Massolo (ISPI): “Per diffondere il vaccino nel mondo serve protagonismo UE”

Che tempi per vedere il vaccino diffondersi in tutti i paesi del mondo? Come accelerare in Italia e in Europa e raggiungere l'immunità di gregge? Intervista con Giampiero Massolo, presidente di ISPI.

Filippo Poltronieri

Sono oltre un miliardo le punture di vaccino contro il Covid 19 effettuate nel mondo. Numeri che lasciano sperare in tempi migliori, ma solo per alcuni Paesi. Dietro questi dati si cela infatti una disparità di accesso al siero molto marcata. Oltre la metà dei vaccinati del mondo sono infatti in Cina (300 milioni) e negli Stati Uniti (250). E mentre nel Regno Unito l’intensa campagna di vaccinazione dà i suoi frutti , sono ancora tanti i Paesi, particolarmente concentrati in determinate aree geografiche, dove il numero di vaccinati è fermo a zero. Ne abbiamo parlato l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

“L’Europa deve avere un ruolo importante nella diffusione del vaccino nel mondo” ha detto l’ambasciatore. “La politica di potenza messa in atto da Russia e Cina a volte comporta la rinuncia alla vaccinazione dei propri cittadini. La guerra del vaccino e la politica di influenza non ha vincitori. Sta all’UE aumentare le proprie capacità produttive, non solo per garantire una tutela dei propri cittadini, ma anche per aiutare gli altri paesi”. Principi di eguaglianza che solo l’Europa può difendere, dunque. Per evitare che si ripeta quel che sta succedendo in India, uno dei paesi con maggiori capacità di ricerca e produzione farmaceutica, colpito da un’ulteriore potente ondata del virus.

Secondo le previsioni, il vaccino potrebbe diffondersi in Africa e Sud Est asiatico per la primavera del 2023, relegando dunque i paesi più poveri della Terra ad altri due anni di pandemia incontrollata. Questo accesso differito potrebbe aggravare il divario di sviluppo tra paesi vaccinati e altri non. “Disparità inaccettabili che si combattono con la cooperazione internazionale”, spiega Massolo, “anche per avere un confronto costante con le case farmaceutiche, in forte difficoltà nel mantenere gli impegni di consegna delle dosi”.



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