Javier Milei, il clone impazzito di Trump

Javier Milei, il neo-eletto presidente dell’Argentina, non così è dissimile dall’ex presidente degli USA Donald J Trump. Oltre alle sue appariscenti comparse televisive e il populismo che non ha limiti, Milei, come Trump, nega tutto. Dalla crisi climatica alla pandemia. Non ci sono limiti alla sua comunicazione sfasciatutto che si sfoga nel mondo senza regole dei social, dove la verità non conta ormai da tempo.

Mauro Barberis

Parla di noi, dell’Italia di oggi, la storia solo apparentemente pittoresca di Javier Milei El Loco (il Pazzo), eletto a furor di popolo alla Casa Rosada, dove assumerà le funzioni di presidente dell’Argentina il prossimo dieci dicembre. Ma non parla di noi solo perché il 50% degli argentini è di origine italiana, sicché finiamo per vedere nell’Argentina una nazione sorella o, se si può ancora dire, cognata. Una sorta di sosia dell’Italia, simile quel che anche noi saremmo se non avessimo aderito all’Unione europea, e non fossimo costretti a mostrare, a sprazzi, un minimo di serietà.
In realtà l’elezione del Loco parla di noi perché è una summa, o meglio una parodia, dei nostri populismi: da Mussolini a Meloni, passando per Berlusconi, Grillo e Salvini. Un populismo mediatico, dunque, come o più di quelli da Trump a Bolsonaro: frutto non solo dei populismi argentini precedenti, da Peron a Menem, ma di una comunicazione irreversibilmente avvelenata. È questa a trasformare una situazione socioeconomica drammatica – inflazione al 142%, 40% per cento di abitanti sotto la soglia di povertà – nel raschiamento del fondo del barile, seguito dalla continuazione degli scavi.
Chi è, infatti, Javier Gerardo Milei? Cresce con un padre che lo riempie di botte. Studia economia – unica cosa normale della sua biografia, diranno quanti non hanno mai studiato economia – poi emerge dall’anonimato tramite i media. Memorabili le sue piazzate radiotelevisive – guai a contraddirlo, parla solo lui – che lo portano in Parlamento: e dove, se no? Qui si distingue soprattutto per il rifiuto di chiamare al femminile la presidentessa: il che mette sin d’ora al riparo dalle sue sfuriate la nostra Presidente del Consiglio.
In breve, Milei colleziona tutte le posizioni più atroci: maschilismo mixato con l’animalismo, anti-abortismo ma favorevole al commercio degli organi, negazionismo generalizzato (climatico, pandemico, della dittatura militare…). Tutto, insomma, tranne il terrapiattismo: ma non provate a contraddirlo, sennó arriva anche a questo. Vince le elezioni facendosi riprendere non solo con gli occhi spiritati, che per lui è il minimo, ma anche armato di una sega circolare, simbolo del fatto che vuole tagliare tutto, specie sanità e istruzione pubblica, e privatizzare persino i fiumi, il che risolverebbe anche il problema dell’inquinamento, problema che peraltro nega come tutti gli altri.
A proposito, già li vedo i negazionisti del populismo mediatico, scettici di fronte alla seguente evidenza: Milei è solo un clone impazzito di Trump. Già la sento la solita obiezione: ma cosa c’entrano i media? Semplicemente, di fronte a inflazione a tre cifre, evasione fiscale generalizzata, corruzione dilagante, gli argentini, non sapendo più a che santo votarsi, si sono buttati sul più “nuovo” di tutti: tragicamente, lui. Totò avrebbe detto: e poi ti stupisci se uno si butta a sinistra, qui a destra. Già, ma qui non ci si butta né a sinistra né a destra: si sprofonda solo nella follia social. Follia che resterà incomprensibile ai politologi sinché non accetteranno di sporcarsi … il cervello e non proveranno a frequentare, anche solo una volta, i social. Allora si accorgeranno con orrore che i vari Trump, Bolsonaro, Milei, erano già tutti là, completi di maschilismi, negazionismi e terrapiattismi.

CREDITI FOTO: ANSA/ Juan Ignacio Roncoroni



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