Hamas va sradicato ma Netanyahu va processato. Basta “due pesi e due misure”

Perché, se l'organizzazione integralista islamica Hamas è considerata terrorista, Netanyahu, che per anni ha permesso e facilitato i finanziamenti ai terroristi di Hamas da parte del Qatar, non è processato come fiancheggiatore del terrorismo? Nessun grande intellettuale italiano ed europeo ha avuto il coraggio di denunciare l'appoggio di Netanyahu a Hamas, un fatto di gravità inaudita. Netanyahu, considerato ancora come capo di una democrazia occidentale, viene sempre messo al di sopra della legge e viene sempre assolto dai suoi peccati. Continuo a non capire come gli intellettuali italiani ed europei possano giustificare la colonizzazione degli uni e condannare l'invasione degli altri. È ipocrisia, conformismo, ignoranza, dogmatismo o malafede? Ma la legge, anche quella internazionale, non dovrebbe valere per tutti?

Enrico Grazzini

Che cosa si deve condannare di più, l’invasione della Russia in Ucraina o l’occupazione illegale delle terre palestinesi da parte di Israele, sancita formalmente dall’Assemblea dell’Organizzazione delle Nazioni Unite? Quale delle due invasioni è più contro il diritto internazionale? Altra domanda, ancora più drammatica: chi dobbiamo piangere di più, le decine di bambini israeliani sgozzati e bruciati dai guerriglieri di Hamas o le centinaia di bambini e minorenni bombardati dall’aviazione di Benjamin Netanyahu, il primo ministro di Israele? Personalmente il mio pianto e il grido di orrore e di indignazione va per ogni bambino e per innocente ucciso, a qualsiasi nazionalità o religione appartenga. Attualmente il popolo di Gaza viene bombardato indiscriminatamente e preso per fame e per sete a causa del brutale terrorismo di Hamas. È moralmente e giuridicamente giusto e legittimo? È politicamente produttivo? Non è fondato credere che questo fomenterà altra rivolta e altro terrorismo? Altra domanda: perché, se l’organizzazione integralista islamica Hamas è considerata terrorista, Netanyahu, che per anni ha permesso e facilitato i finanziamenti ai terroristi di Hamas da parte del Qatar, non è processato come fiancheggiatore del terrorismo? Sono numerosissime ormai le autorevoli e chiare testimonianze, riportate anche dal prestigioso quotidiano Haaretz, che dimostrano come Netanyahu abbia promosso l’ascesa della terrorista Hamas per contrastare Abū Māzen, presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e per sabotare così gli accordi di pace di Oslo e la costituzione di due Stati, quello di Israele e quello di Palestina. Netanyahu ha diviso Gaza di Hamas dalla Cisgiordania palestinese di Abū Māzen, e così facendo ha raggiunto il suo scopo da quando è entrato in politica: sopprimere ogni possibilità di costituire uno Stato per i palestinesi. Ma nessun grande intellettuale italiano ed europeo (per non parlare naturalmente dei politici) ha avuto il coraggio di denunciare l’appoggio di Netanyahu a Hamas, un fatto di gravità inaudita. Proibito criticare il manovratore. Appare chiaro che solo gli israeliani democratici hanno avuto il coraggio e l’intelligenza di criticare i loro capi mentre i maître-à-penser occidentali tacciono di fronte a fatti di enormi gravità quando si tratta di criticare Israele. La verità è che né Netanyahu – che per circa 16 anni è al governo del Paese – né i terroristi di Hamas hanno mai voluto la pace. Tutti hanno puntato alla distruzione dell’altro. Così l’ANP, l’unica organizzazione che cercava una pace possibile e di compromesso, è stata coscientemente eliminata dai giochi da entrambi le parti. E tuttavia Netanyahu, considerato ancora come capo di una democrazia occidentale, viene sempre messo al di sopra della legge e viene sempre assolto dai suoi peccati.

Continuo a non capire come molto intelligenti e acuti intellettuali italiani ed europei possano giustificare la colonizzazione degli uni e condannare l’invasione degli altri. È ipocrisia, conformismo, ignoranza, dogmatismo o malafede? Ma la legge, anche quella internazionale, non dovrebbe valere per tutti? E poi è ingiusto, assurdo e illogico affermare che l’ONU, che ovviamente condanna il terrorismo ma altrettanto ovviamente sottolinea la profonda radice storica dei conflitti in corso, sia diventata improvvisamente inutile o addirittura “comunista”. In realtà l’organizzazione intergovernativa è diretta, come noto, dai 5 Grandi (USA, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna) che siedono nel Consiglio di Sicurezza e che hanno diritto di veto. Quindi se gli Stati Uniti non fanno passare le mozioni contro la colonizzazione delle terre palestinesi e la Russia di Vladimir Putin non fa passare le risoluzioni contro l’invasione dell’Ucraina, la colpa non è dell’ONU e del suo attuale Segretario, il portoghese António Guterres, ma dei governi americano e russo. Se Israele non ha mai rispettato le decine di risoluzioni dell’Assemblea dell’ONU contro l’occupazione dei territori palestinesi e la segregazione dei palestinesi sulle loro terre, la colpa non è dell’ONU ma dei governi israeliani. L’ONU è un’organizzazione intergovernativa che può essere efficace solo se i principali Paesi del mondo sono d’accordo: altrimenti, se questi si fanno la guerra, è inutile, ingiusto e assurdo darle la colpa della sua impotenza. L’ONU è e sarà sempre solamente un’utile camera di confronto diplomatico e uno strumento di potenziale compensazione dei conflitti che affliggono il globo. Nulla di più, nulla di meno: è inutile o ipocrita piangere sulla sua impotenza.

Israele ha naturalmente tutto il diritto – e anzi ha il dovere – di difendersi dal terrorismo e dai suoi aggressori: personalmente io passerei subito per le armi tutti i terroristi che fanno strage e uccidono con premeditazione degli innocenti. Ma non c’è bisogno di essere un fine intellettuale o un grande statista politico per capire che, se ci si difende dal terrorismo con il terrore di massa, la guerra non finirà mai; e che le azioni belliche indiscriminate dello Stato ebraico contro la massa della popolazione palestinese si rivolgono contro il suo popolo. Le lezioni dell’Iraq e dell’Afghanistan evocate dal presidente americano Joe Biden sono chiare anche per i ciechi. Le guerre per vendetta che uccidono solo degli innocenti sono criminose e perdenti. Generano solo altre guerre. Difendersi è sacrosanto: ma dopo tante guerre e i conflitti degli ultimi decenni tra Israele e palestinesi la pace può essere raggiunta solo tentando di fare la pace.
Ci sono verità fattuali e incontestabili che nessuno dice e che quasi tutte le grandi firme dei media mainstream, specie in Italia, vogliono nascondere: a partire dalla “guerra dei sei giorni” del 1967 Israele ha continuato a rosicchiare nuove terre della Cisgiordania e a segregare il popolo palestinese in Gaza come in Cisgiordania e a emarginare gli arabi al suo interno. Gaza è stata abbandonata come “una prigione a cielo aperto”. Gli insediamenti colonici in Cisgiordania sono circa 280, alcuni ufficiali mentre altri autonomi e nemmeno riconosciuti da Tel Aviv, e ospitano quasi mezzo milione di persone. La colonizzazione ha comportato e continua a comportare l’espropriazione di case e terreni a danno degli abitanti autoctoni palestinesi, che sono anche fortemente limitati nella libertà di movimento.
Pare assurdo ma sembra che nessun media mainstream dica chiaramente la verità sulla situazione del conflitto israeliano-palestinese. Tutti dichiarano che gli arabi non vogliono riconoscere Israele ma pochissimi ricordano che Israele non ha mai dichiarato i suoi confini; e che il 18 luglio del 2018 ha approvato dopo molte polemiche una legge che, per la prima volta nella sua storia, definisce ufficialmente lo Stato di Israele come “la casa nazionale del popolo ebraico” (alla Knesset 62 contro 55 hanno votato per lo Stato ebraico). Israele è non solo diventata il rifugio naturale e meritato degli ebrei oppressi ma uno stato confessionale e colonialista, supportato dall’impero americano che ha bisogno di suoi “amici” diretti nella regione dell’Islam e del petrolio. Il problema è che Israele non ha mai voluto definire i suoi confini, e anzi li definisce solo con le armi: occupa illegalmente, ovvero contro il diritto internazionale, dei territori non suoi, e su quei territori insedia sempre di più le sue colonie, confiscando violentemente la terra, le case, i campi coltivati al popolo palestinese. Israele ha tutto il diritto di difendersi, ma non ha, o non dovrebbe avere, il diritto di conquistare con le armi nuovi territori e di non tentare mai soluzioni di compromesso.

Quale è l’intellettuale italiano che ha osato criticare la “democratica” legge del 2018 che ha valore quasi-costituzionale – in Israele non esiste una Costituzione – che afferma che “la realizzazione del diritto di autodeterminazione nazionale in Israele è unica per il popolo ebraico”; che proclama “Gerusalemme unita come capitale”; e l’ebraico come unica lingua ufficiale, dimenticando ogni diritto per il popolo arabo? Soprattutto, secondo questa legge, “Lo stato guarda allo sviluppo dell’insediamento ebraico come un valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuovere la sua realizzazione e consolidamento”. Quale è l’intellettuale che ha criticato il fatto che Israele non dichiara i suoi confini? Quale è l’intellettuale dei mainstream che si è schierato apertamente per le manifestazioni di massa che si sono opposte al tentativo – purtroppo ancora in corso – di Netanyahu di stravolgere la Corte Costituzionale semplicemente per non essere arrestato per corruzione? Se il governo di destra-destra di Netanyahu riuscisse nel suo intento allora – e bisogna dirlo apertamente – Israele non sarebbe più una democrazia, perché mancherebbe il terzo potere indipendente, la magistratura. Non è più sufficiente affermare che l’unica democrazia in Medio Oriente è Israele per giustificare sempre tutto quello che fa. Ricordiamo che anche Mussolini è salito “democraticamente” al potere, nominato dal Re e dal Parlamento. Occorre anche ricordare agli ignoranti che le democrazie – come quella ateniese e quella americana fino alla Guerra Civile – possono benissimo essere democratiche all’interno e schiaviste all’esterno. Le democrazie non possono essere sempre e comunque assolte per diritto divino. L’Occidente, se volesse vincere sulla barbarie e sul terrorismo di matrice islamica non dovrebbe mai difendere l’oppressione colonialista, così come invece ha fatto a suo tempo in Sudafrica. L’Occidente dovrebbe combattere duramente il terrorismo ma deve anche contrastare ogni compromissione con il razzismo e il colonialismo, in qualsiasi forma essa appaia. Solo così può vincere la brutalità e la barbarie dei nemici della libertà e della democrazia.

Come uscire allora dall’attuale tragico stato di fatto? La verità è che la situazione in Medio-Oriente non si aggiusterà mai finché a dirigere il popolo palestinese ci saranno gli estremisti di Hamas che vorrebbero eliminare lo Stato di Israele, e fino a quando sull’altra fronte ci sarà Benjamin Netanyahu e il suo governo di estrema destra costituito da integralisti religiosi, suprematisti e ultranazionalisti che vorrebbe scacciare dalla Palestina tutti i palestinesi per costruire la Grande Israele. Hamas deve essere sconfitta e sradicata e Netanyahu e gli elementi del suo governo di estrema destra segregazionista e suprematista devono rassegnare le dimissioni e abbandonare la politica affinché si possa tentare di avviare una nuova strada della pace. Questa è l’unica via stretta, difficilissima ma possibile, per una soluzione durevole. Ci vuole un “regime change”, un cambio di regime sia nello Stato ebraico confessionale di Israele – dove negli ultimi decenni hanno dominato fazioni e partiti di ultradestra, del fondamentalismo religioso e degli ultranazionalisti – sia nel territorio di Gaza in mano agli integralisti e ai terroristi islamici. Ci vuole un ricambio di classe politica palestinese in Cisgiordania dove Abu Mazen e l’ANP sembrano ormai squalificati. Solo con un cambio radicale delle formazioni che governano i due popoli contendenti sarà possibile avviare dei veri negoziati di pace, come quelli di Oslo, sempre avversati da Netanyahu oltre che ovviamente dall’integralismo arabo. Ma una pace possibile può venire solo se l’amministrazione americana finalmente si imporrà sia su Israele che sui suoi vicini arabi, in particolare Egitto, Libano e Turchia. E la pace sarà possibile solo se verrà concordata con la Russia e la Cina, che influenzano la Siria e l’Iran. Tutto questo è più facile a dirsi che a farsi, naturalmente.

In ultima analisi una soluzione può venire comunque solo da Washington, e solo se l’amministrazione americana capirà che Israele è diventato un alleato troppo pericoloso per essere ancora sostenuto in ogni sua azione e reazione. Quando Washington capirà che Israele può scatenare guerre incontrollabili che la costringono magari a intervenire direttamente controvoglia mettendo a repentaglio le vite dei soldati americani, allora forse comincerà ad agire decisamente per la pace.
L’Europa in tutto questo conta poco o nulla, e segue la politica americana sempre e solo pro-Israele: e come tutti i servitori zelanti e schiocchi, l’Unione Europea si è quasi sempre dimostrata anche più filoisraeliana e più filo-Netanyahu degli USA e del suo attuale presidente Joe Biden. Però anche l’Europa non può e non deve disinteressarsi del Medio Oriente, perché da lì potrebbe scoppiare la Terza Guerra Mondiale.
Rimane una domanda: perché gli intellettuali, anche quelli progressisti e di sinistra, sono sempre e solo acriticamente dalla parte di Israele e dei suoi governi più di destra e colonialisti? Pesa indubbiamente il senso di colpa dell’Europa per la Shoa, il massacro di milioni di ebrei che i più avanzati e moderni paesi europei del primo Novecento, la Germania e poi l’Italia, hanno scientificamente ordito contro il popolo ebraico. Però è certamente sbagliato giustificare e santificare sempre tutte le azioni del governo israeliano in nome della Shoah: si renderebbe tra l’altro un pessimo servizio a Israele e alla sua sopravvivenza e al suo progresso. Così come l’oppressione subita dai palestinesi non può mai giustificare il terrorismo e il massacro di bambini e di persone innocenti, neppure la Shoah può oggi legittimare il massacro indiscriminato di un popolo che ha diritto alla sua terra e alla pace.

CREDITI FOTO 1: ANSA/ALI ALI
CREDITI FOTO 2: EPA/CHRISTOPHE ENA / POOL MAXPPP OUT



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