Il caso Salis: l’inadeguatezza della politica, la debolezza dell’Ue

Lo scontro politico intorno alla vicenda di Ilaria Salis vede una destra in aperto sostegno di una magistratura collusa con organizzazioni neonaziste, da un lato, e una sinistra che denuncia troppo timidamente le barbarie che la detenuta italiana subisce in un paese Ue, dall’altro. Gli apparati di sicurezza ungheresi lasciano campo libero alle organizzazioni parafasciste, oltre a violare di fatto numerose norme europee sul trattamento dei detenuti. Nei timidi tentativi di porre luce sulla vicenda, la possibilità di candidare Salis nelle liste del PD per le Europee poteva offrire soluzioni concrete, messe però in secondo piano rispetto agli oscuri equilibri interni al partito.

Germano Monti

La vicenda in cui è implicata Ilaria Salis è ormai ben conosciuta ed è diventata anche elemento di dibattito e scontro politico. Per la destra generalmente intesa, Ilaria non deve fare altro che sottoporsi al giudizio della magistratura ungherese e il fatto che venga condotta alle udienze in tribunale ammanettata ai polsi, con le caviglie incatenate e tenuta al guinzaglio non è poi così grave, in fondo “succede anche in Italia”. Queste sono le opinioni degli esponenti di destra più moderati, perché ci sono anche quelli che hanno stabilito che si tratta di una pericolosa e violenta estremista, che va in giro per l’Europa a prendere a martellate la gente che non la pensa come lei, cioè i nazifascisti. A sinistra, invece, si mette l’accento sulla barbarie del trattamento riservato alla giovane antifascista, sulla dubbia imparzialità della magistratura ungherese e sulla sproporzione fra il reato contestatole e la pena cui rischia di essere condannata.
Per quanto mi riguarda, gli argomenti (si fa per dire) della destra non meritano nemmeno di essere presi in considerazione. Per quanto possa essere problematica la situazione della giustizia e delle carceri in Italia, non è vero che nel nostro Paese gli imputati vengano tradotti e tenuti in catene nelle aule di tribunale. Anche ai responsabili dei delitti più efferati, come i mafiosi, le manette vengono tolte prima dell’ingresso in tribunale e non credo esista un solo giudice italiano che tollererebbe uno spettacolo vergognoso come quello offerto dalla “giustizia” ungherese. In secondo luogo, la colpevolezza di Ilaria è tutt’altro che acclarata, posto che le vittime dell’aggressione non hanno nemmeno sporto denuncia e le lesioni da loro riportate sono state giudicate guaribili in una settimana, prognosi che in Italia non avrebbe portato nemmeno ad un processo, perché da noi per lesioni di quella entità si procede solo a querela di parte, a meno che non sussistano particolari aggravanti, inesistenti nella vicenda in oggetto. Infine, il fatto che una donna che si definisce semplicemente “antifascista” venga indicata come “estremista” la dice lunga sulla cultura costituzionale della destra che governa la Repubblica nata dalla Resistenza.
A sinistra le cose vanno decisamente meglio, anche se mi sembra di riscontrare un’eccessiva prudenza, un’esagerata timidezza nell’affrontare la questione nel suo complesso. Per come la vedo io, le domande a cui rispondere vanno molto oltre i rilievi sulla barbarie della condizione carceraria e sulla dubbia indipendenza di giudizio dei magistrati in Ungheria.
Ilaria Salis è accusata di avere aggredito, insieme ad altri, due nazisti ungheresi che partecipavano ad una manifestazione che si tiene ogni anno a Budapest in occasione della ricorrenza del “Giorno dell’onore”. La giornata da onorare sarebbe l’ 11 febbraio del 1944, quando ai soldati tedeschi e ungheresi venne dato l’ordine di ritirarsi a fronte dell’offensiva dell’Armata Rossa. La cosiddetta giornata dell’onore, quindi, intende rendere omaggio ai nazisti tedeschi e ungheresi caduti in combattimento.
Ormai da anni, l’ 11 febbraio convergono a Budapest militanti neonazisti da molti Paesi europei. Nonostante le proteste degli antifascisti ungheresi, ai nostalgici delle SS viene permesso di manifestare con bandiere, striscioni e slogan che inneggiano al Terzo Reich. Un particolare, rivelato dalla graphic novel di Zerocalcare sulla vicenda Salis pubblicata su Internazionale, dovrebbe ulteriormente far riflettere: poco dopo l’arresto dell’antifascista italiana, la sua foto segnaletica scattata dalla polizia ungherese era già a disposizione dei gruppi neonazisti, che si sono impegnati per diffonderla, accompagnata da insulti e minacce. Le domande che tutti dovremmo porci, dunque, sono queste: è accettabile o anche solo tollerabile che un Paese membro dell’Unione Europea, nell’anno di grazia 2024, sia di fatto campo libero per le organizzazioni neonaziste e che i suoi apparati di sicurezza siano collaboranti con quelle organizzazioni? È accettabile o anche solo tollerabile che un Paese membro dell’Unione Europea tenga una persona in attesa di giudizio per un anno in carcere in condizioni peggio che medioevali? È accettabile o anche solo tollerabile che un Paese membro dell’Unione Europea faccia comparire in un’aula di tribunale una donna incatenata mani e piedi, tenuta al guinzaglio e scortata da uomini mascherati? Tutto questo è avvenuto nell’Ungheria di Viktor Orban nei confronti della cittadina europea Ilaria Salis e tutto questo – a partire dal trattamento riservato in carcere e in tribunale a Ilaria – avviene in flagrante violazione di tutte le norme europee in materia, basti pensare alla Raccomandazione R (2006)2 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulle Regole penitenziarie europee, che al comma 1 dell’art. 68 così dispone: “È proibito l’uso di catene e di ferri”.
A fronte di questa situazione, il ceto politico italiano mostra tutta la sua inadeguatezza, per non dire peggio. Da parte del governo di destra, si dice che la politicizzazione del caso danneggia Ilaria e che sia opportuno tenere un low profile, nonostante questo basso, anzi, bassissimo profilo sia stato tenuto per più di un anno, con il solo risultato di nascondere la vicenda agli occhi dell’opinione pubblica, senza alcun effetto concreto nemmeno sulle condizioni di detenzione imposte all’antifascista italiana, lievemente migliorate solo a seguito proprio della pubblicizzazione della vicenda da parte del padre, Roberto Salis. Per quanto riguarda l’opposizione, abbiamo assistito al balletto indecente offerto dal Partito Democratico, che prima ha ventilato l’ipotesi di candidare Ilaria alle prossime elezioni europee per poi rimangiarsi tutto, con motivazioni talmente inconsistenti da far dire a Sabina Guzzanti che il solo motivo per non candidare Ilaria Salis è che toglierebbe il seggio a qualche cacicco o capobastone. L’opinione dell’artista trova riscontro nell’infondatezza dei motivi, o meglio, dei pretesti fatti filtrare dai vertici del PD per giustificare la mancata candidatura.
Un primo motivo è che, in caso di mancata elezione, questa si ritorcerebbe contro l’imputata. Si tratta di un’ipotesi abbastanza pretestuosa, perché il PD è accreditato da tutti i sondaggi al 20% su scala nazionale e non è un mistero che in alcune zone del Paese possa contare su consensi ancora più alti, senza contare il fatto che, con ogni probabilità, la candidatura di Ilaria Salis spingerebbe al voto anche molti – come chi scrive – che a votare il PD non ci penserebbero nemmeno lontanamente. Il secondo motivo, apparentemente tecnico-giuridico, è che l’elezione al Parlamento Europeo non garantirebbe l’obbligo per l’Ungheria di liberare Ilaria. Anche questa motivazione appare pretestuosa, perché la sentenza della Corte Europea sul “caso Wybot” ha fatto chiarezza in proposito, determinando che l’art. 10 del Protocollo 7, che parla di immunità durante le sessioni parlamentari e gli spostamenti necessari per parteciparvi, va inteso in senso generale, riguardando l’intera attività parlamentare e non solo le sessioni, permettendo arresto e detenzione solo in presenza di flagranza del reato, circostanza estranea alla vicenda Salis, arrestata un giorno dopo i fatti, mentre si trovava a bordo di un taxi. Le ragioni del voltafaccia del PD, dunque, sono riconducibili esclusivamente a valutazioni interne a quel partito e che non hanno nulla a che vedere con quelle esposte pubblicamente.
Esiste un’altra domanda (non nuova) che bisognerebbe porsi: che fare? Poca roba, ma importante: non abbandonare Ilaria e suo padre Roberto, che sta lottando come un leone. La prossima udienza del cosiddetto processo si terrà il 24 maggio, quindi la prima cosa da fare è sostenere le spese da affrontare, donando quel che si può su questo link. Poi, si può firmare la petizione per riportare Ilaria in Italia su change.org . Altre proposte di iniziativa si trovano sul sito del Comitato Liberiamo Ilaria Salis. È poco, ma pensiamo a quello che ha scritto Zerocalcare: “toccherebbe pure a chi sta fuori provare a essere all’altezza della storia”.
CREDITI FOTO: ANSA-ZUMAPRESS / Matteo Nardone



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