In ricordo di Martin Walser

Venerdì è morto Martin Walser, uno dei più importanti scrittori tedeschi della seconda metà del Novecento. Per celebrarlo condividiamo due testi già apparsi su "Micromega 1-2/2018. Sessantotto!". Il primo è una poesia, inedita in italiano, relativa alla Pasqua 1968 segnata dall’attentato a Rudi Dutschke, il leader del movimento studentesco in Germania. Un evento che rappresentò una svolta e un punto di non ritorno nel Sessantotto tedesco. Il secondo è un estratto, inedito anche in lingua originale, dei diari personali che Walser teneva in quegli anni.

Redazione

UN GENERALE TURBINE DI DOLORE

Proposta tempestiva per trattare della festa di Pasqua del 1968 su un giornale tedesco

Pasqua
un bel fogliettone
di sangue e fiori
è te che festeggiamo!
Invece del Golgota, di Verdun
e di Auschwitz, questa volta mettiamo che venga avanti Hué
per dirla lapidariamente
e di nessuno qui da noi andiamo dicendo
che insiste ad approvare questa guerra
non andiamo dicendo dell’Spd
che approva tenacemente questa guerra
piuttosto celebriamo solennemente
anziché il Golgota, Verdun e Auschwitz
stavolta invece Hué
rovine in controluce… gli Annamiti
la passione…
Tu che sei stato bombardato per noi…
Da qualche parte continua pur sempre
a fiorire in qualche modo
un ciuffo di palma…
Chi è la che afferra la prima pietra
per scagliarla?
Pasqua!
Un bel fogliettone
di sangue e fiori
se ben centrifugato
ne viene certo fuori del miele per i tedeschi.*

 

QUANDO VERRÀ L’INVERNO

Le voci benevole estinte
sul secco terreno della pineta
la lingua non si tende verso l’acqua.
Ci siamo chiariti adesso? E sai tu
che cosa devi fare perché la tua testa
non venga colpita dall’autobus pieno?
Quanto mi pagherete se io…
così non si può parlare neanche per finta
perché non c’è nessuno che ascolta, per cui
di’ pure: continuerò a lottare.
Sono a tal punto circondato che non so
se sono ancora io che mi muovo
o se è solo la terra che continua a girare
e io ne sono semplicemente portato via.
Accucciato sulla soglia, mandando

saluti oltre il fiume, io prendo parte
la pioggia non mi tocca io
sono perlopiù oltre le date.
Com’è dolce, ridicolo e arduo
essere stroncato da uno stronzo
tutto ho già provato, e per mio piacere
per burlarmi di voi ora faccio poesie.
Oggi ne conto cinquanta.

Che cosa mi serve:
denaro, salute, pace, donne, cambiamento, popolarità, adorazione, un po’ di gloria, un po’ più di gloria, tutta la gloria, un paio di calzoni nuovi per l’estate.

Signori miei, issate la bandiera
io mi inginocchio
sulla mia nuca cresce il papavero
e voi potete fotografarlo.

Dev’esser bello
aver ragione, essere buoni
tanto buoni ed apprezzati
il nucleo caldo al centro del partito.

Se viene ancora tanto freddo
mi compro dei guanti
o entro nell’Spd
un inverno così
non lo affronto ancora una volta da solo.
Ragazzo, stai fuori dalla mia luce
non mi piace quel muso.
Tu sei tanto buono ed apprezzato
sei il vanto della patria
tu hai due mani destre.

Avere ragione, può semplicemente non interessarmi avere ragione. Terribile per un altro, se ha ragione lui.
Questo prepotente che vuole ragione contro di me. Sono anch’io un prepotente che vuole aver ragione contro qualcun altro? Non gli lascio neanche un po’ d’aria per respirare? E lui dovrà ottenere con l’imbroglio la possibilità di vivere, anche contro di me? Stai lontano da me! Non hai la mia approvazione! È così che fanno i prepotenti, quelli che hanno ragione. Quelli sono talmente poco d’accordo con me che dovrei suicidarmi. Di trasformarmi non se ne parla neanche. Tutto ciò che dovrei cambiare di me non si può cambiarlo in un uomo. Allora tanto varrebbe ammazzarlo. Ma no, non arriveremo a questo punto. Gli facciamo semplicemente vedere (senza propriamente volerlo) che non siamo niente affatto d’accordo con lui. Può continuare a vivere, se può farlo senza il nostro consenso. Se però dipende dall’approvazione dei suoi amici (gli unici esseri umani con i quali egli ancora si trova), allora si renderà conto di non poter raggiungere tale approvazione fintanto
che sarà così com’è. E allora ne tirerà le conseguenze, o forse saranno le conseguenze a tirare lui.

Addio.

A un socialdemocratico carino.
Il giovanotto grasso che viene dalla villa
ha un debole per la politica
e ha poi una dolce fidanzata
che se lo mangia tutto e non ingrassa.
Quando verrà l’inverno
e tu sarai ancora
sarai sempre così carino
mi metterò con te.

Il giovanotto grasso che viene dalla villa –
e questo in lui mi sembra particolarmente grazioso –
si preoccupa degli impiegati
Sebbene non ne abbia bisogno.
Quando verrà l’inverno
e tu sarai ancora
sarai sempre così carino
mi metterò con te.
Il giovanotto grasso che viene dalla villa
fa il più dolce casino nel Westend
con due mani destre quel giovane
butta ciascuno di noi sulla sua scrofa.
Quando verrà l’inverno
e tu sarai ancora
sarai sempre così carino
mi metterò con te.
Il giovanotto grasso che viene dalla villa
fa il più dolce casino nel Westend
con due mani destre quel giovane
butta ciascuno di noi sulla sua scrofa.
Quando verrà l’inverno
e tu sarai ancora
sarai sempre così carino
mi metterò con te.

Le mie orecchie sono investite
da minacce
non ho in programma niente
io non so
sono contro
sono anche a favore
non agirò
lascerò andare
vivrò solennemente
inutilmente
e con solennità
mi pronuncerò
le mie confessioni
sono credibili
e senza importanza
ingoio
la saliva
le mie orecchie restano
investite.**

* L’originale tedesco di questa poesia è stato pubblicato nella raccolta Zauber und Gegenzauber. Aufsätze und Gedichte, Edition Isele, Eggingen 1995. © Martin Walser.

** Questo testo è tratto dai Diari personali di Martin Walser ed è inedito anche in
tedesco.
© Martin Walser.
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(traduzione di Alessandra Iadicicco)

CREDITI FOTO: blu-news.org|Wikimedia Commons

Leggi anche Hans Magnus Enzensberger: I miei anni Sessanta



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