Corsica: la collera degli indipendentisti dopo l’aggressione in carcere a Yvan Colonna

L’aggressione nel carcere di Arles d’Yvan Colonna, accusato dell’assassinio del prefetto Erignac, ha provocato violente rivolte di strada in tutta la Corsica. Al grido di “Statu francese assassinu” gli indipendentisti corsi accusano lo Stato francese di non aver saputo proteggerlo, rifiutando sistematicamente il suo trasferimento in Corsica. Intervista al sociologo e politologo Dominici.

Marco Cesario

Un tentativo maldestro di omicidio in carcere risveglia i vecchi démoni dell’indipendentismo corso. Il militante indipendentista corso Yvan Colonna, condannato all’ergastolo per l’assassinio del prefetto Claude Erignac, ucciso nel 1998, è stato aggredito e picchiato a morte nel carcere di Arles da un altro detenuto. La vittima è stata trasferita all’ospedale di Marsiglia in condizioni gravi. Non è deceduto ma è attualmente in coma. Il sospettato, Franck Elong Abé, sta scontando una condanna a 9 anni di prigione per associazione criminale in connessione con un’organizzazione terroristica. A porre il problema è il profilo stesso di Abé che è quello di uno jihadista. Perché uno dei più importanti leader corsi, che per un periodo è stato anche l’uomo più ricercato di Francia, non è stato protetto adeguatamente? L’indagine che è subito partita dovrà determinare se l’atto di violenza di Abé era premeditato.

Intanto però l’aggressione ha risvegliato la collera degli indipendentisti corsi che al grido “Statu francese assassinu” sono scesi in piazza in tutta l’isola per manifestare contro lo Stato francese, che non avrebbe protetto adeguatamente quello che è considerato come uno dei capi storici dell’indipendentismo corso. Le manifestazioni a sostegno del militante nazionalista hanno preso una piega violenta nelle principali città dell’isola. Gli scontri tra i manifestanti e la polizia hanno provocato decine di feriti negli ultimi giorni. A Bastia domenica scorsa ci sono stati scontri violenti con la polizia con lancio di bombe artigianali, molotov, petardi. Vere e proprie scene di guerriglia urbana, raramente così intense. Una bomba artigianale è esplosa davanti alla facciata dell’ufficio postale di Bastia.

Per Thierry Dominici, sociologo, politologo e professore presso l’Institut de recherche Montesquieu di Bordeaux, lo Stato francese ha fallito nella protezione di un importantissimo prigioniero politico. “È lo Stato francese ad aver fallito perché non ha saputo proteggerlo. Ha fallito dal punto di vista della gestione dei funzionari penitenziari mancando agenti, mancando personale. Colonna poi non è stato trattato normalmente dal punto di vista del diritto, non è stato considerato come un cittadino normale, ma come una persona a parte. Lo Stato francese lo ha trattato con disprezzo, lo ha emarginato dal punto di vista identitario”. Perché lo Stato francese ha sempre rifiutato di trasferirlo in Corsica? “Colonna, come si dice in gergo giornalistico, è stato sempre una patata bollente per lo Stato francese. Il problema principale risiede però nella comunicazione politica rispetto alla detenzione di Colonna. La Francia ha sempre fatto passare il messaggio che il diritto è uguale per tutti i detenuti, non modificabile per casi particolari. Dunque questo significa preparare il terreno per una domanda di adeguamento della pena (presentata per chiedere al giudice una misura che consente di scontare la pena al di fuori dal carcere n.d.r.). A partire da quel momento in poi, di fronte al trattamento subito da Colonna, i giovani sono scesi in strada denunciando il suo declassamento sociale”. Colonna si è sempre proclamato innocente. Ci sono ombre nell’inchiesta e nel processo che ha portato alla sua condanna? “Sul piano nazionalista, Colonna ha sempre proclamato a gran voce la sua innocenza. Non ha nemmeno preso un avvocato indipendentista o nazionalista per difenderlo, come fanno la maggior parte dei militanti. Poi di nuovo è un problema di comunicazione politica. Nell’immaginario dell’opinione pubblica nazionale francese, Colonna resta l’assassino del prefetto Erignac. Ma nell’indagine appare chiaro che niente sembra indicare che sia stato lui ad averlo assassinato. Dai dati dell’indagine balistica risulta che l’assassino del prefetto Erignac è un uomo alto tra un 1 metro e 82 e 1 metro e 86, altezza che non corrisponde a quella di Colonna. Colonna poi non aveva assolutamente il profilo di un sicario ma piuttosto quello di un ideologo, un intellettuale indipendentista”.

Yvan Colonna, o il “Pastore di Cargese”, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio del prefetto Claude Érignac, che fu raggiunto da una serie di colpi di pistola a distanza ravvicinata ad Ajaccio il 6 febbraio 1998. Colonna, che si è sempre proclamato innocente, ha passato più di quattro anni in fuga nei primi anni 2000. L’uomo più ricercato di Francia fu arrestato nella macchia vicino a Olmeto, nel sud della Corsica, il 4 luglio 2003. Rinchiuso otto anni nella prigione di Fresnes e un anno in quella di Tolone, fu poi trasferito alla prigione di Arles dove è rimasto per quasi nove anni. Le sue numerose richieste di trasferimento in Corsica sono state sistematicamente rifiutate dalle autorità giudiziarie.



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