Per l’informazione italiana la crisi climatica non è una questione centrale

Uno studio di Greenpeace Italia denuncia lo scarso spazio dedicato dall’informazione alla crisi climatica. Nonostante sia la sfida più importante che l’umanità ha di fronte.

Ingrid Colanicchia

Se ne parla poco e male. Nonostante sia la sfida più importante che l’umanità ha di fronte, di crisi climatica su giornali e telegiornali non si parla quanto sarebbe necessario e non lo si fa nel modo giusto.
È questa la conclusione preliminare di uno studio che Greenpeace Italia ha commissionato all’Osservatorio di Pavia (studio che proseguirà per tutto il 2022 per diventare poi un report annuale). Nel periodo gennaio-aprile 2022, gli esperti hanno esaminato da un lato le edizioni di prima serata dei telegiornali andati in onda su Rai, Mediaset e La7, e un campione di sei trasmissioni televisive di informazione (Unomattina e Cartabianca per la Rai, Mattino 5 e Quarta Repubblica per Mediaset, L’Aria che tira e Otto e mezzo per La7); dall’altro gli articoli pubblicati dai cinque quotidiani più diffusi: Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole 24 Ore, Avvenire, La Stampa.
E il quadro è piuttosto sconfortante.

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Per quanto riguarda l’informazione televisiva i risultati mostrano che nel primo quadrimestre del 2022 su 14.211 notizie esaminate dei sette telegiornali considerati solo 96 (pari allo 0,7%) hanno trattato in maniera esplicita o implicita la crisi climatica.

Sulle 84 notizie che l’hanno affrontata esplicitamente, solo nel 22,6% se ne sono citate le cause, e di combustibili fossili si è parlato pochissimo: in particolare sono un argomento poco frequente nelle notizie che affrontano esplicitamente la crisi climatica (0,4%), e sono indicati come causa della crisi climatica nel 10% dei casi (su un totale di 30 cause rilevate). Più frequenti, nelle notizie che trattano esplicitamente la questione, le conseguenze della crisi climatica: citate nel 61,9% dei casi. Una nota positiva: risultano del tutto assenti posizioni negazioniste.

La testata più virtuosa risulta essere il TG3, la meno virtuosa il TG4.

Per quanto riguarda le sei trasmissioni televisive di informazione del campione si è parlato della crisi climatica in 24 delle 388 puntate esaminate nei quattro mesi dell’indagine, pari al 6% del totale. Le cause della crisi climatica sono state esplicitate nella metà delle trasmissioni e sono state prevalentemente ricondotte a combustibili fossili.

Il confronto fra le sei trasmissioni evidenzia che Unomattina è stata quella con la maggiore copertura complessiva, con un totale di 12 puntate dedicate alla questione; L’Aria che tira non ha avuto alcuno spazio dedicato, e Otto e mezzo soltanto una puntata in cui è stata citata la crisi climatica. Se consideriamo che le trasmissioni hanno periodicità diversa, Cartabianca è il programma che, in proporzione, ha dedicato più spazio alla crisi climatica, con una puntata su tre incentrata sulla questione, affrontata sempre in modo esplicito.

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Per quanto concerne la carta stampata, su 260 edizioni di giornale esaminate gli articoli che hanno trattato implicitamente o esplicitamente la crisi climatica sono stati 528. Due su tre (351) in maniera esplicita; uno su cinque (117) con la crisi climatica come questione centrale.

Delle cause della crisi climatica si è parlato nel 22,5% degli articoli in cui la crisi climatica è stata citata esplicitamente, in un caso su due sono state ricondotte a combustibili fossili o emissioni di CO2. I combustibili fossili sono stati argomento frequente sia nella copertura complessiva (9%) sia negli articoli che affrontano esplicitamente la crisi climatica (6,4%), e indicati come causa della crisi climatica nel 30,3% dei casi (su un totale di 122 cause rilevate). Le conseguenze della crisi climatica sono comparse nel 29,3% degli articoli con crisi climatica esplicita. Anche qui la nota positiva della totale assenza di soggetti negazionisti.

Il confronto fra i cinque quotidiani evidenzia che Il Sole 24 ore è il giornale con la maggiore copertura complessiva, mediamente pari a 3,58 articoli quotidiani, nel 50% dei casi, però, la rilevanza della crisi climatica è implicita. Al netto degli articoli in cui la crisi climatica è implicita, è Avvenire il quotidiano con il maggior numero di articoli dedicati, con una media giornaliera di 1,83, superiore a quella del Sole 24 ore (1,79), ed è anche il quotidiano che, in proporzione, ha il maggior numero di articoli con crisi climatica centrale (36,2%). Il Corriere della sera registra un numero di articoli quotidiani in linea con il dato medio generale. La Repubblica e La Stampa sono i due giornali che dedicano la minore attenzione alla crisi climatica.

Nello stesso periodo, lo studio ha monitorato le pubblicità sui cinque quotidiani di aziende energetiche, del settore automotive, delle compagnie aeree e crocieristiche.

“I risultati – sottolineano da Greenpeace Italia – mostrano che i principali quotidiani italiani pubblicano in media due articoli al giorno che fanno almeno un accenno alla crisi climatica, ma gli articoli che trattano esplicitamente il problema sono appena la metà. Al contrario, viene dato ampio spazio alle pubblicità dell’industria dei combustibili fossili e delle aziende dell’automotive, aeree e crocieristiche, tra i maggiori responsabili del riscaldamento del pianeta: sul Sole 24 ore si contano più di cinque pubblicità di queste aziende inquinanti a settimana. Negli articoli esaminati, inoltre, le aziende sono il soggetto che ha più voce (18,3%), superando esperti (14,5%) e associazioni ambientaliste (11,3%). La crisi climatica è infine raccontata principalmente come un tema economico (45,3% degli articoli), quindi come un tema politico (25,2%) e solo in misura minore come un problema ambientale (13,4%) e sociale (11,4%)”.

“Questo studio dimostra la pericolosa influenza esercitata dalle aziende inquinanti sulla stampa italiana, basti pensare che in quattro mesi, nei 528 articoli esaminati, le compagnie petrolifere sono indicate tra i responsabili della crisi climatica appena due volte”, dichiara Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia. “Grazie alle loro generose pubblicità, che spesso non sono altro che ingannevole greenwashing, le aziende del gas e del petrolio inquinano anche il dibattito pubblico e il sistema dell’informazione, impedendo a lettori e lettrici di conoscere la gravità dell’emergenza ambientale che stiamo vivendo. Se vogliamo che il giornalismo svolga il suo ruolo cruciale di watchdog nella lotta alla crisi climatica, anziché di megafono delle aziende inquinanti, dobbiamo liberare i media dal ricatto del gas e del petrolio”.

In totale sono 266 le pubblicità rilevate: 89 apparse sul Sole 24 ore; 64 sul Corriere della sera; 59 sulla Repubblica; 34 sulla Stampa; 20 su Avvenire.

In base ai risultati dello studio, Greenpeace ha elaborato la “Classifica degli intrappolati” (che sarà aggiornata a ogni nuovo report) per denunciare la pericolosa dipendenza dei giornali italiani dai finanziamenti delle aziende inquinanti. I parametri utilizzati per stilarla sono cinque: 1) quanto parlano della crisi climatica; 2) se tra le cause citano i combustibili fossili; 3) quanta voce hanno le aziende inquinanti e 4) quanto spazio è concesso alle loro pubblicità; 5) se le redazioni sono trasparenti rispetto ai finanziamenti ricevuti dalle aziende inquinanti. Quest’ultimo parametro è stato valutato con un questionario che Greenpeace ha inviato ai direttori delle cinque testate, a cui ha risposto parzialmente solo Avvenire. Considerando la media dei cinque parametri, il quotidiano dei vescovi raggiunge una risicata sufficienza (3 punti su 5), scarsi invece i punteggi di Corriere e Repubblica (2,2 su 5), mentre in fondo alla classifica si trovano La Stampa e Il Sole 24 Ore (2 su 5).

(credit foto ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)



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