Il dopo Draghi

Adesso che il governo è caduto, è il momento che chiunque abbia progetti e idee alternative all’agenda Draghi e alla destra si faccia avanti. Il programma politico è semplice: attuare la Costituzione repubblicana.

Mario Barbati

È entrato al Senato senza mai essere sfiduciato e con le dimissioni respinte Mario Draghi, credendo di poter fare a meno del M5s e andare avanti, incoraggiato in questo da Quirinale, Pd e dalla spinta dell’establishment. Ne è uscito perdendo anche il sostegno di Lega e Forza Italia, mettendo fine a una legislatura che certifica democrazia e istituzioni fragili ma incapaci di prenderne atto, dopo il Mattarella bis.

Così anche il Migliore dei migliori, “l’italiano più apprezzato all’estero”, “l’unico Presidente che l’Italia può permettersi”, vedrete che nel giro di pochi giorni sarà criticato e criticabile dagli stessi che lo avevano sostenuto, secondo la peggiore tradizione italica, come già successe a Mario Monti. Soprattutto adesso che la sua agenda politica (ma non era un tecnico?) sarà il programma elettorale di una parte.

Il mondo intero si priva del premier Draghi per via di una vendetta politica dell’ex premier Conte. Ma anche, ironia della sorte a distanza d’anni, per l’infilzata di Silvio B., che non ha mai dimenticato la letterina della Bce del 2011.

Ma siamo sicuri, sicuri che Conte voleva fare fuori Draghi o era Draghi che voleva fare fuori Conte e dimettersi da premier?

Mettiamo velocemente in fila i fatti: il ministro degli Esteri del partito di maggioranza relativa fa una scissione portandosi 60 parlamentari senza essere dissuaso dal premier del governo di unità nazionale, sorretto anche da quel partito di maggioranza relativa. E Draghi pensava che una cosa del genere non avesse ripercussioni su quel partito e sul governo? E i consiglieri politici di Draghi hanno lasciato fare senza dire nulla?

Pochi giorni dopo escono illazioni sulla stampa sugli sfoghi di Beppe Grillo che sarebbe esortato da Draghi a “mollare” Conte perché “inadeguato”. Il premier smentisce in maniera netta di interferire nella vita interna dei partiti ma non smentisce di sentirsi frequentemente al telefono con Grillo su provvedimenti, disegni di legge e iniziative del governo di cui dovrebbe parlare anzitutto con il capo politico di quel partito e con i suoi ministri. Draghi si aspettava che Conte facesse i salti di gioia di essere scavalcato? Ora chi scrive pensa che Conte non sarà mai più presidente del Consiglio (per una serie di motivi che qui sarebbe lungo elencare), ma pensa anche che i Migliori sottovalutino la dignità politica di partiti, movimenti di qualsiasi colore e di chi li ha votati.

Esiste poi anche la dignità personale. Solo pochi giorni prima della crisi, la relazione dell’Inps ha certificato che in Italia 4,3 milioni di lavoratori dipendenti guadagnano meno di 9 euro lordi l’ora e quasi un lavoratore su tre guadagna meno di mille euro al mese, considerando anche i part-time. Il 23% percepisce una cifra mensile lorda inferiore al massimale di 780 euro del reddito di cittadinanza (ecco perché è in atto una campagna contro il Rdc). Nelle stesse ore l’Istat attesta che sono 5,6 milioni gli individui in povertà assoluta (il 9,4% del totale) e 7 milioni i poveri relativi. Questi italiani che Migliori non sono ma che avranno anche (forse?) il diritto di vivere non hanno più rappresentanza politica. Non votano. E se vogliono farlo non sanno per chi.

Anche per questo e per rilanciare l’iniziativa politica del Movimento che stava scomparendo, Conte (in concordia con Grillo) rinuncia a votare un decreto economico in cui era inserita una norma sugli inceneritori, in omaggio alla Finzione ecologica che è stato uno dei tratti distintivi di questo governo. Chiede di inserire il tema inceneritore in un decreto ad hoc, ma non riceve risposta. Propone 9 punti politici per restare al governo (pensate l’eresia, proporre punti politici di questi tempi): salario minimo legale, rafforzare il reddito di cittadinanza, riprendere il Decreto dignità, aiuti a famiglie e imprese, transizione ecologica, superbonus 110%, cashback fiscale, cuneo fiscale. Ma riceve come risposta le dimissioni del premier mai sfiduciato, dimissioni respinte da Mattarella. Segue il discorso andato in scena al Senato, senza aperture, molto duro, che ha indotto anche Salvini e Berlusconi a sfilarsi e la replica del premier se possibile ancora meno conciliante, proprio mentre Letta e Speranza cercavano di convincere Conte a ritirare i ministri e dare l’appoggio esterno, che ha fatto capitolare tutto.

Restano le domande: per quale motivo Draghi si è dimesso il 14 luglio con la piena fiducia del Senato e per un non-voto di un singolo partito? Dimissioni infatti respinte dal Colle. Ha detto che “non votare la fiducia è un gesto politico chiaro, non è possibile ignorarlo”. Giusto. Ma perché invece l’ha ignorato e non si è dimesso quando la Lega non ha votato i decreti green pass e Italia Viva la riforma della giustizia? E ancora: per quale motivo si è presentato in aula con un discorso duro, senza aperture, senza aprire ad almeno 1-2 proposte del M5s e anzi indisponente su alcuni temi cari alla Lega? Un discorso tra l’altro scritto malissimo, con temi complessi ridotti a slogan infantili. “Sono qui, in quest’aula, solo perché gli italiani lo hanno chiesto”, ma quando è successo che l’Italia è diventata una tecno-aristocrazia in cui il popolo sceglie il suo Re senza passare per elezioni, voto, parlamento? E ancora: “il reddito di cittadinanza è una cosa buona, ma se funziona male, è una cosa cattiva”. Ma chi glieli scrive i discorsi a Draghi?
Inspiegabile.

Oppure spiegabile con una verità taciuta e non dimostrabile, ma supportata da fonti credibili: e cioè che Mario Draghi non ha mai voluto fare il presidente del Consiglio ma mirava a fare il presidente della Repubblica fin dall’estate 2020. Quello del governo di unità nazionale era nelle sue intenzioni un viatico, una strada agevole per arrivare al Quirinale. Ostacolata dal Parlamento in seduta comune nel febbraio del 2022 e soprattutto da due leader: Conte e Salvini. Dalla sua mancata nomina e dalla rielezione di Mattarella, ha fatto il capo del governo sempre più malvolentieri. Poi a fine febbraio è arrivata la guerra, con essa l’inflazione, il disagio sociale, il carovita e il caro-energia. Fino alle perplessità espresse nei colloqui con Mattarella di questi giorni, di non farsi logorare negli ultimi otto mesi. Proprio a Mattarella, che invece è costretto a un settennato di straordinari. “Certe volte anche il cuore dei banchieri centrali viene usato” ha detto ieri lasciando la Camera. Anche il cuore dei cittadini ogni tanto viene usato dai banchieri.

Eppure, sembra che l’Italia non possa fare a meno dell’ex presidente della Banca centrale europea, a seguire giornali e telegiornali il caos è alle porte: è in pericolo la sicurezza nazionale, abbiamo saputo di implorazioni, preghiere, appelli di sindaci, accademici, imprenditori. La testata Politico scrive che “le elezioni anticipate potrebbero far precipitare l’Italia in mesi di sconvolgimento”. Scurati sul Corriere ha chiesto a Draghi di “umiliarsi… lei ha retto le sorti di una nazione e di un continente; le ha tenute in pugno con il piglio del dominatore, sorretto da una potente competenza, baciato dal successo… spinto alle dimissioni da uomini che, presi singolarmente, non valgono un’unghia della sua mano sinistra”. Se un grande scrittore scrive cose del genere, siamo alla follia totale. Non basterebbe un intero numero di MicroMega per raccogliere tutte le sciagure che secondo i media ci aspettano. Stamattina ci siamo quasi sorpresi di esserci svegliati vivi senza il governo Draghi.

Ma è davvero così? Facciamo parlare i fatti, che sono sempre il miglior antidoto contro le propagande e le verità imposte senza riscontri, anche se purtroppo impiegano più tempo a sedimentare. Compariamo velocemente, per titoli, l’agenda Draghi con le azioni fin qui adottate dal governo spagnolo, presieduto da Pedro Sanchez del Psoe in alleanza con Unidas Podemos.

Crisi energetica. In Spagna, il governo introduce una nuova tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche e una tassa straordinaria chiesta alle banche (sui profitti ottenuti nel 2022 e 2023) per aiutare famiglie e imprese più colpite dalla crisi. In Italia, dipendenza dal gas russo scesa dal 40 al 25%, 33 miliardi in poco più di un anno per proteggere cittadini e imprese, ma tra le tasse sugli extraprofitti scompare dal decreto quella sugli importatori di gas (Eni).

Tetto. La Spagna insieme al Portogallo ha adottato un tetto al prezzo del gas che, nonostante le perplessità e le aspettative più alte, ha visto una riduzione del 10% dell’energia in bolletta. La linea italiana sul tetto europeo al prezzo del gas non è passata.

Sociale. L’esecutivo spagnolo ha aumentato il minimo vital (sarebbe il reddito di cittadinanza) per i prossimi sei mesi del 15%, andrà a beneficio di 800.000 famiglie. Prorogate anche la sospensione degli sfratti fino a fine anno, la limitazione fino a un massimo del 2% dell’aumento del prezzo degli affitti nei contratti che si rinnovano nei prossimi mesi e il divieto di licenziamenti per cause legate al rincaro dell’energia e per le imprese che ricevono aiuti pubblici. In Italia, reddito di cittadinanza modificato in senso restrittivo e lavoro della commissione Saraceno per migliorarlo nemmeno preso in considerazione.

Trasporti. Gratis in Spagna, con rimborsi del 100% sugli abbonamenti ai trasporti ferroviari gestiti dallo Stato fino alla fine dell’anno. Nulla in Italia.

Giustizia. In Spagna nuova legge di protezione degli informatori per combattere la corruzione e norma contro la tratta e lo sfruttamento degli esseri umani. La riforma della giustizia italiana secondo la relazione sullo Stato di diritto della Commissione Ue “mette a rischio i processi per corruzione e l’indipendenza dei giudici”.

Immigrazione. Il governo spagnolo sta attuando un piano di permessi di lavoro per gli stranieri, perché in diversi settori manca la manodopera. In Italia, Aboubakar Soumahoro s’incatena a Palazzo Chigi per denunciare lo sfruttamento dei braccianti.

Parità. La Spagna è il primo Paese in Occidente a promulgare un progetto di legge sui diritti “sessuali e riproduttivi” delle donne che include congedi per mestruazioni “dolorose” e “invalidanti” che saranno coperti dallo Stato. In Italia le Pari opportunità hanno un ministero, punto.

Lavoro. In Spagna c’è il record di assunti a tempo indeterminato dopo la riforma del mercato del lavoro. Più di 12,8 milioni di lavoratori attivi con un contratto a tempo indeterminato nel primo trimestre del 2022. La riforma è stata voluta per combattere il precariato riducendo le tipologie di contratti. La ministra del Lavoro, Yolanda Díaz, ha portato il salario minimo mensile a 1000 euro netti, con la contrarietà delle organizzazioni degli imprenditori. In Italia il precariato dilaga, il Decreto Dignità è stato smantellato, il salario minimo non esiste, è tra i sei Paesi europei su 27 a non averlo.

Yolanda Díaz rinnova addirittura ogni anno la tessera del Partito comunista spagnolo in omaggio al padre antifranchista, sta lanciando Sumar, un nuovo progetto politico di sinistra. Ma i bambini in Spagna risultano vivi, esiste una vita parlamentare, prima del 2018 hanno governato i popolari per molti anni, ora governa la sinistra e nessuno prevede il caos. Rassicuriamo chi legge che anche in Germania e in Francia si vota, persino nel Regno Unito dove Boris Johnson ha dato ampia abilità delle sue pagliacciate c’è vita dopo di lui.

Ora prepariamoci a una campagna elettorale impostata in questo modo. Conte verrà descritto come il novello Putin, un criminale politico dal quale è meglio stare lontani. Ci diranno che dobbiamo fare nostra, abbracciare, sposare “l’agenda Draghi”, soprattutto per evitare la deriva democratica della Corsara Nera. In realtà, e so che tanti amici di MicroMega non saranno d’accordo, faccio fatica a credere che un governo Meloni possa durare molto, in un Paese in cui la durata media dei governi è un anno e mezzo. Sbaglierò, ma non ci credo. La destra si presenterà sicuramente in coalizione, per capitalizzare seggi e risultati, poi magari Lega e Forza Italia, che già stanno valutando l’idea di federarsi, si sganceranno al momento opportuno.

Il Partito democratico si presenterà come il partito “dell’agenda riformatrice” di Draghi, in fondo anche coerente con la sua storia politica degli ultimi anni, da Monti in poi. Formerà una coalizione che chiamerà di “centro-sinistra” (cos’abbia di sinistra a me sfugge), con Renzi, Calenda, Di Maio (auguri per le elezioni), Toti, Tabacci, Gelmini & Brunetta usciti da Fi e sempre al telefono con zio Gianni (Letta).

Come abbiamo scritto qualche settimana fa, mancano le forze progressiste che difendano gli interessi delle classi disagiate e quelle che ci sono rischiano di non entrare in Parlamento.

Articolo 1 resterà probabilmente come partito, ma non presenterà la sua lista, i suoi esponenti più rappresentativi saranno collocati nei collegi dal Pd. Un vero peccato, perché la visione di Bersani è ben distante da quella di Draghi. Anche nelle battaglie perse, a Pier Luigi Bersani va riconosciuto di aver visto meglio e prima degli altri quello che sarebbe successo. Peccato anche per Speranza, buon ministro della Salute, che nel Pd perderà identità.

Resta il M5s, che in questi anni ha dato ampia prova di dilettantismi, opportunismi, spietato e sguaiato attaccamento alle poltrone e ai vitalizi, il cui zoccolo duro tuttavia difende l’agenda sociale. Il M5s ha perso più della metà dei voti ottenuti alle Europee e il 23,6% propende per l’astensione. Se ci pensate è una prateria elettorale, percentuali da partito di governo.

Conte ha una sola possibilità: trasformare il movimento in partito, organizzarlo come un partito, facendosi aiutare da Roberto Fico e Di Battista, partendo dai 9 punti programmatici, con la consapevolezza di finire all’opposizione e di ottenere anche se andrà bene pochi seggi, perché la legge elettorale, per dei meccanismi complicati da spiegare, moltiplica i seggi di chi si presenta in coalizione.

Restano ancora Sinistra Italiana ed Europa Verde federate, che nei sondaggi hanno un ottimo 3,8%, e che per l’antica maledizione della sinistra di dividersi non hanno fatto gioco di squadra con Bersani (in Parlamento si chiamano LeU e fanno gruppo insieme, fuori dal Parlamento sono divisi).

È il momento che chiunque abbia progetti e idee alternative all’agenda Draghi e alla destra di Fratelli di Ricino, si faccia avanti. Per esempio, Elly Schlein vuole veramente seguire Letta in un polo che non ha nulla di progressista? Il forum di Fabrizio Barca che presenta da anni studi e progetti alternativi al liberismo, perché non li traduce in una lista? Esiste ancora un cattolicesimo moroteo, prodiano, laico e solidale come quello di Rosy Bindi che infatti è uscita dal Pd?

Se ci sono si facciano avanti. Il programma politico è semplice, semplice: attuare la Costituzione repubblicana che a leggerla bene è l’esatto opposto del liberismo all’italiana, che ha tutelato un’oligarchia di privilegiati, impoverito almeno metà della popolazione e che Draghi rappresenta bene.

 

(credit foto ANSA/ Paolo Giandotti)



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