Il governo Draghi, un mostro multicefalo

Michele Martelli

Il governo Draghi è apparso fin da subito un mostro multicefalo, con molte, moltissime teste. Quante? La scelta è a piacere. Si può dire indifferentemente, restando nella metafora mitologica, che sia infatti un governo bicefalo, a due teste, perché tecnico e politico. O tricefalo, perché di sinistra-centro-destra, o viceversa, non fa differenza. O quadricefalo, se alle tre componenti si aggiunge il nucleo dei ministri tecno-bancari. O infine, per l’appunto, multicefalo, se si mettono nel conto i numerosi variopinti gruppetti centristi, di cui nasce e muore uno al giorno. Considerando la quasi unanimità parlamentare, si potrebbe parlare persino di un supermitologico drago di ben 797 teste, quanti sono stati i Sì nei due rami del Parlamento. Quale Heracles potrà sconfiggerlo? Il mostro dell’Idra di Lerna, ucciso dal divino eroe greco, figlio di Zeus, ne aveva solo 9, anche se a ogni testa tagliata ne spuntavano due: ovviamente, ogni profana somiglianza con quanto attualmente in corso da noi in 5s, Pd e Leu è puramente casuale.

Ma il governo Draghi porta in sé anche i segni catechistici della Santa Trinità. Chi l’ha generato? L’ha generato Mattarella, il Padre, dopo aver improvvisamente cancellato la minaccia di elezioni anticipate e affossato l’ancora possibile Conte ter. Lo ha poi benedetto Berlusconi, il decaduto alter deus già protettore delle Olgettine nipotine di Mubarak certificate dall’allora maggioranza filo-berlusconiana in Parlamento: ne sa qualcosa, tra gli altri, l’avvocato Sisto, accanito antigiustizialista difensore dell’ex premier nel processo barese sulle escort, e oggi, ma guarda un po’!, nominato da Draghi proprio sottosegretario alla Giustizia. Ѐ da tale afflato religioso che è nato il premier Draghi, il divin Figlio, che, guidando il governo dall’«alto» celestiale del suo «profilo», non ha tardato a generare a sua volta il suo Figliuolo, il generale alpino fulmineamente assunto a Commissario straordinario al posto di Arcuri, silurato senza motivazione alcuna. Sorge inquietante la domanda: siamo ai primi tratti di un infausto futuro governo tecnico-politico-militare, sconosciuto alla storia della Repubblica né previsto dalla Costituzione? Infine, dopo il quasi-scandalo del copia-incolla di un pezzo giornalistico dell’economista ultraliberista Giavazzi nel suo solenne discorso alla Camera, che cosa fa Draghi? Non chiarisce agli italiani né spiega il come e il perché dell’accaduto, ma nomina proprio Giavazzi suo consigliere economico. Bisogna dedurne che il suo è un governo, oltre che tecno-politico e con un tocco (o tacco?) militare, anche ultraliberista?

Comunque, un «profilo così alto», inarrivabile, quello di Draghi, che si potrebbe, senza troppo esagerare, conferirgli il titolo di Sua Altezza reale, in rimembranza dei monarchi d’ancien régime, chiusi nelle loro regge, invisibili al popolo-bue e il cui dito di comando era il dito di Dio. Quei monarchi amavano parlare al popolo solo attraverso i propri ministri ed emissari: sarà per questo motivo che il primo Cpcm firmato Draghi, Draghi l’ha fatto illustrare da due dei suoi ministri? O che dopo 15 giorni di totale silenzio-assenza, si sia l’8 marzo degnato di farsi vivo agli italiani solo in un astrale video-messaggio, quasi ad imitazione del Presidente supergalattico fantozziano? Non sembra eccessivo, a questo punto, riassumere il governo Draghi con l’acronimo SMD = San-Mario-Draghi, o Super-Mario-Draghi, o Sua-Maestà-Draghi.

Un governo, per parafrasare Pirandello, di uno, di tutti e di nessuno.

A) Di tutti (o quasi): mi riferisco ai partiti e parlamentari, quasi tutti, che, supportati dalla stampa-tv d’establishment, come un sol uomo si sono inginocchiati alla Sacra Icona, già prima della sua prima apparizione, già prima di apprendere, nel discorso alla Camera, il suo Verbo salvifico. «Un fuoriclasse», «il nostro Ronaldo», così ha detto il leghista-draghista della prim’ora Giorgetti, poi presto remunerato col Mise. La sua metafora calcistica mi ha ricordato la «Chiesa di Maradona»: Giorgetti il primo officiante della «Chiesa di Draghi Santo subito»? Una nuova forma di ateismo devoto filo-draghista si sta diffondendo in Italia? Certo è che nel «dibattito» alla Camera si è assistito al più fulgido esempio di cretinismo devozional-parlamentare, quello esibito dal deputato vivitaliota Faraone: «Lei, Draghi, è il nostro Mes!»: voleva forse dire Messia, ma gli si è inceppata la lingua sulla prima sillaba. A parte qualche eretico pentastellato o di sinistra, nessuno, nemmeno un Fratello o una Sorella d’Italia ha osato finora criticare seriamente il Santo Salvatore della Patria.

B) Di uno: di Draghi, il Tecno-Banchiere, al centro del piccolo cerchio dei suoi 5 ministri supertecnici, in realtà tanto poco super da sembrare i suoi avatar. Un governo quasi plebiscitario, si direbbe, di tipo bonapartistico: «un uomo solo al comando», catapultato dall’esterno, dai caveaux delle banche, estraneo al Parlamento, ai partiti e agli elettori, un premier al limite estremo del dettato costituzionale. Simile al Dio ineffabile della mistica cristiana nel quale gli opposti contraddittori coincidono (A=non-A): europeisti e anti-europeisti, ecologisti e sviluppisti, capitalisti e lavoratori (che Draghi, aduso al linguaggio neo-liberista, stavo per dire neo-orwelliano, chiama non a caso «capitale umano»), democrazia e oligarchia, neo-keinesismo (il Draghi allievo di Caffè?) e neo-mercatismo (il Draghi vice di Trichet?), tutto e il contrario di tutto.

C) Di nessuno: «hic Rhodus hic salta». Ѐ ancora troppo presto per giudicare, ma in ogni singola decisione Draghi non potrà non fare scelte volta per volta di destra o di sinistra, accontentando qualcuno e scontentando altri. Il decreto ristori, per esempio, già pronto per la firma sul tavolo di Conte, ora da Draghi è rinviato sine die, non si sa bene perché, danneggiando i più bisognosi, che l’aspettano da dicembre scorso: dov’è e a favore di chi il presunto efficientismo dell’ex-presidente della Bce? E quale efficientismo, poi, se Draghi, sebbene circondato da supertecnici e supercompetenti, ha chiesto per l’attuazione del Recovery Plan la consulenza tecnica dell’agenzia straniera McKinsey, peraltro eticamente «poco pulita»? L’avesse fatto Conte, sarebbe stato massacrato dalla destra-centro e dalla stampa sovranista e d’establishment.

Dai fatti prossimi venturi capiremo meglio se Draghi adotterà politiche, semmai le adotterà, che tendono a favorire le fasce sociali più deboli (il che sembra improbabile, date le premesse) o se farà il gioco dei poteri forti finanziari e confindustriali, che lo hanno fortemente voluto a Palazzo Chigi, con le fauci spalancate in vista dei miliardi europei. Le avvisaglie non sono tranquillizzanti, a sinistra. Peraltro, all’emergenza sanitaria e al Recovery Plan sono legati tutti gli altri problemi, che Draghi difficilmente potrà eludere: dalla sanità (pubblica o privata?) al fisco (progressivo o ispirato alla flat tax?), dall’economia (puntare sul Nord più ricco o sul recupero del Mezzogiorno?) all’ecologia (green o washing economy?) e così via. Non basta il come, cioè l’eventuale rapidità ed efficienza nella risoluzione dei problemi, che finora scarseggia nell’attività governativa, conta ancora di più il che cosa e le finalità.

[Foto di ANSA/EPA Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica]

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