L’ora più buia

Quanto sta accadendo è il primo passo verso un disastro che sarà nuovo perché niente nella storia accade due volte. Eppure, sarà anche molto familiare.

Irena Grudzińska Gross

È stato il discorso più terrificante che abbia sentito nel corso della mia vita adulta. Quei 28 minuti hanno attivato la memoria che ho ereditato della distruttività della guerra. La calma con cui Putin ha parlato era plumbea. Anche il fatto che fosse seduto dietro una scrivania, con telefoni low-tech alla sua sinistra mostrava la sua determinazione. Non ho bisogno di mettermi in mostra, di alzare la voce, sembrava dire. In effetti, ha leggermente alzato la voce solo alla fine del suo discorso. Per il resto è stato solo risoluto.

Ha appena scatenato una guerra. Naturalmente, la guerra era già in corso da tempo e sembra che il discorso sia stato registrato un paio di giorni prima. L’ho ascoltato quando a Kiev e Kharkov si sentivano già le esplosioni. Eppure era una specie di rivelazione, in parte esplicitata, in parte suggerita. Si è rivolto a tre interlocutori: gli Stati Uniti, gli ucraini e i russi. Ha formulato molto chiaramente le sue lamentele e i suoi piani per il prossimo futuro. Abbiamo subìto un torto, ha detto, siamo stati costretti a fare quello che stiamo facendo e, se interferirete, useremo armi estreme contro di voi. Fate attenzione.

Per i primi dieci minuti del suo discorso, l’Ucraina non è stata nemmeno menzionata. Sì, ha iniziato nominando il Donbass, ma poi ha parlato degli Stati Uniti e dell’accerchiamento della Russia da parte della Nato. Il nemico era l’Occidente. La storia degli affronti contro la Russia è stata molto lunga. Per trent’anni, ha detto, abbiamo cercato di impedire l’avvicinamento ai nostri confini di forze militari ostili, ma siamo andati incontro solo a bugie e disprezzo. Siamo stati rovinati dalla mancanza di volontà, che è stata la ragione per cui l’Unione Sovietica è crollata. Dovrebbe esserci di lezione oggi.

L’equilibrio delle forze nel mondo è svanito, ha detto. Gli Stati Uniti sono il leader dell’Occidente, costituito dai satelliti che eseguono i suoi ordini. (La parola “Europa” non è stata pronunciata). Subito dopo il crollo dell’Urss, “l’Occidente collettivo” ha fatto i suoi sforzi per distruggere la Russia. Si è dichiarato vittorioso nella guerra fredda. E ha iniziato ad agire da vincitore. Pensa al bombardamento di Belgrado. Ricorda l’Iraq, la Libia, la Siria, il terrorismo che ne è risultato, le massicce migrazioni. Dove l’Occidente impone il suo sistema di valori c’è distruzione, menzogna, una nazione muore. E a questo punto, al dodicesimo minuto del suo discorso, è tornato agli anni Quaranta e al momento bellico più toccante della storia russa: la seconda guerra mondiale. Il Paese non era preparato, il prezzo che pagò fu molto alto. Non faremo più questo errore.

Poi, al quindicesimo minuto, l’Ucraina appare come un anello nell’accerchiamento della Russia qualora si verificasse l’allargamento della Nato al suo territorio. Ciò metterebbe in pericolo l’esistenza stessa della Russia. È la nostra linea rossa che è stata superata. Al diciassettesimo minuto compare la questione Donbass e Lugansk. Per otto anni abbiamo cercato di risolvere pacificamente quella situazione, alla fine siamo costretti a muoverci contro il regime nazionalista e nazista sostenuto dall’Occidente. Vogliono ucciderci proprio come hanno fatto durante la guerra. Aspettano di attaccarci. Non lo permetteremo.

Il discorso si è aperto con il tono di un buon padre di famiglia – “Cari compatrioti, cari amici” – ma si è concluso con dure minacce. Se l’Occidente interferisce, ci saranno conseguenze senza precedenti. (Di certo mi ha fatto pensare, e non solo a me, alle armi nucleari.) Le minacce erano anche dirette contro le forze “nazionaliste e naziste” all’interno dell’Ucraina, forze cui l’Occidente ha reso possibile prendere il Paese e commettere un genocidio. Stiamo venendo per voi.

La terza minaccia era diretta contro i russi contrari a questa guerra. Era l’indicazione di un ulteriore controllo sulla dissidenza interna. Alla fine, sembrando sincero, ha detto: noi stessi non vogliamo occupare l’Ucraina. Ci limiteremo a smilitarizzarla e denazificarla. E a sottoporre a giudizio coloro che hanno commesso crimini contro i suoi abitanti. Il principio della nostra azione è la libertà, la libertà di scelta per le persone in Ucraina. Non stiamo attaccando l’Ucraina, stiamo difendendo la Russia. Quindi, chiedo agli ucraini di deporre le armi e di tornare a casa. E chiedo ai membri del nostro Paese multinazionale di difendere la Russia. Per mostrare il loro amore.

Dopo la minaccia dell’uso di mezzi senza precedenti (non sperimentati nella storia) contro il nemico, Putin ha fatto una pausa significativa e ha detto: “Spero di essere stato ascoltato”. Io l’ho ascoltato sicuramente. E ho capito che il castello di carte dei nostri ultimi trent’anni è stato abbattuto. Che niente sarà più lo stesso e che i tempi migliori appartengono al passato. Che, mentre calpesta l’Ucraina, Putin guarda dritto agli Stati Uniti. E che è stato fatto il primo passo verso un disastro che sarà nuovo perché niente nella storia accade due volte. Eppure, sarà anche molto familiare. La violenza, come Medusa, ci guarda da dietro le parole di Putin. Speriamo che non ci trasformi in pietra.

(traduzione dall’inglese di Ingrid Colanicchia)

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Credit Image: © Vichan Poti/Pacific Press via ZUMA Press Wire

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