L’asimmetria di potere: ancora sulla trappola del consenso

Perché la trappola del consenso è così intuitiva e viene data per scontata acriticamente? Perché questa trappola è così efficace? Perché si accetta come ovvio che “conta solo il consenso reciproco”? Perché così funziona la teoria della scelta razionale. Una teoria semplice e presupposta dal senso comune e dalla psicologia ingenua, e tuttavia riduttiva.

Paolo Legrenzi

Cinzia Sciuto in un brillante intervento discute la tesi, spesso accettata acriticamente, che legittima ogni atto sessuale come accettabile: basta che a compierlo siano due (o più) adulti consenzienti. Questo assunto sembra intuitivo e convincente, in astratto. Ma, in realtà, Sciuto mostra che, nel momento del consenso, può esserci una violenza implicita o nascosta. Questa discende dall’eventuale asimmetria delle condizioni materiali di vita delle persone. Il consenso può venir dato nel contesto di precedenti condizionamenti di varia natura. Prova indiretta: se questi non ci fossero stati, il consenso non sarebbe stato dato. In altri casi Sciuto mostra come ci possa essere solo apparente assenza di violenza nel senso che in un mondo che “ruota attorno il desiderio maschile”, donne “libere e autodeterminate” possono sfruttare a loro vantaggio il desiderio altrui. Ma i fini in questi casi non giustificano i mezzi perché il mezzo scelto spesso implicitamente conferma l’asimmetria di status. A guidare l’azione non è il proprio desiderio ma lo sfruttamento di quello altrui: libertà autentica sarebbe invece la congiunzione di due desideri.

Perché la trappola del consenso è così intuitiva e viene data per scontata acriticamente? Perché questa trappola è così efficace? Perché si accetta come ovvio che “conta solo il consenso reciproco”? Perché così funziona la teoria della scelta razionale. Una teoria semplice e presupposta dal senso comune e dalla psicologia ingenua, e tuttavia riduttiva. Lo si vede mostrando che forme di violenza implicita possono comparire già prima, quando cioè una persona chiede a un’altra il consenso. La violenza consiste nel tentativo di far leva sulla monetizzazione per quello che dovrebbe essere un valore: l’incontro di due desideri.
La trappola di Sciuto scatta perché la teoria della scelta razionale parla di utilità, e non distingue tra prezzi e valori, tra bisogni e desideri. In realtà, anche se forse non è ovvio, dare un prezzo all’ottenimento del consenso può limitare la libertà altrui in particolari condizioni. Quando, ad esempio, una persona ha disperato bisogno di denaro per raggiungere uno scopo.Il caso classico, discusso in letteratura, è quello del cosiddetto “milionario libertino”. Immaginiamo che B, povero, abbia bisogno di un milione di dollari per curare il figlio ammalato. A, ricco, offre a B la somma in cambio di una prestazione sessuale. In questo caso non c’è ricatto: B non può avere alcun dubbio che A in futuro tratterà peggio B in caso di rifiuto. Questo potrebbe avvenire nel mondo del lavoro o in tutti i casi in cui possano derivare svantaggi per un B non consenziente, come ricorda Sciuto. Ma in questo caso l’offerta di A è, per B, semplicemente un’opzione aggiuntiva: non muta la situazione precedente di B. B può fare le stesse cose di prima, ma ha una possibilità in più che può accettare o rifiutare: dove è la violenza? A non potrà in nessun modo rivalersi su B: nell’esempio classico A e B non si conoscono e mai più si incontreranno. Come mai allora, anche in questo caso, dall’offerta di A può emergere una forma di violenza su B? Come mai l’eventuale consenso non è un criterio sufficiente? Perché si può ricadere nel riduzionismo che caratterizza la trappola del consenso? Sembrerebbe infatti che, se B dice di no, tutto torni assolutamente come prima dell’offerta. Ma in realtà la stessa offerta, una volta formulata, condizionerà la libertà di B. La trappola del consenso denunciata da Sciuto discende dai postulati della teoria della scelta razionale. Secondo questa teoria non c’è coercizione se ognuno è libero di accettare, ed è razionale farlo se la proposta di contratto aumenta le utilità di entrambi. Dove sta la trappola? Perché non basta aumentare le utilità di entrambi? Per la teoria dei giochi, che definisce la razionalità, accettare la proposta è razionale, e, se è razionale, è la scelta ottimale. Facile mostrarlo.

Immaginiamo che non curare il figlio sia per B la cosa peggiore al mondo e che quindi abbia una disutilità di -10, mentre accoppiarsi con A sia meno peggio: ha una disutilità di -2. Viceversa A non perde nulla in caso di rifiuto, mentre ottiene un’utilità di +5 se B accetta. Secondo lo schema classico della teoria dei giochi:

A B
Accordo 5 – 2
Rifiuto 0 10

La massimizzazione delle utilità indica che l’accordo sembra convenire a A (+5), a B (-2 è meglio di -10), e a entrambi congiuntamente (5-2=+3 contro -10). Ma le cose non stanno come sembrerebbe mostrare l’approccio della teoria della scelta razionale espressa nei termini delle conseguenze di un “gioco strategico”. Ancora una volta il consenso derivante dal calcolo delle utilità non basta. A, infatti, si intromette nello spazio di scelta di B già nel momento in cui “pensa” la sua offerta, prima ancora di proporla. In effetti A, nel suo calcolo, prevede che B sarà incline a preferire l’accordo data la sua necessità di denaro. Una volta che A ha fatto la sua offerta la situazione sfugge al pieno controllo di B perché la sua opzione è, per così dire, obbligata. Il congiungersi delle convenienze è alla radice della violenza che A fa a B: sia che B accetti (sceglie il male minore) sia che B rifiuti (rimpiangendo la perdita dei soldi salvifici). Si dimostra così, ancora una volta, quanto sia forviante la trappola del consenso derivante dalla teoria della scelta razionale e, più in generale, nel tradurre in conveniente reciproche, in questo caso in prezzi, una decisione che dovrebbe essere confinata alla sfera dei valori, in questo caso i desideri.
Questo esempio è tratto dal lavoro Promesse e minacce che Vittorio Girotto ed io abbiamo pubblicato sulla Rassegna Italiana di Sociologia (settembre 1995, pp. 373-388) rifacendoci a un lavoro di Rosaria Conte (Le relazioni personali alla luce della teoria dello scambio, Giornale Italiano di psicologia, 1982, pp. 75-106) ed è confluito nel quadro teorico più generale di JeanFrançois Bonnefon (Psychological Review, 2009, vol. 116, pp. 888-907). I co-autori del quadro teorico – che qui per ragioni di spazio non presento in dettaglio, Rosaria Conte e Vittorio Girotto, purtroppo ci hanno lasciato presto, troppo presto e ho scritto questo pezzo anche per ricordarli.
Paolo Legrenzi, professore emerito di psicologia, Università Ca’ Foscari di Venezia

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CREDITI FOTO Flickr | Henry Söderlund 



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