Il ritorno di Lula (che a qualcuno fa paura)

Con la rielezione alla presidenza di Lula il Brasile torna nello scenario democratico globale. Dobbiamo riflettere, nonostante i rigurgiti dell’estrema destra alimentata dal vecchio regime di Bolsonaro, sulla novità costituita dalla nuova presidenza per i possibili cambiamenti nella politica brasiliana. Ma non solo.

Antonio Lettieri

L’assalto ai palazzi del potere a Brasilia è un’ulteriore dimostrazione dell’importanza dell’elezione di Lula alla presidenza del Brasile. Nel corso degli ultimi anni il presidente Bolsonaro aveva cambiato (o provato a cambiare) le istituzioni democratiche del Brasile. Con la rielezione di Lula il Brasile rientra nello scenario democratico globale. Dobbiamo, tornare, non ostante i rigurgiti dell’estrema destra alimentata dal vecchio regime di Bolsonaro, alla novità costituita dalla nuova presidenza per i possibili cambiamenti nella politica brasiliana. Ma non solo.

Una straordinaria esperienza nella storia del Brasile e a livello globale
Vale la pena di ricostruire l’eccezionale storia personale e politica di Lula. Non solo in vista del futuro possibile del Brasile. La presidenza di Lula non solo muta lo scenario brasiliano (e per molti versi dell’America latina) ma si pone con un ruolo primario nella scena politica globale contribuendo a cambiare i rapporti fra le grandi potenze oggi concentrati sulla sfida tra Stati Uniti e Russia con a fianco il ruolo per molti versi determinante della Cina.
Il ritorno di Lula alla presidenza del Brasile per la terza volta è stato un evento senza precedenti. La sua vittoria è stata per molti versi un evento straordinario. Nessuno prima di lui aveva assunto tre volte la presidenza. Trova un paese in difficoltà dominato da Bolsonaro con il sostegno della estrema destra dal 2019.
Il suo ministro della giustizia Sergio Moro era riuscito, quando era ancora magistrato, a far condannare Lula nel 2017 con accuse rivelatesi infondate. Lula era rimasto in carcere 19 mesi per essere poi provvisoriamente liberato in attesa di un nuovo processo. Una condanna rivelatasi senza fondamento e eliminata dai gradi più alti della magistratura nel 2021, quando ha definitivamente rilanciato la sfida per la presidenza.
Lula ha nuovamente raggiunto la presidenza col sostegno della CUT, la confederazione sindacale, e dei partiti della sinistra brasiliana, ma anche col sostegno di una parte della borghesia brasiliana. Non a caso, ha accettato l’appoggio decisivo di una parte della destra rappresentata dal candidato alla vicepresidenza Geraldo Alckmin.
La sua prima decisione politica è stata l’intervento nell’Amazzonia diventata preda della speculazione internazionale con la distruzione di parte della foresta. Dovrà affrontare le difficoltà della crisi economica di carattere globale che si riflette sul Brasile, riducendo le esportazioni e facendo aumentare i tassi d’interesse. L’aumento della spesa pubblica dovrà essere sostenuto dall’incremento delle imposte sui ceti agiati. Nell’insieme una politica razionale ma in netto contrasto con quella praticata dall’estrema destra di Bolsonaro.
La presidenza di Lula cambia non solo la politica ma il ruolo del Brasile sulla scena internazionale. La sua storia personale e politica ne fanno un leader singolare nel panorama degli ultimi decenni. Vale la pena, sotto questo profilo, di ricordare l’inizio della sua vita pubblica, quasi casuale, quando il Brasile era sotto il dominio del regime militare. Una vita per molti aspetti straordinaria di cui conviene ricordare o primi passi in una campagna quasi sconosciuta nel nordovest del Brasile.

Luiz Inácio da Silva, chiamato quando era ancora bambino Lula che ripete la consonante iniziale del suo nome, nacque a Caetés nelle campagne della provincia di Pernambuco nel centro-ovest del Brasile. Era il settimo figlio, cui fece seguito la nascita della terza sorella. Il padre era andato a cercare lavoro lontano, con un’altra donna che era cugina di sua madre, nella periferia di San Paolo. Fino all’età di cinque anni Lula non conobbe il padre. I fratelli non avevano avuto la possibilità di studiare, salvo Frei Chico che aveva frequentato i primi anni di scuola. Il padre e la madre erano analfabeti. Lula si era dovuto fermare alla scuola elementare.
Quando la famiglia decise di trasferirsi nel sud per avvicinarsi al padre fecero un viaggio di tredici giorni fermandosi col camion che li trasportava nelle stazioni di servizio. A Santos, città sul mare a una settantina di chilometri da San Paolo, non avevano una residenza stabile. Le tre sorelle si adattavano come persone di servizio quando trovavano una famiglia che le ospitava. Lula faceva qualche lavoro casuale. Ma riprese anche a studiare e divenne tornitore. La madre era molto orgogliosa del suo ultimo figlio.

Lula, fino all’età adulta, non si era mai occupato di politica e non intendeva occuparsi del sindacato sostanzialmente sottoposto al regime militare. Suo fratello Frei Chico, operaio, era invece diventato membro di uno dei due sindacati comunisti in forma clandestina, com’era necessario sotto il regime militare. Il destino di Lula cambiò in modo imprevisto quando Frei Chico fu arrestato, avendo la polizia sospettato la sua attività. Lo portarono in prigione e con la tortura cercarono di aver informazioni sul partito e i rapporti col sindacato.

Lula ne fu profondamente colpito pur non avendo condiviso la militanza politica di suo fratello. Ma ormai non poteva rinunciare al ruolo che i compagni di lavoro volevano che svolgesse come membro del sindacato. Benché non ambisse a particolari cariche divenne un esponente importante del sindacato.

La lotta sindacale nelle forme consuete era proibita. Ma gli scioperi nella periferia di San Paolo, l’area più industrializzata del Brasile, si diffondevano in una forma che mirava a impedire l’intervento della polizia. I lavoratori entravano all’ora consueta in fabbrica ma incrociavano le braccia. Il padronato non riusciva a bloccare questa forma di sciopero. La polizia avrebbe voluto arrestare i capi del sindacato, ma il sindacato negava di aver proclamato lo sciopero, ammettendo solo di assistere i lavoratori che “spontaneamente” occupavano le fabbriche.

Senza esserselo inizialmente proposto, Lula era diventato protagonista di questa nuova forma di sindacalismo. Vi furono importanti scioperi nelle maggiori fabbriche che, tra le altre, comprendevano grandi società multinazionali come Volkswagen, Mercedes, e Ford. Lula divenne uno dei capi del nuovo sindacalismo dei metalmeccanici. Quando nel 1979 fu organizzata una grande manifestazione che vide riuniti oltre centomila lavoratori nello stadio di San Paolo, Lula concentrò il suo intervento non sugli aspetti politici, ma sulle pretese del padronato, l’insufficienza dei salari, le condizioni di lavoro.  Ebbe un grande successo come indiscusso capo del sindacato dei metalmeccanici nell’area più industrializzata del Brasile.

Nel 1980 cominciò a frequentare un gruppo di intellettuali di sinistra che, sorpresi dai risultati delle nuove forme di mobilitazione, puntavano a formare un partito lontano non solo da quelli che il governo aveva infeudato, ma anche dai due partiti comunisti clandestini. Fu costituito il Partito dei lavoratori (PT) di cui Lula fu il capo riconosciuto. Era il primo passaggio destinato a cambiare la storia politica del Brasile. Nel 1983 si ebbe il secondo con la creazione della CUT, la Centrale unica dei lavoratori.
In un breve lasso di tempo era cambiata la storia non solo sindacale ma anche politica del Brasile, avendo il regime militare perduto il controllo del paese. Lula, ormai alla testa di un grande movimento popolare, fu eletto nella Camera dei deputati e nel 1989 fu proposto dal partito alla presidenza della repubblica, sfiorando la vittoria non ostante accuse senza fondamento.
Lula era ormai un esponente politico di fama internazionale sia per la fondazione del più importante sindacato dell’America latina, sia per il ruolo politico che l’aveva portato alla soglia della presidenza. Fu inviato in decine di paesi. L’Italia divenne una delle mete più importanti (sua moglie Marisa era di una famiglia di origine italiana).
Il sindacalismo italiano, sia pure diviso, aveva una particolare caratteristica sposando una forte e articolata dimensione rivendicativa a una dimensione politica esercitata in larga misura unitariamente. Questo lo distingueva dal sindacalismo francese dove la CGT, pur forte, rimaneva separata da gli altri due principali sindacati; come dal sindacalismo tedesco che storicamente escludeva la sinistra comunista.

Lula venne molte volte in Italia accolto dai sindacati e dai partiti di sinistra membri del governo nella seconda parte degli anni Novanta. In Italia era interessato alla costituzione di un’associazione – il Centro internazionale di studi sociali – che chi scrive dirigeva; e che, inaugurata da Jacques Delors, metteva insieme i rappresentanti delle tre confederazioni e un gruppo di intellettuali della sinistra italiana ed europea.

Nel corso degli anni Novanta le elezioni in Brasile furono vinte da Fernando Henrique Cardoso, un intellettuale educato nelle Università americane, sostenuto dalla destra brasiliana. Nelle elezioni della fine del 2002 il risultato si presentava ancora una volta incerto. Ma al secondo turno la vittoria di Lula fu schiacciante. Era iniziata una nuova era in Brasile. Lula formò un governo per molti versi sorprendente perché appoggiato dalla destra brasiliana. Col suo doppio mandato mutò radicalmente tra il 2003 e il 2010 il ruolo del Brasile nella scena internazionale. Il Brasile divenne un modello di cambiamento economico e sociale.

Tornando rapidamente a oggi, il suo ritorno alla presidenza del Brasile ha avuto un’eco importante non solo in America latina ma a livello globale. Sotto la sua presidenza il Brasile rientrerà pienamente nello scenario internazionale a cominciare dalla guerra in Ucraina che, a suo avviso, deve essere risolta da una pace negoziata.

Il Brasile intende giocare un ruolo attivo com’è possibile per il più importante paese dell’America latina e per il ruolo che gli spetta a livello globale. Non si si può anticipare il tragitto della nuova presidenza. Ma sappiamo che la sua vicenda ne fa un personaggio singolare nel panorama politico degli ultimi decenni. Ancora una volta Lula per la sua storia e il suo carisma si pone al centro della scena politica internazionale.

CREDITI FOTO: ANSA/EPA/Andre Borges



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