Contro la guerra di Putin e per la libertà e la pace in Ucraina

L‘iniziativa si rivolge innanzitutto e chiaramente all’invasore chiedendo l’immediato cessate il fuoco da parte di Putin e il ritiro delle truppe russe come precondizione per i negoziati.

Redazione

“La sola possibilità di spegnere l’incendio che rischia di estendersi anche oltre i confini dell’Ucraina consiste in un immediato cessate il fuoco da parte degli aggressori russi, contestuale all’apertura di negoziati che portino al ritiro delle truppe di invasione, al diritto al ritorno di tutti i profughi e gli sfollati causati dalla guerra e dai conflitti precedenti”. È questo il messaggio centrale dell’appello con cui a oltre sette mesi dall’invasione della Ucraina da parte di Putin, la rete Stop guerra in Ucraina ha convocato una manifestazione che si svolgerà davanti all’ambasciata russa di via Gaeta a Roma, venerdì 7 ottobre alle 18.30. La piattaforma della manifestazione è netta nella condanna dell’azione russa: “L’invasione dell’Ucraina, voluta dal regime autoritario e reazionario di Vladimir Putin è un crimine senza alcuna giustificazione, di cui l’autocrate del Cremlino porta tutta la responsabilità. La resistenza del popolo ucraino ha messo in crisi i piani dell’invasore, che ora minaccia apertamente l’utilizzo di armi atomiche, con la concreta possibilità di innescare un conflitto nucleare nel cuore dell’Europa. L’annessione da parte della Russia dei territori ucraini occupati, malamente mascherata con i referendum farsa organizzati negli scorsi giorni, e la coscrizione forzata da decine di migliaia di giovani russi è un altro aspetto di quella escalation”.

“Siamo solidali con la resistenza del popolo ucraino”, continua il comunicato di lancio dell’iniziativa, “e con chi in Russia si oppone alla guerra di Putin e si sottrae alla leva obbligatoria, con i pacifisti, il movimento delle donne, gli attivisti sindacali e gli operatori dell’informazione che respingono la mobilitazione e sono vittime della repressione del regime moscovita. Non è il popolo russo il nostro nemico!”. Non mancano anche accenti critici nei confronti della Nato: “Ci opponiamo con vigore”, si legge ancora nel comunicato, “alle dinamiche militariste che la Nato e i governi europei stanno imponendo e siamo assolutamente contrari all’aumento della spesa militare con il pretesto della guerra in corso”.

Accenti e toni diversi da quelli che hanno caratterizzato le manifestazioni contro la guerra che si sono fin qui organizzate in Italia. “Dall’inizio dell’invasione russa ci sono state di manifestazioni del pacifismo contro la Nato, contro l’Ue, contro la guerra in generale senza che venissero mai nominati i veri soggetti della guerra: chi l’ha cominciata, dove si svolge, chi sono le vittime”, ha dichiarato a MicroMega Germano Monti del comitato promotore della manifestazione. “Molte di queste esternazioni non hanno nascosto una tale antipatia verso gli ucraini che a volte sembrava quasi fosse stata l’Ucraina a invadere la Russia… Non abbiamo mai sentito una parola non dico di solidarietà, ma neanche di compassione verso gli ucraini e anche verso i pacifisti russi. I nostri nemici non sono i russi”, spiega Monti. “Non è il popolo russo. Alcuni gruppi della sinistra russi stanno facendo tutto quello che possono per dire No alla guerra.” Anche la manifestazione del 7 ottobre vedrà la partecipazione di una figura importante della dissidenza russa, il sociologo e dissidente Alexander Bikbov.

Per Monti, “la causa principale che ha trascinato la sinistra italiana fuori dalla realtà è che tuttora nella stragrande maggioranza si tratta di una sinistra stalinista, che non è mai mentalmente uscita dalla Guerra Fredda e da un pensiero su monorotaia. Non ci si rende conto che gli imperialismi sono più di uno, che i colonialismi sono più di uno. Che non c’è più solo un imperialismo americano e qualcuno che gli si oppone. Ma se anche ci fosse, questo qualcuno che gli si oppone non è migliore.” È la stessa sinistra che negli anni scorsi ha negato la sua solidarietà alle popolazioni in rivolta contro regimi dittatoriali, come il popolo siriano, o quello egiziano, solo perché il nemico non erano gli Usa. “In questo modo si negano i diritti fondamentali dei popoli alla libertà dalle dittature. La vicenda siriana è indicativa: di fronte al genocidio da parte di Assad e dei suoi alleati, fra cui Putin, non c’è stata la capacità di esprimere vicinanza. In singolare coincidenza con le posizioni assunte dall’estrema destra; sia allora, sia oggi. Giacché non è un mistero per nessuno che Putin finanzia copiosamente settori di estrema destra. La verità è che questi settori, in modo più o meno sfacciato, sperano che la guerra in Ucraina venga vinta da Putin. Ma se Putin vincesse, oltre che una tragedia per l’Ucraina sarebbe una minaccia per i diritti umani in tutto il mondo.”



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