I viaggi di Giorgia: l’Italia nell’Indo-Pacifico per sostenere gli Usa

Meloni è più neo-atlantista e indo-pacifinta di Biden. Il suo sovranismo pre-elezioni, in pochi mesi di governo, si è disciolto come neve nella strategia neoimperiale di Washington.

Michele Martelli

Dal 1 al 6 maggio il modernissimo pattugliatore «Morosini», inviato dal governo Meloni, ha partecipato a Singapore all’Imdex (International Maritime Defence Exhibition Asia), un appuntamento-mostra espositiva delle principali eccellenze mondiali in tema di Marina da guerra. Una semplice esposizione di bellezza? No. Singapore è nel cuore dell’Indo-Pacifico, che, a dispetto del nome, tanto pacifico poi non è. Come ha detto il nostro ambasciatore a Singapore, si tratta di «un’area ormai strategica per importanza geopolitica ed economica». Lo era già nel 1941, quando l’attacco giapponese a Pearl Harbor, alle Hawaii, provocato dall’improvvisa cessazione americana dei rifornimenti di petrolio al Giappone dell’Asse, determinò l’entrata in guerra degli Stati Uniti: un casus belli tutt’altro che casuale, previsto e pre-organizzato dall’amministrazione Roosevelt. Sul controllo di quest’area ora l’ultra-obamiano Biden punta, nell’ambito del neo-progetto imperiale di «contenimento» economico e militare della Cina. Perciò qui sono dislocate le principali forze navali, terrestri e aeree americane. E qui Biden vuole traghettare le forze militari dei paesi euro-atlantici, come provato dall’agenda dei ripetuti convegni militari della Nato a Ramstein, in Germania. Dopo aver indebolito militarmente la Russia.

Questo è il folle RisiKo bellico a cui gioca il Canuto Signore della Casa Bianca, e in cui intruppa dietro di sé gli alleati-sudditi, tra cui il governo italiano. Che si distingue per il suo oltranzismo. Ecco il «filo rosso, no nero» dei poco avventurosi viaggi di G. (= Giorgia, non Gulliver, ci mancherebbe). Meloni? Più neo-atlantista e indo-pacifinta di Biden. Il suo sovranismo pre-elezioni, in pochi mesi di governo, si è disciolto come neve nella strategia neoimperiale di Washington. Da ciò, principalmente, i suoi frenetici viaggi e incontri politico-diplomatici, tra cui: a) il volo in India, paese dirimpettaio della Cina e membro del Brics (acronimo di Brasile Russia India Cina Sudafrica): forse per saggiarne un suo possibile cambio di campo; b) in Polonia, dove, in concorrenza con la nostra (?) destra, risiede il governo forse più neo-atlantista e riarmista d’Europa; c) negli Emirati arabi, dominati dalle élites americaniste del petrodollaro; d) il caloroso incontro a Roma con Netanyahu, il primo ministro d’Israele, il paese più ostile all’Iran, dagli Usa ritenuto il loro principale nemico in Medio-Oriente. Come ovvio, qui c’è molto di più dei normali routinari rapporti di amicizia, o di scambi commerciali tra paesi vicini e lontani.

La ciliegia sulla torta è l’annunciato invio nel Mare cinese meridionale della nave ammiraglia della Marina Militare italiana, la Cavour, programmato per la fine del 2023, e di cui il viaggio senza G. (che cosa si è perso!) della «Morosini» è l’antefatto. Qual è la missione della Cavour nomen omen per i neo-finti-risorgimentalisti Fratelli italioti? Pattugliare, inquadrata nella massiccia flotta statunitense, i mari del Sud-Est asiatico, e in particolare dello Stretto di Taiwan, di fronte alle coste cinesi, per garantire la «libertà di navigazione», libertà che è stato il pretesto storico-ideologico con cui l’Inghilterra ha imposto per 4 secoli, con guerre, stragi e violenze d’ogni tipo, il suo dominio coloniale mondiale. Pretesto oggi invocato dalla superpotenza atomica americana. In attesa di una nuova Pearl Harbor? Ma questa volta a parti invertite tra Giappone e Cina. È questo il RisiKo a cui prende orgogliosamente parte Nostra Signora della (s)Garbatella?

Il 18-21 maggio 2023 è fissato a Hiroshima, la città giapponese simbolo della follia atomica del presidente Truman, l’ennesimo Vertice del G7 (escluso il Giappone, guarda caso gli altri 6 membri sono tutti paesi della Nato reduci da Ramstein). Poniamoci dalla prospettiva del dopo G7. E della probabile visita di G. a Pechino. E proviamo a ipotizare il suo dialogo con Xi Jinping. Che cosa gli avrà detto? Che il G7 aveva previsto fiori e festa (sì, questa sì) per la Cina? Che Hiroshima, dove sulle pareti sono ancora visibili le ombre dei civili annientati dall’atomica di Truman, è un miracolo di ricostruzione post-bellica, propiziato, ma guarda un po’, proprio dall’atomica? Che alla Nuova Via della Seta cinese l’Italia risponde con l’amichevole invio dell’ammiraglia Cavour nello Stretto di Taiwan? – In realtà, una farsesca imitazione della politica estera di Cavour, ministro dell’allora Regno di Sardegna, in rapporto alla Guerra di Crimea (1853-1856). – O gli avrà raccontato della sua visita al porto giapponese di Yokosuka, dove c’è la più grande base navale statunitense e la sede del Comando della Settima Flotta della U.S. Navy, luogo delle meraviglie della tecnologia di guerra oceanica americana, descrivendolo come un’inoffensiva Walt Disney, anziché una gigantesca minaccia alla sicurezza della Cina?

In risposta, forse l’imperturbabile Xi Jinping le avrà saggiamente consigliato di studiare la storia. E fattole gentilmente notare che, a dispetto del suo presunto «patriottismo», la bandiera italiana non è quella a stelle e strisce, ma il tricolore. Che «Prima gli italiani» non significa «America First», slogan presidenziale di Wilson, prima che di Trump. Che al vecchio Asse Roma-Berlino-Tokyo, nel mondo multipolare di oggi sarebbe farsesco, e da romanzo tolkeniano, sebbene a lei tanto caro, voler sostituire un presunto Asse Roma(?)-Washington-Tokyo. E che la Terza guerra mondiale nucleare non avrebbe vincitori. Un funereo Amen, di Tutto e di Tutti. Un ecocidio e un suicidio collettivo.

Foto Flickr | U.S. Pacific Fleet 



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