Il tasso di sovraffollamento delle carceri italiane ha raggiunto il 119%

Il nuovo Rapporto Antigone conferma nuovamente lo stato di degrado del nostro sistema di detenzione, che non rispetta le direttive della Cedu e nemmeno l'art. 27 della Costituzione.

Michela Fantozzi

“I numeri del carcere in Italia continuano lentamente, ma inesorabilmente, a crescere. A fronte di una capienza ufficiale di 51.249 posti, i presenti nelle nostre carceri al 30 aprile erano 56.674”.
Così dichiara l’ultimo Rapporto Antigone È vietata la tortura”, XIX rapporto sulle condizioni detenzione.
Il documento segue quello del Consiglio europeo pubblicato lo scorso marzo che denunciava un tasso di sovraffollamento delle carceri italiane del 114%. Antigone aggiorna il dato al 30 aprile 2023, che ha raggiunto quota 119%.

Lo spazio personale direttamente proporzionale al lavoro
Nel nel 35% degli istituti investigati c’erano celle in cui non erano garantiti i 3 mq calpestabili a persona.
L’eccessivo numero di detenuti in un carcere ha come conseguenza la difficile gestione delle attività, comprese quelle volte al processo di reintegrazione sociale, che è l’unico scopo della pena secondo l’articolo 27 della Costituzione.
“[…] su 97 istituti visitati nel 2022 abbiamo riscontrato che la media dei detenuti che lavorano è pari al 29,2% delle persone detenute. La percentuale di lavoratori che risultano alle dipendenze di datori di lavoro esterni si attesta al 4%. Per ciò che concerne i detenuti coinvolti in progetti di formazione professionale, la percentuale è pari al 6,8%. Su 97 istituti visitati soltanto 4 presentano una percentuale di lavoratori detenuti che supera il 50% e si tratta comunque di realtà di ristrette dimensioni, ove invece gli istituti di mole superiore faticano a tenere il passo”.
Il rapporto denuncia come la maggioranza dei detenuti lavoratori siano impiegati internamente all’Amministrazione Penitenziaria in attività poco spendibili nel mondo del lavoro.

Mancano anche gli operatori
Sottorganico sono anche gli operatori, il cui ruolo è essenziale per la rieducazione: “Un problema enorme è quello dei funzionari giuridico pedagogici. Sono 803 quelli che lavorano nelle carceri italiane, a fronte dei 923 previsti in pianta organica. In media, ciascun educatore deve occuparsi di 71 persone detenute. Singole situazioni presentano dati ben più preoccupanti: nel carcere romano di Regina Coeli, dove sarebbero previsti 11 educatori, ce ne sono invece solo 3, per un numero di detenuti che si attesta attorno alle 1.000 unità. Ogni educatore deve dunque occuparsi di oltre 330 persone detenute”.

La tortura in carcere
Al tema del sovraffollamento delle carceri è legato anche il grave problema dei trattamenti inumani e degradanti compiuti dalla polizia penitenziaria, emergenza particolarmente sentita ora che il governo prevede di abrogare il reato di tortura.
«Due ipotesi pericolose», ha spiegato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone «perché rischierebbero di far saltare i processi attualmente in corso e di lasciare impunito chi si macchia di questo crimine».
“Nel 2022 sono arrivate agli uffici di sorveglianza italiani 7.643 istanze”, recita il rapporto, “ne sono state decise 7.859 e di queste 4.514, il 57,4%, sono state accolte. Gli accoglimenti erano stati 3.115 nel 2018, 4.347 nel 2019, 3.382 nel 2020 e 4.212 nel 2021. Come si vede, l’Italia viene sistematicamente condannata, dai suoi stessi tribunali, per violazione dell’art. 3 della Cedu, più che ai tempi della sentenza torreggiani. In quel caso si è parlato in totale di circa 4.000 ricorsi pendenti, con potenziale esito positivo, oggi siamo ad oltre 4.000 condanne l’anno”.

Foto Flickr | Inside Carceri



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