nostro popolo se la sogna solo Montanari. Non era quanto me ne dava diretta testimonianza mio zio, comandante della brigata Garibaldi “Coduri”, arrestato sulla spiaggia d Sestri Levante nell’immediato dopoguerra mentre caricava su un cargo di antifranchisti catalani casse di armi che i suoi partigiani – come tanti altri resistenti – non avevano reso. A seguito di una denuncia da parte delle anime belle del PCI togliattiano. Ricordo ancora il suo risentimento contro i compagni e lo smacco di essere arrestato da un poliziotto in divisa che mesi prima proprio lui aveva arrestato quando quello indossava una camicia nera.

E poi il Montanari – cultore del lascito di Pietro Calamandrei e dintorni – come se la mette con le Brigate Giustizia e Libertà costituite nel 1936 dai fratelli Rosselli – di cui faceva parte anche Leo Valiani – per accorrere nella Spagna in piena guerra civile; a soccorso della Seconda Repubblica contro i nazionalisti guidati dal generale Francisco Franco? Irredimibili guerrafondai pure loro?

Forse pensa di cavarsela con la distinzione da tomista aristotelico per cui “è giusto inviare mezzi di difesa e non di offesa”. Ma che cos’è questo fantasioso strumento che difende ma non offende? Forse una pistola che spara proiettili di borotalco? Con cui Montanari potrebbe imbellettarsi in un’aura di santità e politicamente corretto.

Da parte mia lo dico con molta franchezza: se non fossi così vecchio, così stanco e pure mezzo cieco aderirei a una nuova Brigata Giustizia e Libertà che vada in soccorso degli eroici combattenti per la libertà ucraina.

Credit foto: Berlino, 26 febbraio 2022. ANSA EPA/CLEMENS BILAN



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