Il risveglio neofascista in Italia: intervista a Paolo Berizzi

Con il governo Meloni si è creato una sorta di “tana libera tutti” che rischia di creare pericolose tensioni sociali.

Cinzia Sciuto

L’aggressione da parte di giovani di Azione studentesca ai danni degli studenti di un liceo di Firenze; le minacce di Valditara contro la preside antifascista; il raduno di varie componenti del neofascismo italiano di recente a Milano; la presenza della sottosegretaria all’Istruzione Frassinetti alla commemorazione dell’uccisione di Ramelli, il caso Claudio Anastasio, il manager che in una mail ha fatto il copia-incolla del discorso di Mussolini su Matteotti, quello in cui il Duce rivendica che l’omicidio di Matteotti.: a quattro mesi dall’insediamento del governo più a destra della storia d’Italia sembra che i neofascisti stiano rialzando la testa. Ne parliamo con Paolo Berizzi, uno dei maggiori esperti italiani di movimenti di estrema destra.

Come giudichi l’atteggiamento di Meloni e del governo di fronte a questi fatti?

Di fronte a questi episodi Meloni esibisce sempre un silenzio che dal mio punto di vista è grave e preoccupante. Perché stare zitti di fronte a questi fatti, vuol dire che o approvi o tolleri, e in entrambi i casi è grave. Questo governo è perfettamente coerente con la propria composizione. Chi pensava che il governo Meloni fosse un’altra cosa e che chi lo compone potesse diventare altro da sé una volta al governo ha commesso un enorme errore di valutazione, di superficialità, di analisi. Se tu metti La Russa presidente del Senato, Lorenzo Fontana, presidente della Camera – che non è di Fratelli d’Italia, ma è uno che è andato a braccetto coi neofascisti veneti e coi neonazisti di Alba Dorata -, se metti dei sottosegretari che non hanno mai rinnegato le cosiddette “radici che non gelano”, per dirla con Isabella Rauti (non a caso anche lei sottosegretaria come Frassinetti, come Delmastro che indossava le magliette di un gruppo nazirock, i Gesta bellica), non potevi che aspettarti questi esiti. Non a caso io fin da subito ho parlato di un governo di estrema destra e di una rivincita dei fascisti, che è sempre stato lo scopo dei fascisti: prendersi una rivincita sulla storia e dimostrare che cento anni dopo la marcia su Roma dei fascisti tornano al governo. Possiamo infatti ragionevolmente dire che nel governo Meloni ci sono dei fascisti perché la loro storia è una storia fascista.

Possiamo dire dunque che il clima è cambiato e i neofascisti italiani stanno rialzando la testa?

All’inizio questo governo ha avuto un effetto spiazzante per il mondo del neofascismo, perché quando il governo si insedia tutti i gruppi neri non sanno bene che fare, come muoversi. Così si mettono in ascolto, in attesa. Dopo pochi mesi, però – e il raduno di Milano ne è la prova – questi gruppi decidono anzitutto di compattarsi, cioè di unire le forze e di dar vita a una sorta di cartello. Anche se formalmente lo smentiscono, per la prima volta nella storia del neofascismo, questi gruppi decidono di superare le divisioni, la lunghissima stagione frazionista e di non far più la guerra interna fatta di competizioni, personalismi, divisioni, eccetera, ma di far la guerra fuori. Si definiscono patrioti, che è la stessa definizione con cui amano chiamarsi gli esponenti di Fratelli d’Italia. Questo fronte ormai compatto dà al governo un voto fra il 6 e il 7, si pongono dunque in modo fintamente critico. Il punto è che il governo Meloni di fatto ha fatto scattare una sorta tana libera tutti, creando un clima per cui questi gruppi si sentono ancor più sdoganati di quanto già non fossero. Se io neofascista vedo che personaggi come La Russa, Montaruli, Frassinetti – gente che viene dal Fronte della Gioventù, da Predappio, dai saluti romani, dalle croci celtiche, che ha sfilato con Casapound, con Lealtà Azione – sono in ruoli chiave del governo, e del parlamento, perché devo farmi dei problemi io a dirmi fascista e a mostrarmi per quello che sono nelle piazze, negli stadi? Il risveglio di pulsioni fasciste era in atto già da tempo, ma adesso in qualche modo arriva a tombola, e sta portando a una polarizzazione della scena politica, soprattutto tra i giovani, che può essere molto pericolosa.

In questo contesto gli esponenti del governo o tacciono o invece fanno una scelta di campo, come Valditara che dopo aver taciuto sul pestaggio dei neofascisti se la prende con la preside antifascista, o come la sottosegretaria Frassinetti che va alla commemorazione di Ramelli…

Il disegno è molto preciso, ed è quello di annacquare le differenze fra fascisti e antifascisti, dire che l’antifascismo è superato perché il fascismo non solo non c’è più ma non è poi stato tutto questo dramma che gli antifascisti vogliono rappresentare. E a furia di annacquare, i risultati si vedono. Il punto centrale è che non si possono separare le dichiarazioni di questi personaggi dalla loro storia. Prendiamo la vicenda della commemorazione di Ramelli. Da sempre la memoria di questo ragazzo ucciso con modalità brutali nel 1975 da esponenti di una sigla di estrema sinistra viene utilizzata per inscenare manifestazioni chiaramente e dichiaratamente apologetiche del fascismo. Ora Frassinetti, che parla di “nessuna differenza nel ricordare vittime innocenti”, è colei che nel 2017 è presente al campo dieci del Cimitero Maggiore di Milano insieme ad altri neofascisti e nostalgici e sfida il divieto di Prefettura e Questura per omaggiare i morti e i caduti della R.S.I. e alcuni collaborazionisti dei nazisti che sono sepolti lì. Alcuni rappresentanti dell’Anpi protestano contro questo presidio dei fascisti e in un video si vede Frassinetti che ingaggia un duello verbale con i membri dell’Anpi e con eloquente gesto del braccio li manda a quel paese. Insomma, la sottosegretaria Frassinetti da anni condivide iniziative, spazi, slogan, convegni con l’estrema destra milanese, lombarda e italiana, ha fatto e fa cose con Casapound, con Lealtà Azione (che è un gruppo che si ispira a dei gerarchi nazisti), riceve al ministero dell’Istruzione – questo è accaduto un mese dopo l’insediamento del governo –d egli esponenti di Azione Studentesca, che sono poi quelli che attaccheranno gli studenti a Firenze. Ecco, una con una storia così che va a fare campagna mediatica su Ramelli non può certo presentarsi come una figura di pacificatore, esattamente come non lo può fare La Russa e altri esponenti dell’estrema destra italiana. Loro naturalmente lo sanno benissimo e giocano sull’ambiguità, sul rimescolare le carte e soprattutto sull’annacquare, come fa La Russa quando vuole svuotare di significato il 25 aprile pretendendo una sua equiparazione con la Giornata del ricordo delle vittime delle Foibe.

Dal punto di vista delle concrete politiche portate avanti da questo governo, vedi segnali preoccupanti per la nostra democrazia?

Posto che io sono fra quelli che pensa che la storia possa ripetersi, e non sempre come farsa, non credo siamo davanti al pericolo di una nuova Marcia su Roma o di una vera e propria dittatura come nel Ventennio. Quello che però questo governo sta facendo è far scivolare velocemente e pericolosamente la nostra democrazia verso quella che alcuni chiamano “democratura”, in stile Orbán. Basti pensare ai provvedimenti sui migranti e sulle ong o a quelli sui figli delle coppie omosessuali. È dunque sul terreno dei diritti che sono l’architrave della nostra democrazia, così come ce la racconta la Costituzione, che è antifascista e antirazzista, che stiamo già vedendo derive preoccupanti. Il problema non è che questo sia un governo di destra ma che, a differenza delle destre di altri Paesi europei, questa destra non è antifascista. L’antifascismo dovrebbe essere infatti il terreno comune di tutte le forze politiche democratiche nel nostro Paese, da destra a sinistra.

 

Foto WIKIPEDIA | MariaAlessandraBellomo



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