Israele: la leva obbligatoria per gli ultra-ortodossi potrebbe destabilizzare il governo?

La Corte Suprema israeliana ha emesso una sentenza storica che impone la fine dei sussidi governativi per gli uomini ebrei ultra-ortodossi che non prestano servizio nell'esercito. Una decisione che mostra la crescente tensione tra la parte laica e quella religiosa della società israeliana e che potrebbe destabilizzare l'attuale governo.

Christian Elia

La Corte Suprema israeliana ha ordinato la fine dei sussidi governativi a partire da lunedì 2 aprile 2024 per gli uomini ebrei ultra-ortodossi che non prestano servizio nell’esercito. Una decisione che equivale a un terremoto in Israele e che arriva su sollecitazione del Movimento per un governo di qualità, voce della società civile alla testa del movimento anti-Netanyahu e che è emerso dalle proteste di piazza che ne chiedevano le dimissioni già un anno fa.
La tensione tra l’anima laica del Paese e quella religiosa, da tempo, è una delle tante fratture carsiche che attraversano la società israeliana e quello del servizio militare – a fronte di sostegni economici per gli studenti religiosi che non sono tenuti a rispondere alla leva – è uno dei volti di questo confronto divenuto negli ultimi anni sempre più aspro (si veda l’approfondimento pubblicato su MicroMega 3/2023).
L’ultima volta che il tema era stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica è stata a giugno 2023, quindi ben prima degli attacchi del 7 ottobre scorso ad opera di Hamas, quando il governo di Netanyahu concesse 270 milioni di dollari alle organizzazioni ebraiche ultra-ortodosse scatenando un’ondata di proteste.
La decisione della Corte Suprema arriva in un momento delicato. Da tempo l’organo che in Israele ha funzioni di Corte costituzionale, seppur in assenza di una Costituzione scritta, è in rotta di collisione con l’esecutivo, per via della riforma – che la guerra ha rimandato sine die – che prevedeva il ridimensionamento dei suoi poteri. Ma questo è un colpo duro per il governo. La Corte ha espresso il suo parere in merito all’esenzione degli uomini in età per il servizio militare (che in Israele è obbligatorio per tutti – tre anni per gli uomini, due per le donne. I casi di obiezione di coscienza sono severamente puniti, anche con il carcere ) nel cuore dell’attacco su Gaza, con tensioni crescenti anche con Siria e Libano, oltre a quelle storiche con l’Iran. Rispondendo a un serpeggiante malumore nella società israeliana rispetto a quegli ultra-ortodossi, gli haredi, che non prestano servizio militare, ma che sono anche apertamente contrari all’occupazione della Palestina e che non riconoscono il sionismo in quanto creatura degli uomini, mentre per le loro credenze sarebbe stata un’azione divina a ripristinare il regno d’Israele in terra.
In particolare sono furiosi con loro i riservisti. Nessuna forza armata al mondo ha lo stesso sistema di riservisti dell’esercito israeliano. Le esercitazioni, fisse e costanti, vengono svolte sempre con gli stessi gruppi con cui era stato effettuato il servizio militare e vengono descritte come occasioni per unire persone provenienti da classi sociali e ambienti differenti e per rinforzare lo spirito patriottico, parlando di persone che spesso hanno origini in parti diverse del mondo. Addestramenti, preparazione e impieghi operativi: questi sono i motivi per il “richiamo”, per un massimo di circa 40 giorni l’anno. Oppure possono essere mobilitati in caso di emergenza, come nella situazione attuale: si rimane nelle liste dei riservisti fino a 40 anni, le donne che non fanno parte di forze di “combattimento” sono esentate dopo la nascita del primo figlio, ufficiali e medici possono essere richiamati rispettivamente fino a 45 e 49 anni di età.
La velocità di mobilitazione e il numero di riservisti sono uno dei pilastri delle forze armate israeliane, ma un conflitto come questo – per intensità e lunghezza – è un dramma per l’economia israeliana. Immaginate che, per mesi, impiegati, docenti, liberi professionisti lascino il lavoro per andare al fronte. A questo va aggiunto che, dall’inizio dell’operazione militare a Gaza, sono almeno 500 i soldati israeliani che hanno perso la vita. È un sistema ormai sconosciuto in tutto il mondo occidentale, che non ha altri esempi di una così ampia partecipazione di “civili” alla difesa militare del Paese. Un dovere che si estende anche a coloro che hanno doppio passaporto e agli israeliani all’estero, ma che esclude i cittadini arabo-israeliani e gli haredi, appunto, dopo una legge del 1999.
Le varie sette ultra-ortodosse vedono come un comandamento religioso studiare solo i testi ebraici e separarsi dalla società moderna. Di conseguenza ricevono sussidi governativi per studiare invece di lavorare, insieme a servizi sociali generali e benefici relativi alla disoccupazione, alla povertà e al gran numero di figli.
Oggi gli ultra-ortodossi, un termine generico per diverse sette e comunità, rappresentano il 10% della popolazione israeliana di oltre 8,5 milioni di abitanti – e stanno crescendo rapidamente.
La Corte Suprema, in un precedente pronunciamento, aveva definito discriminatorio questo criterio, chiedendo al governo delle proposte entro il 31 marzo scorso, quando l’esecutivo avrebbe dovuto trovare un modo per conformarsi a una sentenza dello stesso tribunale del 2017, che stabiliva che le esenzioni generali dal servizio militare per gli studenti ultra-ortodossi della yeshivah (le scuole dove si studia la Torah) erano discriminatorie e illegali. Il governo, però, a febbraio scorso, aveva dichiarato alla Corte di non aver potuto farlo a causa del 7 ottobre e dello scoppio della guerra con Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano.
La Corte ha agito, dando ora tempo al governo fino al 30 giugno prossimo per recepire la sua indicazione, senza aspettare, come aveva chiesto Netanyahu, nel cui governo ci sono partiti favorevoli e partiti contrari all’arruolamento degli ultra-ortodossi. In particolare sono due i partiti ultra-ortodossi della coalizione religioso-nazionalista di Netanyahu, United Torah Judaism e Shas, che hanno denunciato la sentenza come un “tradimento”. Aryeh Deri, capo dello Shas, ha definito la decisione della Corte “un bullismo senza precedenti nei confronti degli studenti della Torah nello Stato ebraico”. Se lasciassero il governo, Netanyahu cadrebbe, cosa che cerca disperatamente di evitare dal 7 ottobre, conscio che con ogni probabilità perderebbe le elezioni e pronto ad allargare il conflitto pur di non affrontare le urne. Benny Gantz, leader dell’opposizione ma al momento membro  del gabinetto di guerra, ha invece espresso parere favorevole alla mozione della Corte, convinto che possa essere la spallata per far cadere Netanyahu e tornare al governo. Insomma, le contraddizioni interne alla società israeliana si specchiano in questa misura che davvero potrebbe essere un terremoto in Israele con Yitzhak Yosef, rabbino capo sefardita di Israele, che ha minacciato un esodo di massa dal Paese se l’esenzione non fosse confermata.

CREDITI FOTO: Jerusalem, Israel: An orthodox man prays in front of protesters holding Israeli flags. Israeli protesters calling for immediate general elections, a hostage deal, and orthodox recruitment for the IDF demonstrated in front of the house of Aryeh Deri, chairman of the Haredi Shas party. (Credit Image: © Matan Golan/SOPA Images via ZUMA Press Wire)



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