Il governo Meloni-Ruini

In altre epoche si sarebbe parlato, senza infingimenti, di un governo clerico-fascista. Ma siamo in epoca post-post-moderna.

Paolo Flores d'Arcais

Da sabato 22 ottobre 2022 l’Italia ha il governo Meloni-Ruini. Ai tempi del Pci e della sinistra extraparlamentare si sarebbe parlato, senza infingimenti, di un governo clerico-fascista. Ma siamo in epoca post-post-moderna. Epoca non più di ideologie ma di influencer, si dice. L’influenza di Sua Eminenza è corposissima, non solo per la pasdaran antiaborto e antieutanasia e antidiritti civili di ogni genere, che del resto per il nuovo nome del ministero dovrà subordinare le Pari opportunità delle donne alla Natalità (nomina sunt consequentia rerum, non dimentichiamolo), ma per la biografia di quella figura chiave del governo che è il sottosegretario alla Presidenza (più qualche altro ministero sparso).

Altrettanto corposa l’influenza di Salvini, che dopo la parentesi per nulla esaltante della signora Lamorgese, ha nuovamente occupato il Viminale con il suo Capo di Gabinetto dei tempi eroici dei migranti ricacciati in mare. Alla Giustizia va il magistrato da sempre punta di diamante degli odiatori del pool Mani pulite (e non solo), una garanzia di Restaurazione e anzi di Revanche, malgrado in violazione del sopra ricordato “nomina sunt consequentia rerum” il nome del Ministero non sia stato aggiornato.

Sulla senatrice Daniela Garnero Santanchè al Turismo, sulla senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati alle Riforme, sulla senatrice Anna Maria Bernini alla Università e Ricerca si può solo riecheggiare un’aria famosa: “Il resto nol dico, già ognuno lo sa”.

Grosso modo la metà dei ministri aveva già fatto parte delle compagini governative del Caimano, successivamente e definitivamente Pregiudicato. Per la serie “il nuovo che avanza”.

Qualcuno, sbagliando clamorosamente, ha identificato la linea politica di questo governo in “Dio, Patria e Famiglia”. Dio (almeno nella versione cattolica preconciliare, tendente al sanfedismo e con sentori vandeani) certamente. Famiglia, è innegabile, anche proprio nel senso di familiari saliti al Colle a giurare. Ma Patria, Patria proprio no. Patria, dal 25 aprile 1945, è sinonimo di Resistenza antifascista, e con la Costituzione questo intreccio indissolubile è diventato il fondamento della convivenza civile tra italiani. Di questa Patria, l’unica da quasi ottant’anni, e speriamo per almeno altri ottanta, nel Gabinetto Meloni-Ruini non c’è neppure l’ombra.

CREDIT IMMAGINI:

Camillo Ruini: Giuseppe Ruggirello, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons; Giorgia Meloni: via Wikimedia Commons.



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