Il ministro dell’istruzione e la censura della preside fiorentina

La preside ha semplicemente ricordato il dovere della memoria contro l'indifferenza, e la reprimenda pubblica del ministro Valditara ha finito per legittimare quell'indifferenza di cui scriveva anche Calamandrei.

Gian Carlo Caselli

Fra le “patologie” che affliggono il nostro paese figura una profonda sottovalutazione del pericolo che si corre quando si occulta il passato; quasi una perdita di memoria che sconfina nell’amnesia, una mancanza continuativa di coscienza etica. Questa riflessione di Barbara Spinelli si attaglia anche al caso della preside fiorentina duramente ripresa, con piglio gagliardo, dal ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara.

Il fatto è noto. Un ragazzo sbattuto a terra appena fuori della scuola, inerme, viene preso ripetutamente a calci nel ventre e alla schiena, con fanatica protervia, da due energumeni appartenenti – stando alle cronache – a un gruppo di estrema destra. La preside, con una lettera contenuta nei toni, giustamente condanna questa violenza di tipo squadrista, ricordando nel contempo ai suoi ragazzi che il fascismo è stato anche frutto della indifferenza verso simili “pestaggi” criminali.  Il ministro non gradisce che la preside – dice lui – faccia “politica” e le lancia contro un anatema: “se l’atteggiamento dovesse persistere vedremo se sarà necessario prendere misure”.

Dopo una tempesta di critiche, in particolare circa le sanzioni minacciate in caso di “recidiva”, il ministro spiega che di “sanzioni” non ha proprio parlato. Una risposta dove “misure” e “sanzioni” si mescolano e si nascondono, un po’ come al gioco delle tre carte.

Premesso l’argomento -assoltamene tranchant – che l’art. 21 della Costituzione stabilisce che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con le parole, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, parliamo di “indifferenza”.

Piero Calamandrei, che la Costituzione la conosce bene perché l’ha scritta come componente dell’Assemblea costituente, proprio rivolgendosi ai giovani ebbe a scrivere che una delle peggiori offese che si possano fare alla Costituzione è l’indifferentismo alla politica, intesa come partecipazione alla vita della polis. L’indifferentismo esclude ogni coinvolgimento negli affari che attengono al bene comune e induce Calamandrei a ricordare che «la libertà è come l’aria; ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai».

La preside, dunque, ha semplicemente ricordato il dovere della memoria contro l’indifferenza. Non merita assolutamente la reprimenda pubblica, con minaccia di misure/sanzioni, impartita ex cathedra dal ministro dell’istruzione. Che in sostanza ha finito per legittimare proprio l’indifferenza aborrita da Calamandrei.

Foto Wikipedia | Ministero dell’istruzione 



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