Il dovere e il diritto

Se è giusto inviare armi all’Ucraina allora sarà corretto fornire armi a ogni popolo aggredito, cominciando dai curdi. Una replica a Flores d’Arcais.

Moni Ovadia

Con questo breve intervento intendo proseguire il confronto sulla guerra di aggressione scatenata da Putin contro l’Ucraina, proposto da Paolo Flores d’Arcais con alcune osservazioni critiche rivolte fra gli altri a me. In linea di principio traggo spunto da questa affermazione di Alessandro di Battista: «Abbiamo il dovere di stare dalla parte del popolo ucraino ma abbiamo il diritto di criticare gli errori dell’Occidente». Di questo pensiero io scelgo una versione più generale: «Abbiamo il dovere di stare sempre e comunque dalla parte degli aggrediti, ma abbiamo il diritto (e il dovere) di esercitare, anche nelle circostanze più drammatiche, il pensiero critico».

Ho riconosciuto a Paolo che l’Ucraina ha pieno titolo a ricevere armi per difendersi: a che serve il diritto a difendersi se non se ne ha la possibilità? Certo, io sono contrario alla guerra e, a differenza dei pacifisti dell’ultima ora, lo sono stato a tutte le guerre, chiunque le abbia scatenate. Preferirei mille volte riuscire a fermare i conflitti con la proposta di Alex Zanotelli, ma per come sono strutturate le nostre società, mi pare altamente improbabile.

Detto questo, temo che anche con gli stinger e gli spike, gli ucraini purtroppo siano destinati a soccombere alla potenza russa. L’Ucraina non è l’Afghanistan né il Vietnam. È mia fondata convinzione che debba radicalmente cambiare l’orizzonte di pensiero e di pratica riguardo alle guerre in quanto tali, altrimenti saremo destinati a vederne altre e sempre più micidiali. È imprescindibile dichiarare ogni guerra aggressiva, criminale tout court. Aggressive e criminali sono state anche le guerre preventive, umanitarie, per l’esportazione della democrazia, per la difesa di “our national interests”, per la lotta al terrorismo, infami travestimenti delle menzogne escogitate per commettere impunemente macelli di innocenti e foraggiare l’industria delle armi.

In attesa di raggiungere questo orizzonte di pace sarà corretto fornire armi di difesa a ogni popolo aggredito e massacrato, cominciando, per esempio, dai curdi, al fine di consentire loro di difendersi dai crimini di guerra perpetrati dal Sultano turco, il numero due della Nato per potenza di fuoco. Bisognerà cessare di esportare armi ai Paesi governati da dittatori, anche agli amici dell’Occidente, non solo Lukashenko ma altresì Al-Sisi e via elencando. Se non si procederà in questo senso si farà il gioco di Putin che nutrirà la sua propaganda dimostrando che l’Occidente non è solidale con gli aggrediti, ma che gli Usa considerano la Russia come il nemico e convincerà la stragrande maggioranza dei russi che dai nemici noi, come sempre, ci siamo difesi, da Napoleone a Hitler.

Se l’Occidente guidato dallo zio Sam sceglierà di armare adeguatamente tutti gli aggrediti e gli oppressi, deve assumersi il rischio di provocare reazioni furiose da parte degli aggressori e ottenere il risultato “collaterale” di alzare la violenza degli scontri armati.

Credit immagine: Roma, 5 marzo 2022. Foto di Teresa Di Martino.



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