La “cifra oscura” dell’attacco mafioso alla democrazia

Presentato a Roma “Amministratori sotto tiro”, il rapporto annuale di Avviso Pubblico sulle inflitrazioni mafiose. Cala del 25% il numero delle intimidazioni a politici e funzionari ma sono dati da leggere «con cautela». Cresce, con l’astensionismo, il peso specifico del voto di scambio.

Checchino Antonini

Si potrebbe titolare che le intimidazioni agli amministratori pubblici sono in calo, enfatizzando che quello relativo al 2022 è il dato più basso degli ultimi dieci anni ma la realtà, specialmente in tema di penetrazione mafiosa e corruzione, è un iceberg che richiede strumenti di lettura sofisticati, che non si fermino al dato statistico e riescano a cogliere i contesti.
È proprio quello che prova a fare Avviso Pubblico, ormai da 12 anni, con Amministratori sotto tiro, il rapporto presentato oggi a Roma, alla sede della FNSI, alla presenza, tra gli altri di Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, da cui gli amministratori locali in prima linea contro le mafie si aspettano impegni precisi sulla prosecuzione del Fondo per la legalità e la tutela degli amministratori locali vittime di atti intimidatori, strumento fortemente voluto da AP e istituito con la legge di bilancio del 2022.

Da parte sua, Avviso Pubblico – coalizione antimafia attiva dal ’96 e che ora raccoglie oltre 540 tra enti locali e regioni – chiede un qualificato appoggio psicologico da fornire ai destinatari di minacce e violenze ma, soprattutto, chiede strumenti per operare sul versante della prevenzione, «stimolando una cultura del rispetto delle persone», spiega Roberto Montà, già sindaco di Grugliasco (Torino) e ora presidente di Avviso Pubblico, che parta dalle scuole.

Chi viene minacciato, dove e come
In sintesi: il numero degli atti intimidatori cala del 25% rispetto al 2021 (326 ora contro 438 l’anno precedente con il record del 2018 di 574 casi censiti), dato confermato (-19,7% rispetto al ’21) anche dall’Osservatorio istituito dal Viminale sebbene su una platea di soggetti diversi dal Rapporto. «È necessario osservare questa tendenza con estrema cautela», avverte Montà esortando a non sottovalutare la «cifra oscura», la mole di minacce che non vengono denunciate pubblicamente e che, spesso, affiorano solo a distanza di anni. Nel 2021 proprio Avviso Pubblico era tra i promotori con Anci Lombardia, Università e Prefettura di Milano, di una indagine conoscitiva che ha coinvolto 300 sindaci, 607 amministratori locali e 457 tra segretari comunali e direttori generali della Lombardia, da cui è emerso come, rispetto al numero di effettive denunce, molti di più erano amministratori e funzionari che non lo avevano segnalato, considerando la denuncia “inutile”. Lo stesso Rapporto indica come la quasi totalità degli episodi resti impunito.

Nel 91% dei casi si tratta di intimidazioni dirette, ed è il dato più alto di sempre, mentre nel 9% si tratta di minacce indirette che colpiscono uffici o strutture o mezzi ma sono indirette anche le minacce ai familiari di amministratori o funzionari pubblici. Nel 9% le vittime sono candidati o candidate non ancora in carica. Si intimidisce col fuoco, incendiando auto, case, strutture comunali (18,5%), oppure scrivendo sui muri o inviando messaggi su carta o via social (rispettivamente 16%, 14%, 12%.
Ancora Montà segnala la relazione tra penetrazione mafiosa e il trend dell’astensionismo in vorticosa crescita: «Più si restringe la platea dei votanti, più peseranno quei pacchetti di voti che le mafie e i gruppi di potere sono in grado di controllare e indirizzare».
«Il fenomeno è in calo su tutto il territorio nazionale, ma resta presente, molto violento ed estremamente sfaccettato», conferma a MicroMega Claudio Forleo, responsabile dell’Osservatorio Parlamentare di AP e curatore del Rapporto, con Giulia Migneco e Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico. «Vi sono zone come l’Agrigentino e la città di Gela in cui sembra in atto una vera offensiva contro gli amministratori locali – spiega Forleo – ve ne sono altre come la Calabria, il salernitano, il leccese, in cui il fenomeno è aggressivo e reiterato. Si conferma il tema dei Comuni sciolti per mafia: laddove vi è stato uno scioglimento, le minacce contro gli amministratori locali sono più presenti rispetto ad altri contesti».

Cosche al Sud, no vax al Nord
Il 21% degli atti intimidatori registrati si sono verificati in 44 comuni, tutti con un background di infiltrazioni mafiose che hanno portato allo scioglimento dei consigli.
A San Cipirello (Palermo) sono stati avvelenati i cani dell’ex vice sindaco Vito Cannella. Il Comune all’epoca era in gestione straordinaria a seguito di scioglimento per infiltrazioni mafiose. A Cirò Marina (Crotone) il sindaco e presidente della Provincia, Sergio Ferrari, è finito sotto scorta, a seguito delle minacce ricevute nel corso dell’estate. Ad Acerra (Napoli) un uomo ha aperto il fuoco esplodendo alcuni colpi di pistola contro l’abitazione di Fortunato D’Angelo, titolare di una ditta di manutenzione, e la moglie Milena Petrella, insegnante ed ex assessore, appena rieletta nel nuovo consiglio comunale.
Dal 1991, anno dell’introduzione della legge, al 15 maggio 2023 sono stati 378 gli Enti (Comuni, Municipi e Aziende Sanitarie Provinciali) che hanno subito il provvedimento dissolutorio, 11 nel ‘22.

Tranne che in Val d’Aosta, tutta la Penisola è interessata dal fenomeno, calano da 265 a 227 i comuni interessati. Però proprio i piccoli comuni, lì dove il rapporto tra amministratori e cittadini è più diretto, sono i più colpiti da episodi di minaccia o violenza contro chi governa la cosa pubblica: nel 45% dei casi si tratta di comuni sotto i ventimila abitanti e nel 21% in territori non più grandi di 50mila. La Sicilia è il territorio più colpito (50 i casi censiti) e guida la classifica assieme alle altre regioni «a tradizionale presenza mafiosa» dove, complessivamente sono stati registrati il 58% dei casi di intimidazione.
Il 22% degli episodi presenta, invece, una chiara matrice legata al mondo no-vax e sono fatti avvenuti quasi tutti al Nord. Il Rapporto cita i casi di Varallo e Borgosesia, distanti appena 15 chilometri nel Vercellese. Sotto tiro sono finiti i due primi cittadini, Eraldo Botta e Paolo Tiramani, rispettivamente Presidente della Provincia e deputato alla Camera, destinatari di scritte minatorie reiterate e messaggi con minacce di morte sul cellulare, oltre all’attacco hacker rivolto alla pagina Facebook del Comune di Varallo. Nel mirino dei no-vax, i cui messaggi contenevano simboli e richiami all’estrema destra, la “dittatura sanitaria”. Un quarto dei casi, infine, non è riconducibile alla criminalità organizzata ma sono reazioni criminali suscitate dal malcontento suscitato dalle scelte dell’amministrazione.
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Uno sguardo europeo. Il caso ucraina
La novità di questa edizione del Rapporto è lo sguardo sull’Europa grazie al protocollo di collaborazione siglato con Acled, Armed Conflict Location and Event Data Project, una ong che monitora i casi di violenza politica nel mondo.
Tra il 2020 e il 2022, Acled ha registrato eventi in 16 dei 27 paesi dell’UE, il 75% dei quali in Italia (238 casi), dove gli amministratori locali del Mezzogiorno sono destinatari di circa tre quarti di tutti gli atti intimidatori e di violenza. Nel rapporto si confrontano le dinamiche degli ultimi tre anni con quelle osservate durante il primo trimestre del 2023, rilevando una leggera diminuzione degli eventi nel contesto italiano, ma un incremento in Francia ed in Grecia, rispettivamente seconda e quarta per numero di episodi (24 e 8), separate dalla Germania (11 casi).

Il fenomeno, «profondamente radicato – scrive Acled – nel contesto italiano» (132 amministratori locali uccisi tra il 1975 e il 2015) viene rilevato in crescita anche nell’Ue al punto da spingere il Parlamento Europeo a commissionare uno studio già nel 2020. Il contributo di Acled, tuttavia è difficilmente comparabile ai dati del Rapporto di Avviso Pubblico: il secondo posto francese nella graduatoria dei paesi in cui sono presi di mira gli amministratori locali, si deve per oltre il 50% dei casi a episodi verificatisi «nell’ambito dell’ondata di manifestazioni violente a seguito della decisione del governo francese di varare la legge sulla riforma delle pensioni». Al di là di quanto possa essere discutibile sommare criminalità mafiosa e conflittualità sociale, non sembra esserci alcuna ponderazione nei capitoli curati da Acled rispetto alla correlazione tra “violenza” dei manifestanti e violenza delle forze dell’ordine più volte documentata anche da reportage e analisi pubblicate da MicroMega, ossia rispetto alla “cifra oscura” della police brutality, fenomeno in crescita a ogni latitudine anche nelle “democrazie occidentali”.
Più interessante il focus sull’Ucraina con cui Acled chiude questa edizione di “Amministratori sotto tiro” comparando i dati registrati prima (125 episodi dal 2018) e dopo l’invasione russa del febbraio 2022 quando gli omicidi e i rapimenti di più di cento amministratori locali sono stati parte delle tattiche di guerra.

 

 



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