Il fallimento della moneta. Banche, debito e crisi

Questo di Enrico Grazzini è un libro che farà discutere, dal momento che ha il fondamentale merito di decostruire le opinioni più sedimentate (e più false o irrealistiche) che circolano sul funzionamento della moneta e dei mercati finanziari; opinioni che, purtroppo, sono alla base dei principali modelli previsionali delle Banche centrali e che orientano anche nel breve periodo le loro decisioni.

Guglielmo Forges Davanzati

L’obiettivo del libro, Il fallimento della moneta. Banche, debito e crisi, come si legge nella Premessa (p.4), è mostrare che “il meccanismo attuale della moneta privatizzata è fallimentare e ingiusto”. L’autore, Enrico Grazzini, noto giornalista economico, rileva correttamente che, a fronte della c.d. policrisi richiamata da Adam Tooze (policrisi per la quale le economie contemporanee non dispongono più di uno strumento unico per risolvere la molteplicità di problemi che fronteggiano), è forse opportuno to follow the money, cioè, partire dall’analisi dei meccanismi di produzione del credito, per giungere a implicazioni di politica economica finalizzate a renderli più efficaci e più democratici.

La tesi del libro – estremamente denso di informazioni, tutte estremamente utili – è così riassumibile. In primo luogo, la finanziarizzazione rende la sfera politica subordinata alla finanza. Le economie contemporanee, viene osservato, sono trainate da rapporti di debito (essenzialmente debito privato), che crescono in modo esponenziale e che sono alla radice di crisi continue. La sfera politica è subordinata alla finanza dal momento che, dopo la separazione (il “divorzio”) fra Banche Centrali e Governi negli anni Ottanta – la spesa pubblica in eccesso rispetto al gettito fiscale viene finanziata con l’acquisto di titoli di Stato da parte degli operatori dei mercati finanziari. In secondo luogo, la finanza sottrae risorse a impieghi più produttivi e socialmente più meritori, come la scuola, la sanità, la ricerca scientifica. In più, il debito, storicamente, è associato alle guerre (p.326). Ne deriva una importante implicazione politica: sarebbe più razionale, e più conforme ai valori democratici, consentire alle banche centrali di “monetizzare” i deficit, con assetti decisionali basati sulla partecipazione democratica alla decisioni da parte della società civile, così sottraendo potere economico e politico ai mercati finanziari e rendendo più stabili e più efficienti i sistemi economici: si arriverebbe, così, a una moneta pubblica libera dal debito.

Questo libro si muove nel solco della migliore tradizione keynesiana, attingendo a contributi rilevanti nella Storia del pensiero economico (da Schumpeter a Minsky a Wicksell) e nel pensiero economico italiano del Novecento (a partire da Augusto Graziani). Il punto di partenza dell’analisi di Grazzini consiste nella constatazione per la quale l’offerta di moneta è endogena, ovvero non occorre una preventiva raccolta di risparmi da parte del settore bancario per l’erogazione di credito a imprese e famiglie. L’autore trae una implicazione essenziale da questo riscontro: le attività finanziarie, incluse quelle delle banche, sono il principale fattore di instabilità del sistema capitalistico contemporaneo.
L’ipotesi di Grazzini non è solo una sfida logica interna al mondo accademico: è, prima di tutto, un’ipotesi che consente di ragionare sul realismo dei modelli macroeconomici, laddove si evidenzia il fatto che quelli neoclassici – in particolare, nella variante dei DSGE (Dynamic Stochastic General Equilibrium) – non incorporando né moneta né tempo, sono incapaci non solo di prevedere, ma neppure di analizzare le crisi finanziarie. Il 95% della moneta esistente è creato dalle banche private, a fronte del 5% di banconote la cui esistenza si deve all’emissione da parte della Banca Centrale.
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La fondamentale scoperta di Grazzini consiste nel rilevare che il comportamento del sistema monetario, in un ambiente competitivo e deregolamentato, è non solo anarchico ma caotico: diverge, cioè, sistematicamente dai punti di equilibrio e genera crisi ricorrenti. Ciò a ragione del fatto che il controllo degli aggregati monetari, di fatto, è lasciato ad operatori privati, nella sostanziale impossibilità di una loro efficace gestione da parte delle Banche Centrali.
La proposta dell’autore – rendere democratica la gestione della politica monetaria – potrebbe essere letta come pura utopia, ma si tratta – a ben vedere – di un corollario inevitabile rispetto all’analisi delle fonti di instabilità sistematiche che caratterizza l’attutale controllo del sistema. Per Grazzini (p.393), la realizzazione della proposta non è tecnicamente né giuridicamente lontana. Si tratta di rendere operativi, accelerandone la funzionalità, le Central Bank Digital Currencies, con emissione di moneta da parte delle banche centrali nei conti correnti del pubblico. A pp.366 ss, Grazzini dà conto della sua peculiare proposta di Banche Centrali gestite dalla società civile.
Questo di Grazzini è un libro che farà discutere, dal momento che ha il fondamentale merito di decostruire le opinioni più sedimentate (e più false o irrealistiche) che circolano sul funzionamento della moneta e dei mercati finanziari; opinioni che, purtroppo, sono alla base dei principali modelli previsionali delle Banche centrali e che orientano anche nel breve periodo le loro decisioni.



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