Il G8 di Genova visto da chi non c’era: l’eredità alle nuove generazioni

Gli eventi del G8 – a vent’anni dal loro accaduto – sono un passaggio di testimone per le nuove generazioni.

Federica Mangano Sofia Torlontano Federico Brignacca Ygnazia Cigna

Gli eventi del G8 – a vent’anni dal loro accaduto – sono un passaggio di testimone per le nuove generazioni. Le battaglie portate alla luce a luglio 2001 erano la denuncia di disfunzioni strutturali che ancora oggi sono sedimentate nelle basi del nostro sistema.

L’impunità degli eventi del G8 ha dato vita a grandi lacune. Ancora oggi gli abusi di potere, le repressioni e le violenze da parte delle forze dell’ordine durante le manifestazioni pubbliche sono pane quotidiano, e spesso non è possibile risalire all’identità degli agenti coinvolti.

Dopo i fatti avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere è stata rilanciata la petizione di Amnesty International che chiede un’integrazione della normativa attuale al fine di introdurre i codici identificativi individuali numerici o alfanumerici per gli agenti di polizia.

Il Parlamento Europeo, nel 2012, esortava gli stati membri “a garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo. Da allora, diversi Paesi hanno dato seguito a questa richiesta, ma non l’Italia.” Sono queste le parole della petizione di Amnesty international che sottolinea un grande vuoto normativo in Italia, Paese che ha alle spalle la tragica eredità del G8.

Molte delle derive denunciate dai movimenti No-global sono ancora oggi realtà, vita quotidiana delle nuove generazioni che cercano di raccogliere il testimone del G8 per un’elaborazione sociopolitica delle urgenze e problematiche attuali.

In quest’epoca che sentiamo transitoria, in cui è in corso una rielaborazione dei valori, le battaglie del G8 continuano a essere centrali in modo trasversale nei tanti movimenti nati in questi ultimi anni e nelle tante tragedie divenute simbolo di battaglie. Dal caso Cucchi, uno dei simboli degli abusi di potere da parte delle autorità, ai tanti movimenti come Fridays for Future, Extinction Rebellion o Black lives matter, le nuove generazioni continuano ad accogliere le grandi eredità delle generazioni precedenti.


Federico Brignacca
I luoghi della memoria

Sono passati vent’anni dai fatti del G8 di Genova 2001, avevo 5 anni e di quei giorni ho alcuni ricordi impressi nella mente. Nelle giornate precedenti il summit, per le strade si respirava un’aria pesante. Mia mamma diceva che aveva paura, che sarebbe successo di tutto. Le vie principali della città erano blindate: camionette della polizia con installate delle grate impedivano l’accesso a quella che era la zona rossa, ma per me, troppo piccolo per capire mentre accompagnavo mamma in giro per la città, era solo Piazza De Ferrari.

In quei giorni non siamo rimasti a Genova: con i cugini e i nonni siamo andati in vacanza, “andiamo via per qualche giorno, facciamo una vacanza di famiglia” aveva detto mio padre, ma solo dopo anni mi ha confessato che la preoccupazione per quello che poteva accadere era tanta.

Andammo in Trentino, al fresco, ma nella camera d’albergo ricordo di aver visto qualcuno della famiglia, forse mia madre, guardare la televisione. Sono immagini che non riesco a dimenticare. Conoscevo poche vie, ma certamente quella che vedevo tutti i giorni da casa mia non potevo non riconoscerla alla televisione. Nel servizio del telegiornale prima fecero vedere migliaia di persone che manifestavano, proprio lì sul lungomare, lungo Corso Marconi, poi d’improvviso con le riprese dall’alto mandarono in onda gli scontri tra poliziotti e dei ragazzi con dei caschi neri in testa che lanciavano oggetti. Potrei disegnare le scene, ero piccolo è vero, ma il ricordo è nitido. Crescendo poi mi sono sempre reso più conto di quanto sia pesato per la città quell’evento.

Alcuni luoghi sono segnati, sono un monumento alla memoria, un monito a come le cose non devono andare, a quanta violenza si è consumata: penso a Piazza Alimonda dove perse la vita Carlo Giuliani, alla caserma di Bolzaneto e infine alla scuola Diaz dove si consumò la “macelleria messicana”, così come venne definita da Michelangelo Fournier, che in quell’anno era vicequestore e comandante del settimo nucleo sperimentale antisommossa del primo reparto mobile di Roma.

 

Federica Mangano – “Come facciamo a ricordare ciò che non abbiamo vissuto?”

Noi a Genova non c’eravamo.

Non eravamo tra i black bloc e non eravamo tra le tute bianche. Non eravamo tra quelli che hanno deciso di unirsi al Movimento No Global e all’European Social Forum.

Noi a Genova non c’eravamo.

Eppure, un ricordo ognuno di noi ce l’ha. Che sia un ricordo frammentato perché troppo piccoli per ricordare o che sia un’immagine creata dai racconti e dalle testimonianze di chi invece a Genova c’era.

Noi a Genova non c’eravamo. Eppure, se chiedessi a ognuno di noi, saprebbe raccontare a grandi linee cose di cosa stiamo parlando.

Come ricordiamo ciò che non abbiamo vissuto?

La memoria collettiva ci dà l’opportunità di riconoscerci in ciò che è stato, di ritrovarci uniti in un determinato momento storico in cui specchiarci e riconoscersi.

L’identità collettiva ci riporta così a un desiderio di utopia nascosto, che teniamo segretamente dentro a un cassetto.

La memoria collettiva è vettrice di narrazioni che avvicinano le comunità, le generazioni e i singoli.

Ricordare insieme diventa incontro con la storia, nel riconoscere similitudini e differenze, dando un senso e un significato a ciò che ci circonda.

Cos’è rimasto di ciò che noi ricordiamo dei Movimenti No Global vent’anni dopo?

 

Sofia Torlontano – Un’occasione perduta

Tutti quelli che parlano del G8 di Genova lo definiscono uno spartiacque, una frattura: c’è un prima e c’è un dopo Genova.

Soprattutto nel campo dell’attivismo, chi era lì, descrive quei giorni con l’amaro in bocca, come se a Genova l’attivismo abbia subito una svolta radicale.

Chi manifestava – gli ecologisti, i no global, i sindacalisti, i movimenti cattolici, i migranti, gli studenti, intellettuali, politici, giornalisti provenienti da ogni parte del mondo – condivideva le stesse idee di libertà e giustizia sociale. Tutti protestavano contro un mondo globalizzato ed eccessivamente consumistico.

Io a Genova non c’ero, e fino a qualche anno fa non sapevo nemmeno cosa volesse dire “No Global”. L’ho imparato solo all’università, in un corso specifico sullo sviluppo.

Ma ben prima di sapere cosa fosse successo nel 2001, però, mi sono interessata ai temi legati alla giustizia sociale e alla sostenibilità in tutte le forme. Ben prima di sapere perché a Genova ci fu tutta quella violenza, mi sono indignata verso la società in cui viviamo.

Quello che mi chiedo, a distanza di venti anni, è: dove sono finiti i movimenti No Global? Come abbiamo permesso al capitalismo di prendere in mano le nostre vite e i nostri ideali, quando 20 anni fa almeno trecentomila persone manifestavano e urlavano per ottenere una globalizzazione rispettosa dei diritti umani e sostenibile?

Di Genova se ne parla, è vero, ma non abbastanza. Anzi, di Genova si dice, ma non si racconta. Sembra che Genova abbia ridotto al silenzio tantissime persone, che abbia spento un’intera generazione.

Davvero la speranza della rivoluzione è tramontata dopo il 2001? Davvero, da lì in poi, qualsiasi forma di attivismo in Italia è apparsa inutile?

So che molti attivisti che erano lì considerano Genova una gigantesca occasione perduta. C’è un prima di Genova, caratterizzato dalla speranza di poter cambiare il mondo, e un dopo Genova, ovvero la consapevolezza che nonostante la buona volontà di miliardi di persone, il mondo dipenderà sempre dai poteri forti.

Gli attivisti di Genova ci hanno lasciato un’enorme eredità, è vero. Dopo i fatti del 2001, non ci sono più state proteste e movimenti così influenti e importanti. Ma pare che questa eredità che ci hanno lasciato sia colma di rammarico e impotenza. Come se la loro illusione spezzata via il 20 luglio, dovesse necessariamente essere tramandata anche alle nuove generazioni di attivisti. Ecco come vedo Genova, io che non c’ero. Attivismo, violenza e disillusione.

Al ventennale del G8 di Genova 2001 è interamente dedicato il numero 12 di MicroMega+, la newsletter settimanale in abbonamento di MicroMega, che uscirà venerdì 9 luglio.

(credit foto Brooke Anderson CC BY 2.0 – flickr.com/photos/brooke_anderson/773622511)

 

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