Il fascismo eterno delle “sette”

Una riflessione sul rapporto fra la società democratica e le isole di totalitarismo che in essa pretendono ospitalità e rispetto.

Luigi Corvaglia

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– Quando io uso una parola, – disse Humpty Dunty in tono d’alterigia,
– essa significa ciò che appunto voglio che significhi: né più né meno.
– Il problema è, – disse Alice, – se voi potete dare alle parole tanti diversi significati.
– il problema è, – disse Humpty Dunty, – chi è il padrone….
Lewis Carroll, Attraverso lo specchio

Si narra che un giorno, mentre teneva una lezione ad un gruppo di studenti, Alfred Korzybski s’interruppe per prendere dalla sua borsa un pacchetto di biscotti avvolto in un foglio bianco. Ne mangiò uno, poi ne offrì altri agli studenti che ne avessero voluti. “Buoni questi biscotti, non vi pare?” Disse Korzybski dopo che alcuni studenti ne avevano mangiato qualcuno. Dopodiché tolse il foglio bianco mostrando il pacchetto originale sul quale c’era l’immagine di una testa di cane e la scritta “biscotti per cani”. Gli studenti videro il pacchetto e rimasero scioccati. Due di loro si precipitarono fuori dall’aula per vomitare. “Vedete, signori e signore?” – commentò Korzybski – ho appena dimostrato che la gente non mangia solo il cibo, ma anche le parole, e che il sapore del primo è spesso influenzato dal sapore delle seconde”. L’inventore della “Semantica Generale” (GS) voleva dare dimostrazione pratica del fatto che gli esseri umani non possono sperimentare il mondo direttamente, ma solo attraverso le loro astrazioni. In qualche modo, dunque, la lingua determina il mondo. Ciò va a tutto vantaggio di chi voglia operare una ridefinizione del linguaggio, e tramite questo, del mondo percepito, come aveva superbamente messo in rilievo anche George Orwell. Così, se novello Korzybski, offrissi, non biscotti, ma concetti, come “rispetto delle identità culturali”, “difesa della “libertà religiosa“ o “contrasto ai censori della libera scelta”, è sicuro che molti fra i miei uditori li apprezzerebbero. Se però facessi cadere il foglio bianco dal mio metaforico pacchetto che contiene le idee, essi vi leggerebbero altre etichette. Ad esempio, “difesa della sharia” o “si all’infibulazione”. Un’altra possibilità è che l’etichetta scoperta riporti la dicitura “apologia dei culti”, espressione che designa la difesa di quei gruppi a gestione totalitaria che il grande pubblico conosce come “sette”. Sicuramente qualcuno rigetterebbe le idee pocanzi apprezzate. Infatti, la gente non giudica solo le idee, ma anche le parole, e il senso delle prime è spesso influenzato dal senso delle seconde. Così, se è allettante un proclama di difesa dell’identità delle culture, molto meno lo è apprendere che ciò potrebbe anche significare l’avallo della subordinazione della donna insita in alcune identità culturali o degli abusi che si compiono in alcuni gruppi spirituali. Infatti esiste un certo numero di studiosi, ed uno maggiore di attivisti, i quali conducono una fitta campagna di difesa di organizzazioni quantomeno controverse, come Scientology, per citare la più famosa, ma anche di altre centinaia di gruppi che nel corso degli anni hanno guadagnato l’interesse della cronaca per la subordinazione indotta negli adepti, per il loro sfruttamento e, talvolta, per gli abusi su di essi commessi. Questi apostoli di ogni culto usano etichettare gli oppositori di tali pratiche quali nemici della libertà religiosa e della libera scelta, pertanto degli illiberali. Il richiamo al “fascismo” non è neppure troppo velato [1].

In un mondo così ricostruito, o meglio, con questa “mappa” del mondo, come avrebbe detto Korzybski, i paladini dei diritti civili garantiti dalla “società aperta” sarebbero quelli usi a difendere culture e culti che alcuni definiscono abusanti, mentre i nemici delle libertà democratiche sarebbero coloro che ne contrastano l’azione e l’influenza. Però, come diceva il semiologo polacco, “la mappa non è il territorio”.

Sette come espressione del fascismo eterno

Abbiamo una regola. Marmellata domani e marmellata ieri,
ma mai marmellata oggi.” “Ma qualche volta ci deve essere il giorno
della ‘marmellata oggi’,” obiettò Alice. “No, no, impossibile,” disse la Regina.
“La marmellata è prevista a giorni alterni e oggi, sai,
non è affatto giorno alterno, lo vedi da te.
Lewis Carroll, Attraverso lo specchio

Un altro semiologo, Umberto Eco, tenne nel 1995 una conferenza alla Columbia University [2]. In questa celebre lettura l’intellettuale italiano propose la descrizione degli elementi archetipici e costituenti di quello che definiva il fascismo eterno o Ur-fascismo. Fatta la premessa che questo vede quale base fondante uno stato etico assoluto, tardo hegeliano, egli proponeva una serie di punti, non tutti necessari contemporaneamente, per la definizione di questo prototipo del totalitarismo perenne. Fra questi:

– il culto della tradizione, spesso interpretata in forma di sincretismo di diversi apporti culturali;

– L’ irrazionalismo con conseguente sprezzo per la cultura;

– Il rifiuto dello spirito critico;

– L’elitismo, cioè l’idea di essere il gruppo eletto;

– La paura della diversità, con conseguente diffidenza per l’esterno, cioè l’outgroup;

– L’ossessione per il complotto, possibilmente internazionale, perchè “i seguaci devono sentirsi  assediati”;

– La neolingua, caratterizzata da una sintassi elementare atta a una semplificazione cognitiva che impedisce lo sviluppo di uno spirito critico.

Non solo quest’ultimo punto ci riporta alla Grammatica Generativa di Korzybski da cui eravamo partiti, ma questi elementi, tutti o in parte, sono gli stessi che vari studiosi considerano costitutivi dei gruppi “ad alto controllo”, cioè totalitari ed abusanti. Ecco quindi che, dopo che è caduto il foglio che la occultava, l’etichetta “fascismo” si legge con nitidezza sul pacchetto che contiene quelli che i loro difensori definiscono in modo neutro Nuovi Movimenti Religiosi. Una volta chiarito che non tutti i NMR sono culti abusanti e che molti culti abusanti non sono né nuovireligiosi (creare confusione terminologica grazie all’uso di etichette fuorvianti è anch’essa una forma di utile neolingua), va detto che la mappa che descrive come paladini delle libertà civili i difensori di queste dittature non territoriali e, invece, come illiberali i loro nemici, dimostra di essere ora impresentabile. Ne propongo una più accurata. In questa nuova mappa, i difensori delle società chiuse sono, come è ovvio, ben lontani dal rappresentare le istanze universalistiche dei diritti umani, cioè della società aperta di cui parlava Popper. Essi risultano, al contrario, perfettamente omologhi ai fautori del differenzialismo culturale, la concezione politica che dei diritti universali è la nemica più fiera e acerrima. Infatti, dietro ai proclami libertari e rispettosi delle culture allogene, questa concezione mira al recupero ed alla difesa delle singole culture perché diventino contrappeso all’ideologia globalista; quindi proprio all’universalismo dei diritti umani. Il differenzialista pensa cioè che gli “stranieri” debbano rimanere tali, vivendo «tra loro» e mantenendo i propri riferimenti culturali e valoriali, perché loro “sono diversi”e tali devono restare. Egli ne difende il “diritto alla differenza” proprio per evitare che altre culture si mescolino o confluiscano nella sua. Come non sorprende che i fautori del differenzialismo siano esponenti dell’ estrema destra politica che coniano una propria incongruente versione di “multiculturalismo”, così non è strano che i difensori del “diritto alla differenza” delle “sette” siano spesso esponenti di visioni tutt’altro che ecumeniche che propongono la propria incongruente versione di “ecumenismo”. Questi, infatti, propongono un “multi-cultismo”, che è la versione mignon del multi-culturalismo della Nuova Destra, ma somiglia più alla pax mafiosa. Infatti la non belligeranza fra culti e culture come norma generale comporta la salvaguardia della propria “cultura” e del proprio “culto” in particolare. Come spiegare altrimenti il fatto che nelle associazioni per la difesa della libertà religiosa, a strepitare i proclami più liberali ed ecumenici, militino anche esponenti delle visioni più illiberali e fra loro incompatibili? Membri d’alto grado di Scientology, cattolici tradizionalisti, satanisti, fedeli di religioni che credono che chi non segue il loro credo sia dannato per l’eternità e guru del sesso tantrico, tutti insieme appassionatamente contro chi denuncia lo sfruttamento nei culti. In nome della società aperta!

Alla luce di questa mappa, appare chiaro il fatto che la controversia sulla “manipolazione mentale” sulla quale si è incentrata per decenni la conflittualità fra “apologeti dei culti” e “movimento anti-sette” sia un accanirsi sul dito e non guardare la luna. Non che il tema non sia importante, perché è proprio dalla supposta “libera scelta” dell’adepto che gli apologeti delle società chiuse fanno discendere la liceità di queste – e su questo tema io stesso ho proposto il mio contributo teorico [3] -, ma la vera questione che pochi sembrano cogliere, e molti vogliono nascondere, è un’altra. Si tratta del dilemma centrale della società aperta che quotidianamente si confronta con subculture chiuse che pretendono ospitalità al proprio interno. In altri termini, questo è il problema delle democrazie occidentali che devono fare i conti con le isole culturali ostili alla democrazia, trovandosi a dover scegliere fra un multiculturalismo che universalizzi le libertà ed i diritti ed un altro che, invece, sigilla e salvaguarda queste isole. Le democrazie mature dovranno prima o poi porsi quindi anche la questione di come gestire il confronto con sodalizi chiusi che pretendono paradossalmente la tutela del proprio totalitarismo in nome dei principi liberali della società aperta. In pratica, si tratta della questione di come la modernità che prese le mosse dall’Illuminismo e dalle rivoluzioni del XVIII secolo debba gestire il rapporto con la sua controparte: il fascismo eterno.

NOTE

[1] Poichè rientro fra coloro che si oppongono alla promozione dei culti, non sono stato esentato dall’etichettamento. Si veda ad esempio il testo pubblicato sul sito della European Federation for Freedom of Belief (FOB): Gli ingredienti dello strano liberalismo antisette: legislazione fascista e intolleranza religiosa
Lo scritto rispondeva ad un precedente mio articolo pubblicato su L’Opinione. Questa risposta ha, a sua volta, avuto una replica che ha reso inutile qualunque altro commento.

[2] Eco, U., Il fascismo eterno, La nave di Teseo, Milano, 2018

[3] Ad esempio, nelle seguenti pubblicazioni scientifiche:
Corvaglia, L., Un modello di persuasione nei culti totalitari, Psychofenia, Volume XXIII, issue 41-42 (2020)
Corvaglia, L., Submission as Preference Shift, in via di pubblicazione

(Credit Image: © Jim West/ZUMA Wire)



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