La destra che ha paura del 25 aprile

Fratelli d’Italia non esisterebbe senza il sostegno dell’area neo-post-parafascista per la quale il rifiuto del 25 aprile è dirimente.

Cinzia Sciuto

È del tutto evidente che la destra di Fratelli d’Italia ha un grosso problema con il 25 aprile, una patata bollente che tenta di lanciare di mano in mano in attesa che passi. Per togliere dall’imbarazzo La Russa casca a fagiolo la riunione dei presidenti dei parlamenti europei che si terrà proprio il 25 aprile a Praga e che consentirà al presidente del Senato (seconda carica dello Stato) di scappare dall’Italia proprio nel giorno della Festa della Liberazione del nostro Paese dal regime nazifascista. Programma: visita a un campo di concentramento nazista e poi commemorazione di Jan Palach, lo studente che si è dato fuoco per protestare contro il regime sovietico in Cecoslovacchia, in un meschino tentativo di gettare in un unico calderone “tutti i totalitarismi del Novecento”, in una notte in cui tutte le vacche sono nere in modo da non vederne più, di vacche.
A leggere le avventate dichiarazioni del presidente del Senato delle ultime settimane verrebbe da chiedersi: ma perché? Chi glielo fa fare? Non potrebbe semplicemente tenere un bassissimo profilo, limitandosi alla presenza alle celebrazioni ufficiali e attendendo che il calendario si porti via questo scomodo 25 aprile? La risposta è no, non se lo può permettere. Nonostante gli strenui tentativi di Giorgia Meloni di accreditare se stessa e il suo movimento politico come forza democratica e affidabile, Fratelli d’Italia non esisterebbe senza il sostegno di quella vasta area neo-post-parafascista che in Italia è piuttosto ampia e che in questo governo vede un grimaldello per introdurre alcuni suoi cavalli di battaglia (e i fatti dimostrano che il grimaldello funziona, basti pensare ai provvedimenti sull’immigrazione e al tentativo di abolire il reato di tortura, per fare solo due esempi).

Questa vasta area ha un bisogno vitale di compattarsi attorno alla propria identità e il rifiuto del 25 aprile come Festa fondante della Repubblica è per loro dirimente. D’altro canto, come ci spiega la storica Michela Ponzani, l’antifascismo non è mai stato un valore condiviso dalla maggior parte del popolo italiano, né durante il ventennio né durante la Resistenza stessa. Se non c’è dubbio, infatti, che i partigiani non avrebbero potuto portare avanti la loro lotta senza il sostegno attivo e convinto di una larga parte della popolazione civile, una altrettanto ampia fetta di questa popolazione nella migliore delle ipotesi è rimasta a guardare, nella peggiore era addirittura ostile alle azioni dei partigiani, che hanno iniziato a subire sistematiche campagne di delegittimazione fin dall’immediato dopoguerra.
Niente di nuovo, dunque, se non il fatto che questo anti-antifascismo ha oggi raggiunto i massimi vertici dello Stato e che a furia di annacquare, di confondere le acque, di diffondere falsità (vedi quelle su via Rasella) questo tossico percolato rischia di infiltrare in profondità il terreno della nostra Repubblica. Per questo, ora e sempre RESISTENZA.

 

Foto Governo italiano, Presidenza del consiglio dei ministri 



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