“La Costituzione e i suoi nemici” a Palermo

Presentazione vol.1/2024 di MicroMega “La Costituzione e i suoi nemici”, con Roberto Scarpinato.

Redazione

Straordinario successo sabato 17 febbraio a Palermo della presentazione di MicroMega 1/2024, dedicato alla nostra Costituzione. Più di 200 persone hanno riempito le NOZ – Nuove Officine Zisa ascoltando con partecipazione gli interventi di Cinzia Sciuto (condirettrice di MicroMega), Laura Di Martino (sindacalista/Segreteria prov. CGIL e Forum sanità pubblica PA), Antonella Leto (ambientalista/Forum siciliano acqua e beni comuni), Claudio Riolo (politologo/Laboratorio per la difesa e l’attuazione della Costituzione). L’intervento conclusivo del senatore Roberto Scarpinato ha emozionato la platea che si è alzata in piedi per applaudirlo.
Grazie di cuore al Laboratorio per la difesa difesa e l’attuazione della Costituzione, alle NOZ, alla Feltrinelli di Palermo che ha portato le copie della rivista, andate a ruba! Nei prossimi giorni metteremo a disposizione il video realizzato da Antimafia Duemila.

Di seguito un breve estratto del testo di Roberto Scarpinato pubblicato su MicroMega 1/2024. 


Una Costituzione avversata fin dall’inizio
di Roberto Scarpinato
Alcuni progetti di legge attualmente in cantiere sono finalizzati a stravolgere alcuni punti fondamentali della Carta costituzionale: la centralità del parlamento, l’indipendenza della magistratura, la divisione e l’equilibrio dei poteri. Se fossero attuati, imprimerebbero una forte accelerazione al sotterraneo processo, in corso da almeno due decenni, di lenta erosione della nostra Costituzione, del suo assetto e di alcuni diritti sociali fondamentali – il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto all’istruzione – sempre più ridotti a diritti di carta perché progressivamente svuotati di sostanza. Quando parliamo di La Costituzione e i suoi nemici segnaliamo in modo appropriato una grave anomalia nazionale, perché in genere le Costituzioni dei popoli, che sono il patto fondativo della convivenza sociale, non hanno nemici. O non ne hanno tanti che durano nel tempo, perché riflettono le culture di base, i valori di fondo delle popolazioni. Nel nostro Paese, però, non è stato così.
In Italia, purtroppo la Costituzione emanata nel 1948 per fondare il nuovo Stato repubblicano dopo la caduta del fascismo e in antitesi a esso, sin dall’inizio e per tutto il corso della sua vita non è stata condivisa da parti rilevanti delle classi dirigenti, dei ceti dominanti nazionali che l’hanno subita, osteggiata e più volte hanno tentato di sovvertirla. Per comprendere le complesse motivazioni di questa particolarità nazionale dobbiamo ritornare indietro nella storia, nella fase iniziale di elaborazione della Costituzione.
La nostra Costituzione è stata emanata subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando si trascinavano ancora le conseguenze di una guerra civile nazionale, di un aspro conflitto tra la parte dell’Italia che aveva sostenuto il fascismo e la parte che era stata contraria. La dittatura fascista non era stata, come sosteneva il filosofo Benedetto Croce, una parentesi, uno smarrimento collettivo del popolo italiano durato un ventennio, ma era stata piuttosto l’autobiografia di una nazione, come aveva lucidamente diagnosticato il liberale Piero Gobetti, morto all’età di 25 anni per i postumi conseguenti ai pestaggi subiti dai picchiatori fascisti. Del resto, lo stesso Mussolini, nella fase finale della sua vita aveva detto: «Io non ho inventato il fascismo, l’ho tirato fuori dalle viscere degli italiani».
Il fascismo era arrivato al potere ed era stato sostenuto dalle componenti maggioritarie dei poteri forti dell’Italia del tempo: la monarchia e l’aristocrazia sabauda, il Vaticano, i latifondisti del Nord, gli agrari del Sud, la grande industria e altri ancora. Inoltre, per tanti anni aveva goduto dell’adesione di massa degli italiani. Alle elezioni politiche del 1924 il Partito fascista aveva vinto con il 65% dei voti, quattro milioni e mezzo, a fronte del 25%, due milioni e mezzo, ottenuto da tutti gli altri partiti che non erano fascisti. L’adesione popolare al fascismo aveva cominciato lentamente a scemare dopo l’emanazione delle leggi razziali contro gli ebrei e soprattutto dopo le conseguenze economiche dell’ingresso in guerra deciso da Mussolini. Tuttavia la dittatura fascista era rimasta saldamente al potere, ed era crollata non per fattori interni, ma per fattori esterni. Il fascismo entrò in agonia a seguito dello sbarco degli Alleati in Italia, a cui si unirono gli uomini della Resistenza; e crollò definitivamente dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale.

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