Il papa a La Sapienza: cosa accadde realmente nel 2008

La morte di Joseph Ratzinger ha indotto molti suoi seguaci e ammiratori a rispolverare “i fatti della Sapienza” del 2008. Nel gennaio di quell'anno Ratzinger venne invitato dall'allora Rettore Renato Guarini all’inaugurazione del 705esimo anno accademico dell'ateneo romano. Ciò suscitò la reazione di 67 docenti, tra cui il futuro premio Nobel Giorgio Parisi, che portò Ratzinger a rinunciare all'invito. L’episodio venne vergognosamente strumentalizzato all'epoca e ancora oggi c'è chi lo utilizza per denigrare i 67 docenti e Giorgio Parisi in particolare.

Silvano Fuso

La morte di Joseph Ratzinger ha indotto molti suoi seguaci e ammiratori a rispolverare “i fatti della Sapienza” del 2008. Nel gennaio di quell’anno Ratzinger venne invitato dall’allora Rettore Renato Guarini all’inaugurazione del 705esimo anno accademico dell’ateneo romano. Ciò suscitò la reazione di 67 docenti, tra cui il futuro premio Nobel Giorgio Parisi, che portò Ratzinger a rinunciare all’invito.
L’episodio venne vergognosamente strumentalizzato all’epoca e ancora oggi c’è chi lo utilizza per denigrare i 67 docenti e Giorgio Parisi in particolare. In questi giorni non sono mancati titoli del tipo “Quando il Nobel Parisi impedì a Ratzinger di parlare alla Sapienza”.

Per ricordare cosa avvenne realmente nel 2008 riportiamo un estratto (con link aggiornati) del libro I nemici della scienza. Integralismi filosofici, religiosi e ambientalisti[1] di Silvano Fuso (Prefazione di Umberto Veronesi), pubblicato nel 2009 (per gentile concessione della casa editrice Dedalo).

Appendice I: il papa e l’università

A conclusione del capitolo sull’antiscienza religiosa riteniamo utile fare riferimento a quanto accaduto nel mese di gennaio 2008 all’Università “La Sapienza” di Roma.

Tutto ha inizio con una lettera aperta, indirizzata al rettore dell’Università, Prof. Renato Guarini, che il Prof. Marcello Cini, fisico e docente emerito dell’ateneo, ha inviato alla stampa nel novembre 2007[2]. Il motivo della lettera è stato l’annunciata partecipazione di papa Benedetto XVI all’inaugurazione del 705esimo anno accademico del prestigioso ateneo romano per il giorno 17 gennaio 2008 (partecipazione che poi non si è realizzata per decisione del Vaticano). Alla lettera di Cini ha fatto seguito un’altra missiva sottoscritta da numerosi docenti dell’ateneo romano. La vicenda ha suscitato accese polemiche con abbondanti strumentalizzazioni politiche.

La lettera di Cini non va letta evidentemente come esempio di atteggiamento antireligioso da parte del mondo scientifico. Al contrario, il prof. Cini, nelle sue considerazioni, illustra bene quale sia l’atteggiamento della chiesa cattolica nei confronti della scienza e quali siano le strategie che le attuali gerarchie ecclesiastiche utilizzano per poter sconfinare dal campo strettamente metafisico che, come abbiamo detto nel primo paragrafo, dovrebbe essere l’unico dominio in cui le religioni possono operare.

Questo è il testo della lettera del Prof. Cini:

Signor Rettore,
apprendo da una nota del primo novembre dell’agenzia di stampa Apcom che recita: «è cambiato il programma dell’inaugurazione del 705esimo Anno Accademico dell’università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell’Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».
Come professore emerito dell’università La Sapienza – ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico – non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l’obiettivo politico e mediatico.
Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico – rappresentato per tutti dall’esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica – non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull’incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università – da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.
Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c’è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell’università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell’ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis, tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo uffizio, a una spartizione di sfere di competenza tra l’Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.
Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più. «Nel profondo… si tratta – cito testualmente – dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio».
Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall’accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah – attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all’imprevedibile irrazionalità del secondo – che sarebbe a sua volta all’origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali – conclude infatti il papa – con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda (sul perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare – alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere».
Al di là di queste circonlocuzioni il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l’ex capo del Sant’uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l’espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l’esclusività della mediazione fra l’umano e il divino. Un’appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l’integrità morale di ogni individuo.
Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l’effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l’appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo – condotto tra l’altro attraverso una maldestra negazione dell’evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell’avversario – di ricondurre la scienza sotto la pseudorazionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria darwiniana dell’evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?
Non riesco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell’immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l’Anno Accademico dell’Università La Sapienza».
Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come simbolo dell’autonomia della cultura e del progresso delle scienze.

Marcello Cini

Roma 14-11-2007

 

A quella del Prof. Cini ha fatto seguito, pochi giorni dopo, una seconda lettera di appoggio sottoscritta da altri scienziati, anch’essi docenti della Sapienza:

 

Al Magnifico Rettore

Prof. Renato Guarini

Sapienza, Università di Roma

P.le Aldo Moro, 5

00185 Roma

e p.c. Al Presidente dell’AST, Prof. Guido Martinelli

Al Preside della Facoltà di Scienze MFN Prof. Elvidio Lupia Palmieri

Al Direttore del Dipartimento di Fisica Prof. Giancarlo Ruocco

Magnifico Rettore,
con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza.
Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: «All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto»[3]. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato.
Le porgiamo doverosi saluti,
Gabriella Augusti Tocco, Luciano M. Barone, Carlo Bernardini, Maria Grazia Betti, Enrico Bonatti, Maurizio Bonori, Federico Bordi, Bruno Borgia, Vanda Bouchè, Marco Cacciani, Francesco Calogero, Paolo Calvani, Paolo Camiz, Mario Capizzi, Antonio Capone, Sergio Caprara, Marzio Cassandro, Claudio Castellani, Flippo Cesi, Guido Ciapetti, Giovanni Ciccotti, Guido Corbo’, Carlo Cosmelli, Antonio Degasperis. Francesco De Luca, Francesco De Martini, Giovanni Destro-Bisol, Carlo Di Castro, Carlo Doglioni, Massimo Falcioni, Bernardo Favini, Valeria Ferrari, Fernando Ferroni, Andrea Frova, Marco Grilli, Maria Grazia Ianniello, Egidio Longo, Stefano Lupi, Maurizio Lusignoli, Luciano Maiani, Carlo Mariani, Enzo Marinari, Paola Maselli, Enrico Massaro, Paolo Mataloni, Mario Mattioli, Giovanni Organtini, Paola Paggi, Giorgio Parisi, Gianni Penso, Silvano Petrarca, Giancarlo Poiana, Federico Ricci Tersenghi, Giovanni Rosa, Enzo Scandurra, Massimo Testa, Brunello Tirozzi, Rita Vargiu, Miguel A. Virasoro, Angelo Vulpiani, Lucia Zanello.

Roma, 23 Novembre 2007

 

I media italiani (a differenza di quelli stranieri che hanno quasi ignorato la vicenda), nel gennaio 2008, per diversi giorni hanno dato grande risalto alla vicenda e numerosissimi sono stati i commenti di condanna dell’iniziativa dei docenti romani come gesto di intolleranza e di censura. In realtà si è trattato di una più che legittima manifestazione di dissenso da parte di un gruppo di docenti nei confronti del proprio rettore e il loro gesto è stato ampiamente travisato e strumentalizzato dai media e dai politici italiani. Nel novero delle condanne che hanno colpito i docenti della Sapienza, vogliamo semplicemente ricordare alcune dichiarazioni di Livio Fanzaga, sacerdote dell’ordine dei Padri Scolopi e direttore di Radio Maria, la più importante emittente radiofonica cattolica. Padre Fanzaga, sulle onde della propria emittente, indicando Satana come ispiratore dell’azione indegna dei docenti romani, ha dichiarato[4]:

Comunque sia, cari amici, non facciamoci illusioni, Satana è dappertutto, anche nelle università. Non mi meraviglio che ci siano dei professori cornuti con tanto di tridente e di coda, perciò non facciamoci molte illusioni, cari amici, perché sotto sotto, state tranquilli, c’è l’odio contro Dio, l’odio contro Cristo, l’odio contro la Chiesa. Dietro questi personaggi c’è sempre il maligno. State tranquilli che è così, non mi posso sbagliare su queste cose perché, …perché non si spiega. Capito? Se tu vai lì, … con quella gente lì… e li spruzzi di acqua santa, esce fuori il fuoco, fumano! Se li spruzzi di acqua santa fumano. Quella gente lì…fuma! [mormorio incomprensibile]… Il fumo, capito? Come avviene negli esorcismi più tremendi.

Ogni commento è superfluo.
Nel testo dell’allocuzione[5] che avrebbe dovuto pronunciare nel corso della visita alla Sapienza, ampiamente diffuso dagli organi di stampa, papa Ratzinger ribadisce sostanzialmente la sua posizione riguardo ai rapporti tra scienza, ragione e fede. In un passo del discorso, citando S. Agostino, sostiene che la semplice conoscenza rende tristi:

È necessario fare un ulteriore passo. L’uomo vuole conoscere – vuole verità. Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra “scientia” e “tristitia”: il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto – chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: Qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.

 

In un altro passo, Ratzinger sottolinea ancora una volta la necessità che la ragione sia sottomessa alla fede:

Se però la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e – preoccupata della sua laicità – si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.

Sui fatti della Sapienza, riportiamo inoltre un documento, redatto da alcuni docenti della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste, che chiarisce bene i rapporti tra scienza e fede[6]:

A proposito di laicità

È passato un po’ di tempo dall’episodio dei 67 professori della Sapienza che con la loro lettera vecchia di due mesi hanno involontariamente dato origine una tempesta mediatica tanto inaspettata quanto violenta. Si sono scatenati su di loro la pessima politica e la pessima stampa e TV che purtroppo ci affliggono quotidianamente. Ma ci sono stati anche interventi sensati ed articoli chiari, che hanno portato luce sulla vicenda.

Facciamo riferimento in particolare agli articoli di Pietro Greco[7], Giorgio Parisi[8], Stefano Rodotà[9] e Paolo Flores d’Arcais[10]. È ormai appurato che i 67 avevano tutto il diritto di mandare la loro lettera, che si trattava di un fatto interno alla vita universitaria, che il rettore ha una gran parte di responsabilità per aver fatto degenerare la situazione, che al Papa non è stato impedito niente, che la scaltra strategia vaticana ha approfittato dell’episodio per ottenere una facile vittoria mediatica aiutata da una stampa e da una classe politica incredibilmente succubi (con rare eccezioni), e che, per ottenere questo, i 67 sono stati sottoposti ad un ignobile linciaggio mediatico.

L’offesa fatta a loro la sentiamo come un’offesa fatta a tutti noi. Si è evidentemente consumata una rottura tra il mondo scientifico e la cosiddetta “opinione pubblica”.

Se noi, docenti della SISSA, torniamo su questi fatti è per analizzare e chiarire alcuni punti che secondo noi sono all’origine di questa frattura, punti che, anche negli interventi più favorevoli, sono rimasti un po’ in ombra.

Il primo riguarda il rapporto tra scienza e fede. Scienza e fede appartengono a sfere diverse e ben distinte dell’attività e del pensiero umani ed è bene che tali rimangano. I tentativi recenti di commistioni tra le due non possono che portare confusione e danni per entrambe. Si è detto che il Papa è una grande autorità spirituale. Ma è proprio questo il punto: la nostra attività di scienziati e docenti consiste nel produrre e insegnare scienza, non spiritualità. Non chiediamo mai ai nostri colleghi o ai nostri studenti quale sia il loro credo religioso. Queste questioni, quando si fa scienza, sono off limits. Il rapporto della nostra attività con una eventuale fede religiosa va risolto da ognuno di noi in completa autonomia. Per questo una visita del Papa può interessare al privato di una parte di noi ma non riguarda l’ambito della nostra attività in quanto scienziati.

A questo va aggiunto che questo Papa ha rivendicato più volte in maniera non ambigua la superiorità della fede sulla scienza. E che queste non siano parole vuote ce lo fa capire con la sua posizione sul processo a Galileo, sul quale, non solo non chiede scusa come ha fatto il Papa precedente, rivendica la giustezza della posizione della Chiesa (vedi l’intervento di Parisi). Non è perciò sorprendente che questo Pontefice non sia ben visto da molti nell’ambiente scientifico.

Un altro aspetto della vicenda dei 67 su cui vorremmo soffermarci sono i suoi risvolti internazionali. Con grande sorpresa di chi aveva paventato una condanna internazionale “per la censura al Papa”, l’episodio è stato quasi ignorato dai media non italiani, che, semmai, hanno manifestato sorpresa che qualcuno in Italia abbia avuto il coraggio di opporsi al Papa. È evidente la discrasia tra i media italiani e quelli stranieri. Nei grandi paesi moderni il Papa è rispettato sì, purché resti nei limiti dei suoi compiti. La scienza al contrario ha uno status molto più
importante che in Italia. I media italiani si sono dimostrati incredibilmente impreparati e hanno messo in evidenza tutta la loro ignoranza. I 67 sono stati presentati come “professorucoli” o anche peggio. La verità è che tra quei “professorucoli” ci sono alcuni tra i nomi più famosi nel campo della fisica attuale. Qui è evidente la differenza tra il mondo della scienza e quello rappresentato dai media italiani.

La fisica italiana (perché sono stati soprattutto i fisici a essere messi sotto accusa) ha sempre avuto come orizzonte il mondo intero e la comunità scientifica internazionale. Non si è mai sognata di rinchiudersi nei confini italiani. Un giovane fisico italiano inizia il suo curriculum conquistandosi un post-doc all’estero. Il problema di ogni ricercatore è di farsi apprezzare in giro per il mondo. Molti studenti e professori alla SISSA vengono dall’estero e tutti noi viviamo con enorme disagio il soffocante provincialismo dei media italiani, della politica italiana, per non parlare di certe convulsioni razziste della società italiana. Ecco, questo è quello che balza di più agli occhi in questa vicenda dei 67. Un mondo politico e dei media ossessivamente ripiegati sul proprio ombelico, degli intellettuali candidamente alla ricerca di un nuovo Medioevo, una gerarchia ecclesiastica che non si vergogna del proprio passato inquisitorio, ma anzi torna a rivendicarlo, contrapposti all’universo della scienza, che, in Italia, avrà molti difetti, ma almeno è aperto alla modernità.

Siamo coscienti che da questo episodio esce l’immagine di un mondo scientifico italiano ridotto in un angolo, di una scienza vilipesa, di una cultura scientifica minoritaria. Ma anche la consapevolezza che la scienza è una delle poche possibili ancore di salvataggio di un paese completamente alla deriva.

Loriano Bonora, Roberto Iengo, Giuseppe Mussardo, Sergey Petcov, Giulio Bonelli

 

Appendice II: il caso Maiani
Le condanne nei confronti dei 67 docenti firmatari della lettera al rettore della Sapienza non si sono limitate purtroppo a essere solo verbali. A livello parlamentare vi è stata la richiesta di provvedimenti disciplinari a carico dei 67 docenti. Il deputato Maurizio Gasparri (Alleanza Nazionale) ha dichiarato: “Dopo lo sconcio della Sapienza di Roma ci attendiamo che vengano assunte iniziative per allontanare dall’ateneo i professori ancora in servizio che hanno firmato quel vergognoso manifesto. Questa dimostrazione di intolleranza non può restare priva di conseguenze.”

Ancora più paradossali sono state le conseguenze che la vicenda della Sapienza ebbe sulla nomina alla presidenza del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) dell’illustre fisico Luciano Maiani. Scienziato di fama mondiale, Luciano Maiani era stato designato alla presidenza del CNR il 21 dicembre 2007 dal ministro della ricerca scientifica, dopo che il suo nominativo era stato indicato da un comitato di alto profilo, composto da scienziati italiani e stranieri super partes. La candidatura era stata accolta favorevolmente da esponenti della maggioranza e dell’opposizione ed era stata persino lodata da due prestigiose riviste scientifiche internazionali: l’americana Science e l’inglese Nature che aveva visto nella procedura seguita per scegliere Maiani un significativo passo in avanti per «rompere con la famigerata lottizzazione politica», tipica del nostro paese.

Dopo i fatti della Sapienza, tuttavia, la parlamentare Angela Filipponio Tatarella (Alleanza Nazionale), il 17 gennaio 2008, ha presentato in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati un’interrogazione con la quale chiedeva al governo “di bloccare immediatamente il procedimento di nomina del professore Luciano Maiani alla presidenza del CNR, dal momento che il prof. Maiani è tra i 67 firmatari del documento sottoscritto anche da altri scienziati dell’Università La Sapienza, in cui si definisce ‘sconcertante’ la visita di Benedetto XVI all’ateneo romano”. La nomina di Maiani è stata di fatto bloccata. Secondo quanto espresso dall’onorevole Tatarella, infatti Maiani sarebbe “non garante dell’oggettività che ogni ricerca scientifica esige per essere se stessa”.

Analoga questione era stata presentata il giorno prima anche in Commissione Cultura al Senato. Il senatore Franco Asciutti (Forza Italia) ha ricordato che “il candidato risulta firmatario della lettera nella quale un esiguo gruppo di docenti ha espresso un orientamento contrario alla presenza del Pontefice in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico”, e pertanto si “ritiene che tale posizione sia incompatibile con un atteggiamento equilibrato e laico, tanto più che al vertice del CNR occorre una personalità rappresentativa di tutte le opinioni”.

 

Nel sessantesimo anniversario della Costituzione italiana, vale forse ricordare l’art. 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” E, già che ci siamo, ricordiamo pure l’art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.” Per fortuna, il 29 e il 31 gennaio 2008, entrambe le Commissioni Cultura del Senato e della Camera espressero parere favorevole e il Prof. Maiani fu nominato alla presidenza del CNR.
Anche dopo la sua nomina, tuttavia, non sono mancati i tentativi di gettare discredito su di lui. L’ex conduttrice e soubrette televisiva Gabriella Carlucci, eletta deputata al Parlamento nel 2001, confermata nel 2006 e nel 2008 nelle file di Forza Italia e facente parte della Commissione Cultura della Camera, ha contestato fortemente la nomina del professor Maiani al vertice del CNR. Le motivazione della sua contestazione sono le seguenti[11]:

Uno dei criteri che dovrebbe stabilire l’idoneità della persone candidate a ricoprire incarichi scientifici è quello del numero delle pubblicazioni effettuate negli ultimi anni. Dal sito Google scholar risulta che il professor Maiani non ha avuto pubblicazioni dal 1994, il che, per un candidato chiamato a ricoprire la carica di presidente del Cnr, non appare certo una nota di merito.

Tale affermazione è palesemente falsa. Infatti è sufficiente cliccare sul riquadro «Recent articles» del sito http://scholar.google.com per accedere alle numerose più recenti pubblicazioni del Prof. Maiani.

Il 7 febbraio 2008, l’on. Carlucci ha inviato (attraverso il sito Puglialive) una lettera aperta al presidente del Consiglio Prodi, al ministro Mussi e al sottosegretario Modica nella quale si legge[12]:

Luciano Maiani è stato definito fisico di alto profilo dotato di grandi capacità manageriali. Niente di più falso. Maiani nel 1969 ha avuto la fortuna di lavorare per un semestre ad Harvard con Sheldon Glashow (premio Nobel per la Fisica nel 1979) con il quale pubblicò l´unico suo lavoro degno di interesse. Lavoro che firmò, ma che chiaramente non capì, visto che nel 1974 lo rinnegò pubblicando un altro lavoro (nota bene: insieme a Cabibbo, Parisi e Petronzio) dove confusero particelle elementari di proprietà fisiche diverse. […] Successivamente Glashow addirittura si oppose a che Maiani ottenesse un posto di ruolo al Cern poiché manifestamente non aveva capito una teoria di cui era autore. Cosa, questa, estremamente ridicola.

Due giorni prima, il 5 febbraio, il quotidiano Libero aveva pubblicato un articolo[13] in cui venivano esposte accuse analoghe a quelle dell’on. Carlucci con l’aggiunta di alcune citazioni tratte da un sito attribuito al fisico americano David Cline, il quale avrebbe dichiarato tra l’altro: “Solo l’Italia poteva pensare di nominare un simile, pessimo scienziato capo del maggiore ente di ricerca nazionale.” Il sito di Cline è risultato però essere un falso clamoroso costruito col solo scopo di diffamare Maiani e lo stesso David Cline ha dichiarato di non aver mai scritto simili affermazioni; ha richiesto e ottenuto che il falso sito venisse oscurato.

Le stesse accuse presenti nel falso sito sono state poi riprese in una nota scritta dal geofisico prof. Enzo Boschi[14].

Pochi giorni dopo, il premio Nobel Sheldon L. Glashow, indignato da quanto affermato dall’on. Carlucci, si è sentito in dovere di inviare al presidente del Consiglio Romano Prodi una lettera nella quale definiva «completamente false» e «diffamatorie» le affermazioni dell’ex conduttrice televisiva. A difesa di Maiani è intervenuto anche il professor John Iliopoulos, dell’Ecole Normale Supérieure di Parigi (coautore con Maiani e Glashow, di un famoso articolo in cui si ipotizzava l’esistenza di un nuovo tipo di quark).

Il 20 febbraio l’on. Carlucci ha replicato allo stesso Glashow insistendo che le sue accuse provenivano da fonti mai smentite e chiedendogli provocatoriamente come mai, se Maiani e i suoi collaboratori sono davvero così bravi, non sono mai stati insigniti dal premio Nobel. Con infinita pazienza, Glashow le ha risposto pure, affermando[15]:

Sono indignato giacché lei ha macchiato la mia reputazione con accuse false ed invidiose. È vero che parecchi ricercatori Italiani (incluso Maiani) sono meritevoli del Premio Nobel, ma ci sono molti più candidati che premi. Ricordo che famosi fisici luminari mondiali come Edward Witten, Stephen Hawking, Yoichiro Nambu non hanno vinto il Premio Nobel. Che questi fisici italiani abbiano vinto o meno il Premio Nobel o che la loro ricerca sia ben finanziata o meno, indipendentemente da questo, essi hanno dato contributi eccezionali alla Fisica, almeno alla pari di quelli di qualunque altro paese europeo. L´Italia dovrebbe essere orgogliosa dell’eroismo di tanti suoi scienziati, invece di calunniarli.

In data 27 marzo 2008, al Centro Internazionale di Fisica Teorica Absus Salam di Trieste, si è svolta la cerimonia di assegnazione della Medaglia Dirac 2007. La Medaglia Dirac viene assegnata ogni anno, a partire dal 1985, da una giuria internazionale, a fisici e matematici che abbiano contribuito in modo determinante al progresso degli studi teorici. Il premio è intitolato alla memoria di Paul Adrien Maurice Dirac (1902-1984), fisico inglese autore di alcune delle idee più innovative e feconde della fisica del Novecento.

I vincitori dell’edizione 2007 sono stati i fisici Luciano Maiani e John Iliopoulos. Le motivazioni dell’attribuzione del premio a Maiani e Iliopoulos si riferiscono proprio al “lavoro di ricerca sviluppato alla fine degli anni Sessanta che aveva come obiettivo superare i limiti della teoria di Fermi sulle interazioni elettrodeboli”. I due ricercatori, allora non ancora trentenni, erano arrivati assieme a Sheldon Glashow a ipotizzare l’esistenza di un quarto tipo di quark, chiamato charm, la cui esistenza venne confermata sperimentalmente nel 1974.

Non sono note le reazioni dell’on. Carlucci.

[1] https://www.edizionidedalo.it/la-scienza-e-facile/i-nemici-della-scienza.html;

[2] Il Manifesto, 15 Novembre 2007;

[3] Citazione di P. Feyerabend, tratta da: J. Ratzinger, Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti, Edizioni Paoline, Roma 1992, pag. 76-79;

[4] L’audio delle dichiarazioni di padre Fanzaga è ascoltabile qui: https://www.radioradicale.it/scheda/244995/le-sette-sataniche-alluniversita-la-sapienza-di-roma?i=1070836;

[5] Il testo è disponibile qui: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/january/documents/hf_ben-xvi_spe_20080117_la-sapienza_it.html;

[6] https://medialab.sissa.it/scienzaEsperienza/pagina/Ured080129p001.1.html;

[7] https://medialab.sissa.it/scienzaEsperienza/Members/federoca/pietrogreco_18gen08.pdf;

[8] https://blog.uaar.it/2008/01/20/sapienza-una-lettera-giorgio-parisi/;

[9] https://salvarelaricerca.blogspot.com/2008/01/sempre-sul-caso-del-papa-alla-sapienza.html;

[10] http://salvarelaricerca.blogspot.com/2008/01/leggete-gli-articoli-di-joaqun-navarro.html;

[11] Camera dei Deputati – XV Legislatura. Resoconto della VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione), 31 Gennaio 2008; http://leg15.camera.it/_dati/leg15/lavori/bollet/frsmcdin_wai.asp?AD=1&percboll=/_dati/leg15/lavori/bollet/200801/0131/html/07/%7Cpagpro=2n2%7Call=off%7Ccommis=;

[12] http://www.puglialive.net/home/news_det.php?nid=10245;

[13] T. Montesano, “Gaffe sui quark e sul Papa. Ecco il nuovo capo del Cnr”, Libero, 5 febbraio 2008;

[14] http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/02/29/i-professionisti-della-disinformazione/;

[15] http://www.puglialive.net/home/news_det.php?nid=10554.

CREDITI FOTO: Flickr | Simone Ramella



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