La collera degli agricoltori spaventa il governo francese

In Francia agricoltori mobilitati contro il governo: denunciano l'aumento dei costi di produzione e la proliferazione di norme europee che ostacolano il loro lavoro. Tra il 2010 e il 2020, la Francia ha perso il 20% delle sue aziende agricole. L’estrema destra soffia sulla protesta dopo la morte di un attivista e di sua figlia dodicenne, investite martedì mentre presidiavano un posto di blocco.

Marco Cesario

La mobilitazione degli agricoltori francesi si è intensificata per ottenere risposte dal governo, che dice di aver “ascoltato l’appello” e promette annunci “nei prossimi giorni”. Intanto la mobilitazione non cala. I trattori marciano su Parigi. Blocchi stradali, picchetti, azioni sovversive, letame scaricato davanti ai municipi, autostrade bloccate. Dopo la Fédération nationale des syndicats d’exploitants agricoles (FNSEA) e i Jeunes Agriculteurs (JA), mercoledì 24 gennaio è stata la volta della Confédération paysanne, il terzo sindacato agricolo francese di sinistra, che ha invitato tutti i suoi membri a unirsi nei blocchi stradali con gli agricoltori.
Per la Confédération paysanne, “la situazione è chiara: la rabbia espressa è legittima, data la profondità del problema della remunerazione del lavoro agricolo”.
D’altra parte, l’agricoltura francese è in un circolo vizioso da decenni che non vede soluzioni. Dietro la sacrosanta “competitività tanto cara all’agrobusiness e ai mercati globalizzati”, ha aggiunto l’organizzazione, che avanza una duplice richiesta: una legge che metta un limite alla cosa a ribasso dei prezzi, e la fine immediata dei negoziati per gli accordi di libero scambio. “La richiesta della maggioranza degli agricoltori che stanno manifestando è quella di vivere dignitosamente della propria professione, non di negare le questioni sanitarie e climatiche o di apportare ulteriori tagli ai nostri magri diritti sociali”, ha chiosato l’organizzazione sindacale. 
Colto di sorpresa, il governo ha rinviato di qualche settimana la presentazione della sua proposta di legge per promuovere il rinnovamento generazionale in agricoltura. Eppure la posta in gioco è alta: tra il 2010 e il 2020, la Francia ha perso il 20% delle sue aziende agricole (101.000), secondo il censimento agricolo.
A partire dal sud-ovest, il movimento di protesta degli agricoltori è destinato a diffondersi, avvertono i manifestanti, soprattutto se il governo non risponderà rapidamente alle varie questioni che destano preoccupazione. A cominciare dall’aumento della tassa sul gasolio non stradale (GNR). Questo carburante inquinante, utilizzato per le macchine agricole, ha beneficiato a lungo di agevolazioni fiscali da parte del governo. L’aumento delle tasse su questo carburante avrà un impatto diretto sui costi di produzione del settore. Gli agricoltori denunciano anche il mancato rispetto della legge Egalim, approvata nel 2018, che prevedeva il trasferimento dei costi di produzione lungo tutta la filiera agroalimentare durante i negoziati commerciali.
Gli agricoltori puntano anche il dito contro l’Unione europea. Con un bilancio di 53,7 miliardi di euro per il periodo 2023-2027, la Politica agricola comune (PAC) è la principale voce di spesa dell’UE. Anche in questo caso, gli agricoltori sottolineano le carenze: “Il 2023 è il primo anno in cui la PAC non è ancora stata pagata a tutti i nostri agricoltori. Di conseguenza, molti di loro si trovano in difficoltà con le banche o con i fornitori che non riescono a pagare”.
E intanto l’estrema destra soffia sulla protesta dopo la morte di un attivista e di sua figlia dodicenne, investite martedì mentre presidiavano un posto di blocco.
A soli cinque mesi dalle elezioni europee, il Rassemblement National non ha esitato a sfruttare questa rabbia contro Bruxelles per lanciare la sua campagna. Jordan Bardella, leader del RN e capo della lista per le elezioni europee, segue da vicino le proteste degli agricoltori: “L’Europa di Macron vuole che la nostra agricoltura muoia, mettendola costantemente in concorrenza con prodotti agricoli provenienti dall’altra parte del mondo che non rispettano nessuno degli standard imposti agli agricoltori francesi”, ha detto ai giornalisti presenti. La rabbia degli agricoltori sarà un tema importante nelle prossime elezioni europee. Intanto il movimento di protesta degli agricoltori continua nei prossimi giorni in diverse regioni. Il presidente della FNSEA Arnaud Rousseau ha annunciato mercoledì su France 2 che da oggi a venerdì circa “85 dipartimenti entreranno in azione in modo continuo o sporadico”. Dal lato governativo, dopo le organizzazioni rappresentative, Gabriel Attal incontrerà i ministri dell’Agricoltura, della Transizione ecologica e dell’Economia. Saranno giornate di alta tensione, poiché il movimento cresce in maniera esponenziale e le azioni continueranno sulle autostrade, sulle tangenziali e sulle rotonde.

CREDITI FOTO: ANSA / LIBERT



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