Israele ostaggio degli estremisti di destra

A Gerusalemme una conferenza per chiedere la rioccupazione della Striscia di Gaza e l’espulsione dei palestinesi. Fra i partecipanti ministri del governo Netanyahu.

Cinzia Sciuto

Mentre siamo giustamente preoccupati dell’avanzata dell’estrema destra in Europa, mentre in Germania gli estremisti di destra si incontrano in gran segreto per delirare su piani di “remigrazione” e il popolo democratico scende in piazza in massa in difesa della democrazia, in Israele estremisti di destra, fondamentalisti religiosi, fanatici coloni si riuniscono alla luce del sole e con la benedizione di ministri del governo Netanyahu.
Come riferisce Haartez erano migliaia i partecipanti alla conferenza di domenica scorsa a Gerusalemme inequivocabilmente intitolata “Conferenza per la vittoria di Israele. L’insediamento porta sicurezza: Il ritorno nella Striscia di Gaza e nella Samaria settentrionale”. Fra i relatori membri della Knesset, rabbini, coloni, famiglie dei soldati che stanno combattendo a Gaza, tutti accomunati da un unico obiettivo: rioccupare la Striscia di Gaza ed espellere i palestinesi.
All’incontro degli estremisti di destra in Germania, svelato da un da un rapporto dell’organizzazione di giornalismo investigativo Correctiv, avevano partecipato anche esponenti dell’Afd, un partito che oggi nei sondaggi si attesta come secondo partito in Germania ma che non ha attualmente nessun incarico di governo,  né a livello federale né a livello regionale. I suoi esponenti si sono “limitati” ad ascoltare e una volta che l’incontro è stato reso pubblico si sono affrettati a prendere le distanze dai toni più estremisti degli organizzatori.
Domenica scorsa a Gerusalemme invece esponenti di spicco del governo Netanyahu non solo hanno partecipato, ma sono anche stati fra i protagonisti della convention nera. “Se non vogliamo un altro 7 ottobre”, ha scandito dal palco il ministro della Sicurezza nazionale Ben-Gvir, “dobbiamo tornare a casa e controllare [Gaza]. Dobbiamo trovare un modo legale per far emigrare volontariamente [i palestinesi] e imporre condanne a morte ai terroristi”.  Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha aggiunto che i bambini ebrei che sono stati costretti a lasciare Gaza quando Israele ha lasciato la Striscia nel 2005 devono tornare come coloni: “Stiamo risorgendo, abbiamo una nazione di leoni [e molti bambini] stanno tornando lì come combattenti. Dobbiamo assicurarci che tornino come coloni per proteggere il popolo di Israele”.
Itamar Ben-Gvir, leader del partito israeliano di estrema destra Otzma Yehudit e noto per tenuto in passato in salotto un ritratto del terrorista israelo-americano Baruch Goldstein (autore del massacro di 29 fedeli musulmani palestinesi e del ferimento di altri 125 a Hebron, nella Grotta dei Patriarchi del 1994), è un fervente sostenitore della sovranità israeliana su tutta la „terra d’Israele“, inclusi i territori palestinesi. Avvocato di professione, Ben-Gvir è stato un attivista di lunga data nel movimento Kach, un’organizzazione politica estremista considerata terrorista da Israele, Stati Uniti e Unione Europea. Da ministro della Sicurezza Nazionale, ha promosso l’espansione delle colonie nei territori occupati.
Bezalel Smotrich, leader del partito die strema destra Sionismo Religioso, è anch’egli noto per le sue posizioni nazionaliste e per la sua ferma opposizione alla creazione di uno Stato palestinese. Smotrich ha promosso leggi e politiche che mirano a rafforzare l’identità ebraica dello Stato di Israele e a espandere gli insediamenti ebraici in Cisgiordania e ha posizioni reazionarie e discriminatorie, oltre che nei confronti dei palestinesi, anche contro le persone Lgbt.
E non si può neanche dire che il problema riguardi solo l’altra più estremista del governo: alla conferenza (aperta dal rabbino Uzi Sharbag, ex leader del movimento terroristico radicale di estrema destra Jewish Underground degli anni Ottanta),hanno infatti partecipato anche diversi esponenti del Likud, il partito del premier Netanyahu, come il deputato Haim Katz (“Oggi, dopo 18 anni [dal disimpegno da Gaza], abbiamo l’opportunità di ricostruire ed espandere la terra di Israele. Questa è la nostra ultima opportunità”) e il ministro delle Comunicazioni Shlomo Karhi (“in guerra ‘volontario’ significa imporre a qualcuno un condizione finché non dà il suo consenso”).
Che il futuro di israeliani e palestinesi sia nelle mani di fanatici religiosi ed estremisti di destra, che non hanno evidentemente nessuna intenzione di trovare una soluzione politica a questo sanguinoso conflitto, non è affatto incoraggiante. La speranza è che, dopo lo shock seguito al massacro del 7 ottobre, la società civile israeliana rialzi la testa e costringa questo governo a dimettersi.
CREDITI FOTO: EPA/ABIR SULTAN



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