La Chiesa di Francesco si interessa solo della questione sociale? Falso!

La Nota sul ddl Zan dimostra come, nei momenti decisivi, la Chiesa cattolica sia sempre a fianco alla destra politica, cui offre bagaglio culturale, sapienza politica e radicamento sociale.

Marco Marzano

Gli atei devoti di sinistra lo hanno sostenuto come un mantra in tutti questi anni: dall’avvento di papa Francesco le questioni morali sono divenute ormai irrilevanti per la Chiesa cattolica e il proscenio è interamente occupato dalla “questione sociale”, dall’emergenza poveri, dalla lotta alle diseguaglianze, eccetera. Niente di più falso! È vero esattamente il contrario: è solo quando sono in gioco decisioni politiche rilevanti sul piano morale e dei valori che la Chiesa mette in campo la parte più minacciosa del suo arsenale, come ha fatto pochi giorni orsono con la nota sul Concordato contro il ddl Zan. Si tratta peraltro di un atteggiamento pienamente comprensibile: per la Chiesa le “questioni sociali” sono faccende secondarie, che non interagiscono direttamente con i suoi interessi e con la sua posizione nella società. Su questo terreno la Chiesa si limita infatti ad auspicare che nella società non si producano conflitti insanabili, che i ricchi siano capaci di misericordia per i poveri, che le classi e i gruppi sociali convivano in armonia e senza troppe lacerazioni, che le persone non si impegnino così tanto a fare affari al punto di dimenticarsi di Cristo e soprattutto della sua sposa. Per promuovere questa visione, la Chiesa e il papa elaborano documenti, producono analisi, pronunciano discorsi, ma non vanno certo più in là. Del resto, la Chiesa da tempo non ha più, né aspira ad avere, responsabilità di governo su un territorio definito e si limita dunque a operare come agenzia morale, predicando, sin dai tempi di Leone XIII, una duttile, generica e astratta “dottrina sociale”, che ha il pregio sia di non implicare nessuna responsabilità, nessuna scelta concreta, nessuna politica reale, sia di attrarre e sedurre, con la forza delle sue parole, molti smarriti atei devoti in cerca di una casa politica a cui affiliarsi. In ogni caso, questo non è mai il terreno delle scomuniche o delle condanne esplicite (non ricordo l’evocazione del Concordato per protestare contro i decreti sicurezza di Salvini o per misure analoghe!).

Ben diversi sono l’interesse e l’attenzione che la Chiesa dedica ai temi etici. In questo caso, sono direttamente chiamati in gioco, qualunque sia il pontefice regnante, gli interessi vitali della Chiesa. Così fu in passato per divorzio, aborto e fecondazione assistita e così è oggi per il fronte forse più delicato e cruciale di tutti: quello aperto contro il riconoscimento di diritti e dignità sociale alle persone omosessuali. Qui la Chiesa vede messa direttamente in pericolo la sua capacità di reclutare in misura ampia giovani omosessuali da avviare alla carriera clericale: se l’omosessualità viene completamente legittimata e tutelata dalle discriminazioni violente chi tra i giovani gay intraprenderà più, avendo cura di mantenere ben celato il proprio orientamento sessuale, la strada del sacerdozio celibatario? Se gli omosessuali non avranno più bisogno di disporre di un luogo che li metta al riparo dal pregiudizio diffuso contro di loro, dalle maldicenze e dall’emarginazione, chi popolerà i seminari celando le proprie preferenze sessuali sotto l’alibi della tonaca e della neutralità sessuale e affettiva?

Per evitare questo scenario tragico, per non vedere completamente desertificati i suoi seminari e le sue case parrocchiali, la Chiesa ha esortato alla mobilitazione aggressiva le sue masse al tempo della discussione sulle unioni civili (su questo consiglio la lettura del bel libro di Massimo Prearo, L’ipotesi neocattolica. Politologia dei movimenti anti-gender, Mimesis, 2020), ottenendo il significativo risultato di mutilare la legge che poi venne approvata della possibilità per le coppie dello stesso sesso di accedere all’adozione.

Contro il ddl Zan la discesa in campo delle masse, l’organizzazione di un imponente Family Day, non è stata nemmeno necessaria: il clima politico è così deteriorato, i partiti sono da un lato così culturalmente inconsistenti, dall’altro così preoccupati di evitare un clamoroso scontro con la Chiesa alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali che sono bastate le poche righe della Nota, poi seguite dall’immancabile ridda di mezze smentite, reciproci smarcamenti e dalla penosa conferma che l’animo del papa è personalmente colmo di cristiana pietà e di umana comprensione per i gay (la medesima che il pontefice prova per i malati e per tutti gli individui che versano in una condizione disgraziata e disagiata!).

Insomma, nei momenti e sui terreni decisivi e alla prova dei fatti, la Chiesa cattolica, per la sua natura organizzativa, culturale e istituzionale, è e sarà sempre a fianco, in Italia e altrove (ad esempio, in Polonia), a una destra politica cui offre, ormai da molto tempo, il bagaglio culturale, la sapienza politica e il radicamento sociale che provengono dalla sua storia millenaria. Scusate se è poco.

L’autore è tra i firmatari dell’appello “Aboliamo il Concordato!” lanciato da MicroMega.



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