Salvatore Borsellino: ‘il pentito Spatuzza libero? È giusto, lo Stato deve onorare i patti’

Il fratello di Borsellino parla degli sconti di pena per i pentiti, del 41 bis inflitto a Cospito e delle ombre sulla cattura di Messina Denaro.

Rossella Guadagnini

Gaspare Spatuzza è ormai un cittadino libero. L’ex uomo dei fratelli Graviano ha ottenuto una ‘liberazione condizionale’, che non prevede più i vincoli della detenzione domiciliare a cui era sottoposto dal 2014 a oggi.
Che effetto le fa, Salvatore Borsellino?
Lo Stato deve rispettare i patti che ha fatto. Se esiste una legge che stabilisce degli sconti di pena per i condannati per mafia che collaborano con la giustizia questa, in uno stato di diritto, deve essere rispettata. È giusto quindi che Spatuzza sia stato rimesso in libertà. È grazie alle sue rivelazioni che sono stati svelati i depistaggi in atto sull’eccidio di mio fratello Paolo e degli agenti della sua scorta in via d’Amelio il 19 luglio 1992. Il suo non è solo un percorso di collaborazione con la giustizia, come quello di Brusca per avere sconti di pena, ma un vero ravvedimento interiore. Anche per questo è giustificato il suo ritorno in libertà.

Mario Adinolfi, direttore del quotidiano online ‘La Croce’, scrive in un tweet “In nessun paese al mondo l’autore di 3 stragi (bombe a Roma, Firenze, Milano: 10 morti e 50 feriti), dell’assassinio di don Puglisi, del rapimento del piccolo Di Matteo poi sciolto nell’acido, complice in Capaci e via d’Amelio, sarebbe libero”. Che ne pensa?

Penso che in nessun altro paese al mondo ci siano le condizioni che storicamente si sono create in Italia, con una criminalità organizzata così radicata e in grado di ricattare una parte deviata dello stesso Stato, che se ne è servita e con essa è anche scesa a patti, tanto da costringere la parte sana dello Stato, per poterla sconfiggere, a emanare leggi speciali come quelle sui collaboratori di giustizia, l’ergastolo ostativo e il 41 bis.

Resta fondamentale, a suo parere, il contributo dato dai pentiti all’azione di contrasto a Cosa nostra?

La legge sui pentiti deve essere assolutamente mantenuta e non solo quella ma tutto l’insieme dei provvedimenti studiati da Giovani Falcone quando dirigeva l’ufficio degli Affari Penali, presentati come decreto-legge dal governo soltanto dopo la sua morte nella strage di Capaci e divenute legge dello Stato soltanto dopo la strage di Via D’Amelio e il sacrificio di Paolo. È stata per trenta anni uno strumento fondamentale per dare a magistratura e forze dell’ordine le armi per potere combattere la criminalità organizzata. Abolirla o snaturarla sarebbe un gravissimo errore.

Con lei concorda il fratello di un’altra vittima di mafia, Franco Puglisi, fratello di don Pino Puglisi. Ha raccontato come l’incontro col killer che chiedeva perdono ha cambiato anche lui. ‘Mi sono sentito liberato, sollevato da un peso – ha detto – Non so se l’ho perdonato. Ma adesso nei suoi confronti non ho alcun rancore”. Certo sono valutazioni ben diverse le vostre, come parenti delle vittime, da quelle del presidente del Popolo della Famiglia.

Nei confronti dei criminali mafiosi, anche di quelli che hanno ucciso mio fratello, non ho mai nutrito sentimenti di rancore e odio, ma soltanto desiderio di verità e di giustizia. Forse per questo non ho mai sentito il bisogno di incontrarli e non capisco il concetto del “perdono”. Non posso e non devo essere io a “perdonare”: per chi è credente può essere Dio, per chi è laico può essere lo Stato a concedere degli sconti di pena a coloro che dimostrano di volere collaborare con la giustizia.

Che ne pensa del caso Cospito in relazione al 41 bis?

Il 41 bis non deve essere visto come uno strumento per aumentare le sofferenze dei prigionieri, ma è un provvedimento di carattere preventivo, studiato da Giovanni Falcone per impedire ai condannati per i più gravi reati di mafia di continuare ad avere, dall’interno del carcere, contatti con l’esterno e mantenere il loro ruolo nell’organizzazione. Sull’effettiva durezza di questo tipo di carcere poi, posso avere personalmente qualche dubbio: i Graviano, entrambi con ruoli di vertice all’interno della Cupola, hanno concepito ciascuno un figlio con le rispettive mogli nonostante fossero al 41 bis.

Riguardo al caso di Alfredo Cospito, ritengo che il 41 bis andrebbe comminato soltanto per reati di mafia, dato che parliamo di una società criminale con una struttura verticistica e ruoli di comando che – anche dall’interno della prigione – possono essere mantenuti, se si mantengono contatti con l’esterno, facendo uscire ordini per gli accoliti. Il movimento anarchico ha una struttura diversa, basata più sul singolo individuo o su cellule ristrette e quindi il 41 bis non assolve la stessa funzione. Bisogna oltre tutto considerare che comminare il 41 bis anche a un anarchico ha di fatto creato una convergenza – altrimenti impensabile – tra movimento anarchico e mafia, perché entrambi ora vogliono la sua abolizione.

Lei ha sostenuto che da tempo c’è un forte calo di tensione nella lotta alla mafia. E la cattura di Messina Denaro? 

Cosa nostra ha cambiato aspetto ed è diventata ancora più pericolosa in quanto sotterranea, invisibile. Non basta la cattura di un latitante dopo 30 anni per mutare la situazione. È stata un’operazione in cui c’è qualcosa che non mi convince. Credo che l’arresto sia stato favorito anche dal fatto che Messina Denaro abbia abbandonato le proprie ‘difese’. I movimenti e comportamenti dell’ex latitante, nell’ultimo periodo, non sono stati quelli di una persona che non vuole farsi catturare. L’alternativa potrebbe essere che fosse certo di non essere preso.

Subito dopo il suo arresto, lo scorso 16 gennaio, lei ha avanzato il sospetto che la sua cattura avrebbe potuto essere, ancora una volta, frutto di un baratto con la criminalità organizzata.

Matteo Messina Denaro custodisce i segreti di questa Repubblica, dei rapporti infami tra Stato e mafia. In tanti hanno paura che possa parlare. C’è stato un patto affinché non lo faccia? Oppure ha avuto il tempo di nascondere documenti importanti avendo deciso, anche alla luce della sua malattia, di non proseguire la latitanza?

Il governo Meloni afferma di tenere molto alla lotta contro Cosa nostra.

Aspetto per dare un giudizio. Ci sono tante cose da fare – a partire dall’intervento sulla riforma Cartabia che ritengo assolutamente negativa – prima di formulare una valutazione sul lavoro di questo esecutivo. Non mi bastano le parole, aspetto i fatti.

Foto Wikipedia 



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