“Ho scoperto che l’amore aveva poco a che fare con il bene”. Intervista a Amélie Nothomb.

L'autrice belga, tramite uno scambio epistolare, risponde con singolare brevità alle domande di MicroMega.

Roberto Rosano

Amélie Nothomb, tradotta in 45 lingue, con i suoi libri ha conquistato milioni di lettori e vinto numerosi premi, tra i quali il Grand Prix du Roman de l’Académie française. Sin dal suo romanzo d’esordio (Igiene dell’assassino, 1992) ha sempre replicato il suo successo, senza eccezioni per l’ultimo: Il libro delle sorelle (Voland, Roma, 2023, pagine 113, euro 16).
L’intervista è avvenuta in forma scritta, grazie ad un doppio passaggio epistolare tra due case editrici, la romana Voland e la parigina Albin Michel. L’autrice non ama i più moderni ritrovati tecnologici e non è stato possibile fare altrimenti. Le risposte ci sono pervenute dopo circa un mese, con toni e brevità inaspettati, ma abbiamo comunque deciso di pubblicarle senza adattamenti di redazione. Mark Twain diceva: «Il giornalista è colui che distingue il vero dal falso… e poi pubblica il falso». Proprio per questo noi facciamo all’inverso.

Signora Nothomb, la bambina protagonista della sua ultima opera, soffre di uno strano complesso: la paura di disturbare… Lei ha mai avuto questa paura?
Sì, è una paura che vivo e sento ogni giorno.

In un passaggio di questo libro, un personaggio defunto sostiene che la morte non è la fine del mondo. Che “non esiste solo la vita”. Lo pensa anche Lei?
Penso la stessa cosa. La morte è solo un modo come un altro di esistere.

La trama di questo libro nasce da un paradosso: da una storia d’amore meravigliosa possono nascere figli infelici e una lunga serie di disastri. Come le è venuta in mente una storia così?
Ho scoperto che l’amore aveva poco a che fare con il bene.

In Antichrista ha scritto: “quando la tua cameretta ha una finestra, hai già la tua “porzione di cielo”. Cosa sognava per la sua felicità, guardando dalla finestra della sua camera?
Ho sognato di volare via.

Fa ancora gli stessi sogni di quando era bambina? Qual è attualmente la sua idea perfetta di felicità?
Sì, sono rimasti gli stessi e ho realizzato il mio sogno di felicità. Io volo.

Ho letto nella sua Biografia della fame che, in Cina, da bambina, trascorreva molto tempo a sfogliare gli atlanti. Lo fa ancora? C’è ancora un posto dove le piacerebbe andare?
Lo faccio meno, purtroppo. Sogno di tornare in Amazzonia e di scoprire l’Islanda.

Nelle Catilinarie ha scritto: “conosci te stesso e ti prenderai in antipatia”. Lei ha capito chi è e, se
sì, ha avuto la stessa reazione?
Sì, ahimé!

Lei ha scritto e detto diverse volte che il suo Paese, il Belgio, è quello che ha capito meno. Che lo
considera un mistero. In cosa consiste questo mistero?
Consiste in minuscole complessità.

Che cosa pensa la figlia di un diplomatico belga dell’Unione Europea, invece?
Penso che stia mostrando la portata della sua inefficacia. Nonostante questo, però, rimango un’europeista convinta. Non credo ci possa essere scelta diversa.

Lei pensa di aver “mirato giusto”, nella sua vita?
Sì, perché ho realizzato il mio sogno di felicità: volare.

La mia impressione, leggendo i suoi libri, è che Lei si diverta un po’ a smontare le virtù più
sopravvalutate della nostra società. Ho ragione? E se sì, qual è la virtù più sopravvalutata secondo Lei?
La virtù più sopravvalutata?! L’intervista! Lei ha ragione, ha avuto l’impressione giusta!

Traduzione: Rosaria Novello

Foto Wikipedia | G.Garitan

Leggi anche: Riflessioni sull’inevitabilità della morte: intervista a Banana Yoshimoto



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